Il volto dell’essere: “La struttura originaria” di Emanuele Severino

Emanuele Severino è ormai universalmente riconosciuto come uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. Nel corso della sua lunga carriera e della sua vita interamente dedicata al pensiero, Severino ha portato alla luce una filosofia tanto complessa e rigorosa quanto originalissima.

Ritornando ai grandi pensatori greci, in particolar modo Parmenide, Severino ha rischiarato l’autentico senso dell’essere dimenticato dalla filosofia successiva a quella parmenidea e dall’intera civiltà occidentale, colpevole di concepire il mondo e qualsiasi cosa sia parte di esso, come un qualcosa che «è fintanto che è» e che come viene dal nulla, è destinato a tornarci. L’Occidente si è formato sulla concezione platonica delle cose a metà tra l’essere e il non essere. Questa concezione nichilista viene smascherata da Severino dimostrandone l’impossibilità e portando alla luce la controintuitiva intuizione che «tutto è eterno» e che il passare delle cose non è il loro essere create e annullate, ma il loro apparire e scomparire rimanendo eternamente ciò che sono.

Attraverso opere di enorme spessore filosofico come Essenza del nichilismo, Destino della necessità e grazie anche ad un lungo filone di testi di più facile accesso, Severino è riuscito a coinvolgere molte persone con questioni solitamente inedite e per specialisti.

Da dove nasce però il pensiero severiniano? Quale opera ne pone le solide basi?

In più occasioni Severino ha rimarcato che la sua prima opera, La struttura originaria (1958), costituisce «il terreno dove tutti i miei scritti ricevono il senso che è loro proprio»1. Questa complessa opera, scritta e pubblicata da un Severino nemmeno trentenne, si è presto posta come punto imprescindibile del dibattito filosofico italiano. Da lì dipartono i concetti, i metodi, i presupposti che nei decenni a venire avrebbero impegnato il filosofo.

La struttura originaria descritta dall’omonima opera è quel «punto logico» che permette di intendere l’essere autenticamente e al di fuori dal nichilismo. Essa è in questo modo «l’essenza del fondamento»2 e le compete «quanto Aristotele rilevava a proposito del principio di non contraddizione: che la sua negazione, per tenersi ferma come tale, lo deve presupporre»3. La struttura originaria è dunque il presentarsi incontrovertibile dell’essere e di ogni ente. La pianta, la casa, l’uomo, questo attimo sono, ed essendo parte dell’essere hanno le qualità che all’essere competono: incorruttibilità, eternità, necessità. Il contrario di ciò che l’esperienza e la storia del pensiero sembrano mostrare. Chi garantisce però che ciò sia assolutamente vero?

L’essere si mostra attraverso qualsiasi ente. A questo essere compete dunque un aspetto fenomenologico (il mostrarsi) e il suo essere sé stesso in modo incontrovertibile, innegabile. Severino chiama quest’ultimo, l’ambito logico. Questo essere dunque, 1) è, e 2) è esso stesso e nient’altro. L’essere è quindi immediatezza fenomenologica e immediatezza logica, che comprova la sua incontraddittorietà e dunque l’esclusione del nulla nell’essere.

Se a ogni cosa compete questo essere innegabile, eterno, immutabile, come si spiega il divenire del mondo? Il divenire nuvoloso di questo cielo sereno non significa forse il mutamento – e quindi la negabilità – del secondo? O peggio ancora, l’annullamento del secondo in favore delle nuvole? Il cielo sereno è divenuto nulla?

Secondo la struttura originaria l’essere non diviene. Il divenire è un «comparire e uno scomparire dell’immutabile»4. Come una serie di fotogrammi incastonati nella bobina dell’essere, ogni attimo e cosa sono eterni che appaiono e scompaiono entrando e uscendo dal cerchio dell’apparire, ma mantenendo, concretamente e per sempre il loro essere. L’annullamento non è in alcun modo attestato dall’esperienza: solo l’apparire e lo sparire lo sono.

Questa riformulazione del problema ontologico non lascia Severino senza problemi. Come risolvere l’antica aporia del nulla? Come si rapporta l’essere che vediamo (ovvero una parte della totalità dell’essere) con la totalità che la trascende? Il suo manifestarsi parziale e il suo divenire non costituiscono una certa contraddizione interna all’essere immutabile?

Da La struttura originaria alle opere successive, queste e molte altre domande troveranno risposta. Il nulla e le contraddizioni, che non sono proprie dell’essere ma di quella «terra isolata» che è l’essere ancora inadeguatamente inteso dagli uomini, continueranno a fare capolino. La concreta comprensione della struttura originaria, ammesso che non sia quel «compito infinito»5 suggerito, ha forse ancora molto tempo davanti prima di apparire interamente al pensiero, ma ha gettato le sue solide e inespugnabili fondamenta.

 

Luca Mauceri

 

NOTE
1. E. Severino, La struttura originaria, [1958], nuova edizione, Adelphi, 1981, p. 13.

2. Ivi, p. 107.
3. Ibidem.
4. Ivi, p. 20.
5. Ivi, p. 555.

[Photo credit Aron Visuals via Unsplash]

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Selezionati per voi: Dicembre 2014

I TRE LIBRI DEL MESE

Un dicembre senza Natale non sarebbe un vero dicembre. Un Natale senza luci non sarebbe un momento di vita.

Tutto l’anno siamo assaliti dalla pesante routine, in ogni giorno, in ogni singola ora, in ogni momento in cui attraversiamo la strada o camminiamo in un parco.

A dicembre, tutto il nostro grigio, improvvisamente si illumina.

Camminare diventa meno faticoso. Vedere le luci è finalmente alla nostra portata.

Proprio per questo, a dicembre ho deciso di consigliarvi dei libri che sappiano di vita, che te la coinvolgano totalmente. Dei libri da regalare alle persone a cui volete bene. Non consideriamo mai la possibilità di regalare un libro, perché ci sembra un regalo poco di moda.

Eppure, regalando un libro si regala un pezzo di noi. Si regala un pezzo di un altro. Si può dire “Ti amo”. Si può dire “Ci sono”. Si può dire “Auguri”. Si può dire “Ti penso”. Si può dire “Mi manchi”.

Si può dire tutto quello che a parole non si dice: si può dire perché qualcuno diceva  che almeno a Natale si dice sempre la verità.

“Donne” di Camilleri, per essere trasportati in un universo completamente femminile, dove si raccontano pregi e difetti di tutte noi.

“I giorni dell’eternità” di Ken Follet: ambientato nella Guerra Fredda, il terzo libro della trilogia dell’Autore che ha conquistato la stagione autunnale.

– “Io e te” di Niccolò Ammaniti: capire cosa significhi crescere, entrare nell’adolescenza e cercare di schiudere il proprio guscio sul mondo, senza avere paura, senza doversi nascondere.

Cecilia Coletta 

I TRE FILM DEL MESE

Il 2014 è ormai agli sgoccioli. Dicembre è il mese in cui molti critici tirano le somme di una lunga stagione cinematografica tra recuperi di film persi nei mesi scorsi e visioni intensive per stare al passo con le ultime uscite. Non solo Cinepanettoni quindi, l’ultimo mese dell’anno ha in serbo per gli spettatori numerose e piacevoli sorprese. Abbiamo scelto per voi le tre pellicole che non potete assolutamente farvi sfuggire.

-“Magic in the moonlight”: Woody Allen torna alla regia dopo i passi falsi degli ultimi anni e confeziona una piacevole commedia che gira intorno al mondo del mistero e dell’occulto. A dividersi la scena ci sono due beniamini del pubblico del calibro di Colin Firth ed Emma Stone. Tra atmosfere che ricordano molto “La rosa purpurea del Cairo”, costumi eleganti e battute frizzanti, questa pellicola rappresenta il modo migliore per iniziare Dicembre. Un Allen di sicuro non al massimo della forma, ma decisamente migliore rispetto a flop del calibro di “To Rome with love”. USCITA PREVISTA: 4 DICEMBRE.

-“St. Vincent”: Restiamo nell’ambito della commedia e della leggerezza, anche se declinate qui in salsa cinica e nichilista. Nelle prossime settimane infatti, questo piccolo gioiello di Theodore Melfi si candiderà a vincere la Palma di sorpresa del mese, se non dell’anno. Merito come sempre, di uno straordinario Bill Murray nella parte di un rude veterano di guerra alle prese con un vicino di casa dodicenne che lo farà tornare ad apprezzare la bellezza della vita. USCITA PREVISTA: 18 DICEMBRE.

-“Il ragazzo invisibile”: Chiudiamo questa mini selezione con un film italiano. Nel mese dedicato all’invasione delle solite e ritrite commedie natalizie, il premio Oscar Gabriele Salvatores, torna alla regia con un insolito film di genere. Un fantasy su un supereroe estremamente normale, che dovrà far convivere i suoi nuovi super-poteri con i problemi tipici di un adolescente medio. Un kolossal d’autore, se così vogliamo definirlo. Una storia in cui gli effetti speciali non vengono usati in funzione spettacolare, ma per valorizzare i sentimenti e le emozioni che solo un grande regista come Salvatores sa raccontare nel migliore dei modi. Da non perdere. USCITA PREVISTA: 18 DICEMBRE.

Alvise Wollner

[Immagini tratte da Google Immagini ]