Abbi cura del mondo, abbi cura di te

<p>Dettaglio della statua equestre bronzea dell'imperatore Marco Aurelio (161-180 ad). eretta nel mezzo della piazza del Campidoglio sin dal 1538 quando la piazza fu ristrutturata da Michelangelo.</p>

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di ecologia e stili di vita green, cioè rispettosi dell’ambiente in cui noi esseri umani siamo chiamati a vivere. Si sono accumulati volumi e volumi di prescrizioni da osservare per vivere in maniera sostenibile, col minimo impatto possibile sul nostro habitat. Se, per un verso, è indispensabile agire sui comportamenti di ciascuno, correggendone quegli aspetti che danneggiano maggiormente l’ecosistema, è pur vero, per altro verso, che tutto ciò non è sufficiente a provocare un cambiamento radicale del nostro modo di vivere la Terra e, in senso più ampio, la Natura (la maiuscola vuole qui indicare la totalità naturale organicamente intesa, compreso dunque il principio che riposa al cuore di ogni singola entità naturale). L’autentica trasformazione di cui c’è bisogno, a ben vedere, non può non prendere le mosse da un’attenta analisi di sé e dei rapporti che continuamente costruiamo con la Natura, tramite le nostre azioni.

Pur continuando a ragionare su quali determinati comportamenti siano in grado di giovare o, al contrario, di nuocere al nostro eco-sistema, bisogna indagare la fonte originaria dell’inquinamento che ammala la Terra e, ancor più a fondo, capire che non è fatto solo di COo di residui d’altro genere, questo miasma che, forse troppo tardi, è diventato uno degli oggetti principali delle nostre preoccupazioni.

Per questa riflessione, proponiamo come interlocutore un uomo d’altri tempi, che dedicò tutta la sua vita a indagare se stesso e la natura delle proprie azioni, a edificarsi secondo i principi del dominio di sé e del costante esercizio di autocoscienza. Si tratta di Marco Aurelio, a cui gli dèi diedero in sorte di essere a capo dell’Impero Romano dal 161 al 180 d.C.

Nei suoi Pensieri (il titolo originale è Ta eis eauton, “A se stesso”), al paragrafo 16 del libro II, Marco Aurelio scrive che «l’anima dell’uomo si copre d’infamia, innanzi tutto quando diventa, per quanto dipende da lei, come un ascesso e un tumore del mondo».

L’anima dell’essere umano ha in comune con ogni singola altra entità che vive nel cosmo, il partecipare di una natura universale, di un qualcosa di divino che innerva tutta la realtà. Scavando in se stesso, l’essere umano scopre che la propria intima natura è data dalla sua appartenenza ad una Natura principiale, che fa della sua vita singolare, una determinazione della vita del Tutto.

L’uomo retto è dunque capace di prendersi cura della Vita, curandosi del proprio sé più profondo (la parola originale è daimon, sulla cui traduzione si possono scrivere trattati. In un senso generico, si può tradurre come “spirito”: nulla ha a che vedere con l’italiano “demone”, che ha un’accezione notoriamente negativa), seguendo i principi di una ecologia interiore per cui, alla fine della vita mortale, ciascuno riconsegnerà alla Natura il proprio spirito, intonso e puro, così come l’ha ricevuto al momento della nascita. L’essere umano ha sin da sempre ciò che gli occorre per prendersi cura del proprio sé: l’introspezione dà la conoscenza necessaria al raggiungimento dell’equilibrio; l’esercizio costante permette il suo mantenimento, nonostante gli accidenti della vita che si mostrano, per quanto gravi, esterni a ciò che di meglio c’è nell’essere umano: il suo daimon, appunto.

Chi non volesse prendersi cura di sé, pur se a fatica – perché è difficile, sia chiaro, conoscersi e curarsi –, non danneggerebbe soltanto se stesso ma la Totalità; o meglio: danneggerebbe se stesso e, allo stesso tempo, la Natura. Marco Aurelio è attento a definire, infatti, l’anima lorda dell’uomo inconsapevole come “tumore del mondo”, un agglomerato di cellule malate che, proliferando, infettano tutto il corpo – anche simbolico – di cui sono parte. L’anima che si maltratta, che non rende onore a se stessa, spreca la propria vita e inietta errore nell’organo della Totalità e rischia di non aver occasione di rimediare: mai distogliere l’attenzione da sé. Disonorare il proprio sé significa, ipso facto, disonorare la Natura di cui si è parte.

L’inquinamento più pervasivo è dunque quello delle intenzioni, in forza del quale ci lasciamo distrarre da ciò che è veramente importante: dal compito che ciascuno di noi ha, di prendersi cura di sé e del mondo, di sé nel mondo.

Ecco, dunque, uno degli insegnamenti che possiamo trarre dalle parole di Marco Aurelio: tra ciascuno di noi e la Natura esiste un inscindibile legame di doppia implicazione, che è posto nel profondo dell’essere umano. Se inquiniamo il nostro sé, inquiniamo la Natura di cui siamo particelle, inevitabilmente. E ciò, a prima vista, appare sconcertante: chiunque abbia mai provato a farlo, sa bene quant’è difficile prendersi cura di sé, non violentare la propria anima con ciò che non vorremmo fare – almeno così pare – eppure ci ritroviamo a fare; con ciò che – lo sappiamo bene – ci arreca danno, eppure continuiamo a cercare spasmodicamente. Ma laddove c’è il problema, si cela anche la soluzione. È su questo legame, infatti, che dobbiamo ritornare a riflettere, se vogliamo che qualunque correzione dei nostri comportamenti (privati o pubblici, industriali o familiari) raggiungano autenticamente il grado di sostenibilità richiesto dalla pericolosa situazione in cui ci ritroviamo, tutti. È nel ripensamento di noi stessi che possiamo trovare la cifra del nostro rapporto con la Natura, la tonalità giusta in rapporto con la quale accordare le nostre pratiche quotidiane, i nostri sistemi economici e politici, la nostra vita interiore, che devono tornare ad essere naturali: «non v’è nulla di male – scrive il nostro autore in chiusura del II libro – in ciò che avviene secondo natura».

Emanuele Lepore

[Immagine tratta da Google Immagini]

Elon Musk, il demiurgo

Il dizionario Treccani per il termine demiurgo, dal latino demiurgus “artefice, ordinatore” ha varie voci: il demiurgo propriamente come libero artigiano o come magistrato che curava le questioni di interesse pubblico, ma anche la famosa divinità platonica creatrice del mondo. Nel senso più ampio e figurato infine il Treccani recita: «Personaggio di grande importanza storica, dotato di forti capacità creative e organizzative che gli consentono di dominare il suo tempo e dare vita a nuove realtà».

È proprio questa la definizione che mi viene in mente da qualche tempo a questa parte quando leggo o sento parlare di Elon Musk. Chi è costui? Diciamo che ragionevoli indizi portano a pensare che sarà (se non lo è già) una delle cinque o dieci persone più influenti al mondo per i prossimi decenni. Anche solo per il fatto che la missione dichiarata, non tanto sottovoce, di questo quarantacinquenne di origini sudafricane è quella di cambiare il mondo, in meglio, ovvio.

Riavvolgiamo il nastro della sua vita un attimo. Studia economia e fisica negli Stati Uniti, ma la svolta arriva appena dopo l’università quando crea il sito Zip2 che gli frutta alla vendita più di 300 milioni di dollari. A 28 anni co-fonda un servizio di pagamenti online che confluirà in PayPal. Venduto il quale può iniziare la fase importante della sua vita, quella in cui prova a salvare la Terra. A 31 è fondatore e CEO di SpaceX, la sua compagnia aerospaziale, a 32 è CEO di Tesla Motors e a 35 di SolarCity. E di tutte è il maggiore azionista.
Il bello però è come queste aziende, che da sole avrebbero di per sé una portata rivoluzionaria, siano interconnesse e dipendenti, scambiandosi consulenze e conoscenze prima di tutto.
Ricapitolando, la base del progetto di Musk passa per TeslaMotors, azienda che produce auto totalmente elettriche. Tesla ha iniziato producendo un modello di macchina sportiva, poi un Suv e una berlina compatta e con questi ricavi ha da poco messo in commercio una vettura più economica (Model 3), una citycar, che dovrebbe riempire una fetta più grande di mercato. In questo modo in un paio di decenni risolveremo il problema dei combustibili fossili se sempre un maggior numero di persone guiderà una macchina elettrica, pensa Musk.

Poi c’è Solar City che, come suggerisce il nome, mette un altro tassello nella conversione alle energie rinnovabili, occupandosi appunto di pannelli fotovoltaici. Ma non finisce qui perché la novità sarà poter immagazzinare l’energia solare catturata in delle grandi batterie casalinghe (Powerwall) da poco presentate al pubblico, in modo da ovviare al fabbisogno di un’abitazione, che diventerà quindi veramente green, per usare un termine da reclame.

Il fiore all’occhiello dell’impero di Musk, al 101° posto tra gli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato in 12 miliardi di dollari, è pero SpaceX, che sta per Space Exploration Technologies Corporation. Anche qui il nome è presagio: il termine tecnologie vicino a esplorazione spaziale dice molto.
La prima missione di SpaceX è stata infatti creare da sé tecnologie come lanciatori (completamente riutilizzabili) e capsule costruite in modo da abbattere i costi enormi di un lancio spaziale. Ci sta riuscendo e non è un caso che la Nasa e gli Usa siano tra i finanziatori dell’azienda di Musk. SpaceX ha ottenuto vari traguardi importanti tra i quali essere la prima azienda aerospaziale privata (privata!) a raggiungere con una navicella la Stazione Spaziale Internazionale.

Sono molti altri inoltre i progetti, che potremmo chiamare genericamente e semplicisticamente futuristici, che Elon Musk, o chi per lui, finanzia da anni. Tra questi è da citare Hyperloop, progetto che consiste semplicemente nel creare un treno da più di 1000 Km orari, e in pratica inventare un nuovo modo di viaggiare.

Tanti dei progetti del tycoon sudafricano iniziati circa un decennio fa sono oggi realtà, ma quando si ha il futuro in testa, non ci si ferma mai. Ecco allora che qualche giorno fa il CEO di Tesla ha pubblicato il nuovo piano maestro (Master Plan, part deux) delle sue aziende per i prossimi dieci anni, se basteranno. Musk stesso riassume così gli obiettivi che pone e si pone: creare a energia solare integrati, espandere il mercato dei veicoli elettrici, implementare la tecnologia delle auto a guida automatica, dieci volte più sicura di quella manuale, condividere i mezzi di trasporto come le macchine e in questo modo guadagnare soldi mentre noi non le usiamo.
Insomma energia solare e auto elettriche su grande scale, insieme alle self-driving car (oltre a camion e altri mezzi) e a un’economia della condivisione sono le prossime sfide. Tutto questo per garantire un pianeta meno inquinato e più sicuro. Vi sembra poco?
Se le sue aziende dovessero raggiungere davvero questi traguardi allora non credo sarebbe peregrino dire che Elon Musk stia creando il futuro, tanto quanto il demiurgo filosofico creasse e ordinasse il mondo.

Il personaggio e uomo Musk, genio, miliardario, imprenditore e filantropo, per quanto si può leggere in alcuni stralci della sua più attendibile biografia, ha anche molti lati oscuri: vive per il suo lavoro, e lavora per la perfezione, e così sono obbligati a fare dal primo all’ultimo i suoi sottoposti, pena sfuriate incontrollate o licenziamenti in tronco. Parrebbe provare pochi sentimenti, o almeno non come li proviamo noi. Il tutto è accompagnato da una timidezza quasi imbarazzante e da una serie abbastanza lunga di nevrosi. Non si ferma mai, dorme sul posto di lavoro e pochissimo. Come dice la sua ex-moglie: «questo è il mondo di Elon e noi ci viviamo dentro».

In un’intervista durante un talk show, il conduttore lo punzecchia chiedendogli conto della contraddizione tra la sua volontà di salvare il mondo e il fatto di essere un classico esemplare di miliardario del neo capitalismo. In pratica gli domanda se sia l’eroe (hero) o il super cattivo (villain). Lui ridacchia nervosamente e risponde che sì, quello che vuole è «fare delle cose che facciano bene al pianeta»; più o meno come quasi tutti scrivevamo candidamente nei temini di terza elementare. Solo che Elon Musk sembra crederci sul serio e prova a realizzare tutte le sue (e nostre) utopie.
C’è altro? Sì, il gran finale si lascia sempre alla fine. Come se non bastasse infatti c’è un’utopia nell’utopia, o meglio una mission nella mission. Una volta migliorato un po’ il mondo e la vita di tutti noi, Elon Musk ha come obiettivo a lungo termine una cosa come la conquista di Marte. Eh si, se no quale sarebbe il fine ultimo dei razzi di SpaceX?
Più che conquista Musk, che non fa certo segreto di questa idea, parla di colonizzazione. Prima trasportando materiali sul pianeta rosso, poi uomini, che inizino a renderlo vivibile, per infine creare una colonia umana sul pianeta, e forse gettare le basi per una più estesa colonizzazione della galassia. Già solo il fatto che un uomo sia in grado di pensare e cercare di realizzare questo ci dice chi abbiamo di fronte. Un ragazzotto geniale e un po’ impacciato che sta plasmando il futuro dell’umanità. Buon divertimento nel mondo di Elon.

Tommaso Meo

[Immagine tratta da Google Immagini]