Chi ben comincia…Gennaio in Filosofia!

Le feste sono quasi finite, la nostalgia delle vacanze comincia a farsi sentire, le luci si spengono ma solo quelle natalizie, perché quelle della cultura devono rimanere accese tutto l’anno e, visto che siamo ancora in tempo per i buoni propositi dell’anno nuovo, promettiamo a noi stessi di acculturarci frequentando convegni, conferenze, letture o quant’altro!

La chiave di Sophia vi aiuterà anche questa volta presentandovi una selezione di eventi che si svolgeranno nel mese di Gennaio in giro per l’Italia!

– Mercoledì 13 gennaio 2016, ore 17.30

Il racconto, la sua sostanza e il movimento

Relatori: Carla Di Quinzio e Alessandro Parrinello

La differenza tra ascoltare e sentire passa attraverso un diverso modo di utilizzare il proprio fisico: nel primo incontro passeggeremo tra ascoltare e sentire, nel secondo approfondiremo la relazione tra il racconto familiare, la sua fisicità e la sua morale.

Presso Edificio 16, Aula Motoria – Via Thomas Mann 8, Milano

– Martedì 19 gennaio 2016, ore 15.00

G. Deleuze, Che cos’è l’atto di creazione

Relatori: Rocco Ronchi, Lucia Parente

Presso Dipartimento di Scienze Umane – Università dell’Aquila

– Domenica 24 Gennaio 2016, ore 11.30

Il principio di individuazione di Duns Scoto

Relatori: Andrea Tabarroni, Damiano Cantone

Presso Teatro Nuovo Giovanni da Udine

La cultura non si fa solo durante le vacanze o quando si ha un po’ di tempo libero, la cultura si costruisce giorno dopo giorno con costanza e pazienza, cercando, curiosando e conoscendo.

Valeria Genova

31 Dicembre: speranza, nostalgia o indifferenza?

Spesso durante l’anno si usa sempre l’acceleratore e difficilmente si pensa di rallentare men che meno di fermarsi. Anche solo un attimo, un istante per pensare a sé o agli altri con calma, anzi pensandoci davvero e non frettolosamente.

Poi d’improvviso arriva la fine dell’anno e, volenti o nolenti, ci si ritrova anche solo inconsciamente a fare un bilancio di ciò che è stato, pensando a ciò che sarà o potrà essere nel nuovo. Come se il passaggio dal 31 all’1 comportasse cambiamenti davvero significativi! Eppure noi siamo convinti di questo: ciò che è stato fino al 31 non sarà più dall’1 in poi. Tutto si trasformerà magicamente, in meglio o peggio non è dato sapere, quello che basta è essere convinti che un cambiamento ci sarà automaticamente.

È qualcosa che, se ci si fermasse un solo secondo a pensare, è fuori da ogni logica eppure appartiene all’essere umano da sempre. Forse è propria della sfera della speranza che ci guida e ci spinge ogni giorno dell’anno ma che noi sappiamo riconoscere solo il 31 Dicembre.

La speranza che qualcosa succeda, come se tutto quello che abbiamo fatto durante l’anno non fosse già quel ‘qualcosa’ che noi stessi abbiamo fatto succedere con sacrificio o facilità, con piacere o meno. Una speranza ingabbiata dalle reti che la società ci impone durante l’anno e che noi accettiamo inconsapevolmente o meno  perché assorti dai mille pensieri che abbiamo e che ci costruiamo.

Ecco che allora dobbiamo capire cosa davvero ci faccia stare bene, se l’annebbiamento mentale che ci portiamo dietro tutto l’anno con solo la sincerità con cui il 31 Dicembre si rivolge a noi, oppure il rallentare i nostri ritmi, privilegiando le pause, per pensare e riflettere su ciò che ci rende felici davvero, arrivando al 31 Dicembre solo per stappare una bottiglia, senza aspettarsi troppo o troppo poco dall’anno nuovo, ma consapevoli già di tutto quello che è stato, capaci di dire all’amico 31 ‘Sì, lo so già!’.

Sforzarsi di preferire la seconda opzione non è cosa naturale è facile da ottenere, ne sono consapevole, però il riuscirci dimostrerebbe il nostro voler vivere non nella speranza che ‘qualcosa’, non si sa cosa, accada ma nel presente per viverlo appieno, giorno dopo giorno e non solo il 31 Dicembre che altro non è se un giorno qualunque.

Il mio augurio per voi lettori è quello di trovare il vostro ritmo naturale che non sia dettato dagli altri ma che sia davvero solo vostro, affinché possiate arrivare al 31 Dicembre 2016 consapevoli di tutto quello che è stato e capaci di prevedere con cognizione di causa quello che sarà il giorno dopo.

Valeria Genova

La verità della suora storta – Andrea Vitali

Andrea Vitali è sempre sinonimo di storie semplici, schiette, che offrono al lettore genuini scorci di vita di paese. E ancora una volta l’autore non delude le aspettative, regalandoci tutti gli ingredienti che siamo avvezzi a pregustare all’uscita di un suo nuovo romanzo: sorrisi, evasione, aneddoti popolari, quella piacevole sensazione di familiarità alla quale la sua penna ci ha abituati. Con La verità della suora storta il prolifico Andrea ci conduce a Bellano agli inizi degli anni settanta, gli anni delle prime auto diesel che scorrazzano per il paese, non a caso uno dei protagonisti del libro è per l’appunto meccanico. Per la precisione ex-meccanico e attuale tassista, perché alla morte del titolare dell’officina – il Scatòn – il Sisto decide di cambiare mestiere.

E mentre in una pigra domenica pomeriggio, si abbandona ad una pennichella davanti alla stazione, una donna si avvicina riscuotendolo. Ha bisogno di essere condotta al cimitero. Il problema è che la signora non arriverà viva a destinazione, sarà vittima di un infarto durante la corsa. Morte naturale, quindi. Per il Sisto è una vera sventura, un cadavere sul sedile posteriore non è esattamente la pubblicità che ogni tassista si augura. Proprio a questo punto entrerà in scena il maresciallo Riversi, al quale spetterà il compito di scoprire l’identità della defunta, che viaggiava senza borsa né documenti. Ma non è tutto. Il maresciallo, spinto da un sentore personale, deciderà di andare a fondo nella vita della defunta, apparentemente sola al mondo. Proprio le sue ostinate ricerche porteranno alla luce verità dimenticate e coinvolgeranno quella che tutti in paese chiamano la suora storta, a causa di una forma di artrite che negli anni ha deformato la sua schiena. La religiosa sembra nascondere un segreto inconfessabile.

Il Sisto non aveva la minima idea di come si chiamasse quella suora. L’aveva descritta cercando di non insistere sulla deformità della sua schiena ma quello, staccando con un morso un bel tocco di pane e salame, gli aveva risposto senza alcun ritegno.

«La suora storta».

Bene, a quell’ora, se non aveva niente da fare in reparto, se ne andava in lavanderia a dare una mano oppure filava nella cappelletta a pregare.

«Forse spera in un miracolo che le raddrizzi la schiena». Oppure, aveva aggiunto, aveva qualche peccato grosso da farsi perdonare.

Ancora una volta Andrea Vitali ci conduce a spasso nel tempo, ma non nello spazio. Lo sfondo rimane invariato: l’ameno paesino adagiato sulle sponde del Lago di Como. Ritroviamo le viuzze, la chiesa, personaggi meravigliosamente caratterizzati, termini dialettali che arricchiscono la narrazione rendendo tutto più reale. E poi l’ironia di Andrea Vitali, la sua arguzia, quella vena umoristica che regala sorrisi e strizza l’occhio al lettore.

Impossibile non percepire il potere rasserenante della scrittura del Vitali, le sue vicende appartenenti ad un passato  accogliente, ad un mondo piccolo e popolare, fatto di cose semplici ed essenziali. Come semplice ed essenziale è il suo stile, capitoli lapidari che scivolano uno dopo l’altro. E, come valore aggiunto, in questo libro troviamo un accenno più accurato ai sentimenti dei protagonisti. A differenza di altri romanzi, abbiamo un minor numero di personaggi, come se l’autore avesse voluto concentrarsi con maggiore attenzione sulle loro emozioni.

Con Vitali si sorride, si ride di gusto, e a volte inaspettatamente ci si commuove, in ascolto di parole che sembrano pronunciate nell’intimità di un focolare domestico.

Stefania Mangiardi

[immagine tratta da Google immagini]