Libri selezionati per voi: settembre 2018!

Con l’arrivo del mese di settembre l’estate sta ufficialmente andando incontro al rettilineo finale della sua corsa 2018. Se vi siete persi i nostri consigli estivi non vi resta che tornare in carreggiata e riprendere a leggere insieme a noi!

Puntuali come sempre, ecco allora a voi le nostre proposte di lettura!

 

ROMANZI CONTEMPORANEI

chiave-di-sophia-neve-di-primaveraLa neve di primavera – Yukio Mishima

Primo lavoro della “quadrilogia della fertilità”, Neve di primavera rappresenta a detta di molti critici il romanzo più maturo e ricercato dello scrittore giapponese. La delicatezza della sua penna fa in modo che ad ogni riga il lettore si senta parte della veneranda tradizione giapponese e dei suoi rituali, i quali rappresentano lo sfondo su cui le due storie d’amore e di amicizia si dischiudono. Accanto a una profonda analisi introspettiva, l’autore delinea il lento incedere dell’amore tra Kiyoaki e Satoko, l’acerba capacità del primo di guardare oltre l’amore verso di sé e l’amicizia con il giovane razionale Honda.

 

chiave-di-sophia-palazzo-della-mezzanotteIl palazzo della mezzanotte – Carlos Ruiz Zafón

Zafón, da narratore di storie qual è, rivisita un consueto tòpos letterario indagando come l’animo infantile si riversi e risorga nella coscienza adulta con il suo bagaglio di ricordi, enigmi, interrogativi esistenziali sull’essere umano, sulle scelte e sulla contrapposizione manichea tra bene e male. Tra questi interrogativi si snoda una vicenda ambientata nella Calcutta dei primi anni del Novecento, dove un ufficiale inglese riesce a salvare due gemelli dal loro persecutore e ad affidarli alla nonna materna. Sarà quest’ultima a separare i nipoti per salvaguardarne l’identità. Tuttavia, essi dovranno ben presto raccogliere le ceneri del passato.

 

UN CLASSICO

chiave-di-sophia-mastro-don-gesualdoMastro-don Gesualdo –  Giovanni Verga (1889)

Secondo romanzo del Ciclo dei Vinti, dopo il capolavoro di I Malavoglia, Il Mastro don Gesualdo verghiano affronta tematiche care all’autore quali il contrasto tra borghesia e aristocrazia, la contrapposizione tra buoni sentimenti e attaccamento al denaro e il tentativo di riscatto sociale, convogliati nella figura di Gesualdo Motta, unico vero protagonista dell’opera. Già come nei Malavoglia Verga dipinge l’ambiente che lo circonda, approfondendo le debolezze e le aspirazioni di chi si è fatto da sé, effettuando una vera e propria scalata sociale che ha del miracoloso. Ma non tutta la felicità può ruotare attorno all’aspetto economico… Consigliato a tutti coloro che amano riflettere sulla contrapposizione tra affetti e denaro, sugli elementi che ci rendono umani e a cui, spesso, diamo un significato maggiore di quello reale.

 

 

SAGGISTICA

chiave-di-sophia-democrazia-in-trenta-lezioniLa democrazia in trenta lezioni – Giovanni Sartori

Professore emerito all’Università di Firenze e alla Columbia University, Giovanni Sartori propone trenta brevi lezioni volte a offrire delle risposte ai maggiori interrogativi che la Filosofia Politica si pone ormai da decenni. Che cosa significa la parola “democrazia”? Qual è la natura di tale forma politica? Quali sono le condizioni necessarie affinché essa funzioni? Come si può oliare la macchina della democrazia? Perché preferire la democrazia? La democrazia è esportabile? Quali differenze e somiglianze tra la democrazia degli antichi e quella dei moderni? Qual è il futuro che l’attende?

 

JUNIOR

chiave-di-sophia-quasi-signorinaQuasi signorina – Cristina Portolano

Questo fumetto racconta la storia della sua autrice, nata a Napoli sul finire degli anni Ottanta. Cristina racconta e disegna gli anni dell’asilo e le sculacciate delle suore; le prese in giro degli anni delle elementari a causa dei suoi occhiali; le villeggiature estive a Riccione; infine, il giorno in cui diventò (per fortuna e purtroppo) signorina. Un testo particolarmente adatto a tutte le ragazzine delle scuole medie, che leggendolo acquisiranno un po’ più di fiducia in loro stesse; e a tutti gli adulti che vogliono ritagliarsi una mezz’oretta di lettura per tornare indietro con la memoria agli anni della loro infanzia.

 

 

Sonia Cominassi, Anna Tieppo, Federica Bonisiol

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La Peggiocrazia

A scuola, al lavoro nella tua vita quotidiana ti sembra di essere circondato da raccomandati e che le mediocrità domini tutto, o quasi, quello che ti circonda? Non preoccuparti non sei in un remake di “ La Notte dei morti viventi” di Romero, benvenuto in Italia! L’Unione Europea ha deciso di adottare il Social Index Progress (una classifica del benessere mondiale). Questo strumento statistico è curato da Michael Porter dell’Università di Harvard per misurare la qualità della vita in 133 Paesi del mondo. L’Italia si trova al 31° posto, pur essendo tra i primi dodici per Pil. Tra i parametri presi in considerazione vi sono : sanità, libertà politica e d’espressione, accesso all’educazione (e qui siamo bravi), più una serie di altre voci. I risultati? Gli italiani vivono più a lungo di tutti dopo i giapponesi, presentano un tasso di mortalità infantile molto basso e un’istruzione di base ottima. E allora che succede? Gli ambiti dolenti sono : corruzione, scarsa attenzione all’ambiente, criminalità percepita e obesità al di sopra della media europea. Un altro dato interessante è che alla domanda se ci si senta davvero padroni di decidere la propria vita solo il 61% degli italiani risponde affermativamente, così l’Italia scivola al 91° posto dopo Yemen, Mali, Nepal, Libia, luoghi, questi ultimi, segnati da una profonda povertà, ma dove forse le durezze dell’oggi alimentano le speranze per il domani, successe anche ai nostri padri e ai nostri nonni. Ma a noi oggi perché?

In Italia le cose non funzionano, c’è una diffusa indifferenza verso il bene comune che incoraggia corruzione e cinismo. Però gli italiani avrebbero, per propensione, una grande attenzione alla qualità della vita e dei rapporti che stiamo ormai perdendo anche a seguito di un crescente scetticismo nei confronti dell’onestà pubblica alimentato dagli scandali quotidiani.

Che cosa è successo? Possibile che in Italia ci siano più persone “negative” che da altre parti? Credo che la risposta vada invece cercata nelle modalità con cui si struttura la società, spesso per via consociativa, fatta da raccomandazioni e dove senza lo “sponsor” non fai strada. In sostanza il vero problema è aver eretto ai vertici della società italiana tanti, troppi, mediocri che ora tendono a replicare il sistema in un circolo vizioso difficile da spezzare.

Scrive bene Honoré de Balzac:

“La corruzione è l’arma della mediocrità”.

L’elettore con il suo voto  vorrebbe che l’eletto fosse non come lui, ma bensì meglio: più onesto e più competente. In Italia spesso i criteri di selezione dall’ambito politico a quello più generale della nostra classe dirigente è completamente starato.

“Ci si meraviglia, a torto, del successo della mediocrità. La mediocrità non è forte per ciò che è in sé, ma per le mediocrità che rappresenta, e in questo senso la sua potenza è formidabile. Più l’uomo di potere è meschino, più conviene a tutte le cose meschine. Paragonandosi a lui, ciascuno si domanda: «Perché non potrei arrivare a mia volta?» Egli non suscita alcuna gelosia: i cortigiani lo preferiscono perché possono disprezzarlo; i re se lo conservano come una manifestazione della loro onnipotenza. La mediocrità non solo ha tutti questi vantaggi per restare ben salda al suo posto, ma possiede anche un merito assai più grande: esclude dal potere la capacità. Il deputato degli sciocchi e degli imbecilli al ministero accarezza due passioni del cuore umano: l’ambizione e l’invidia.” 

François-René de Chateaubriand, Pensieri, riflessioni e massime.

Bisognerebbe aggiornare Nietzsche che teorizzava la morale dei signori, tipica delle persone forti. Bisognerebbe tradurre Persone Forti in Persone Competenti e persone Deboli in Persone Incompetenti. La competenza si può tradurre in capacità umana di godere della vita e di attuare il “bene” in terra che è però visto, all’altro capo della scala sociale, come un male. Le persone incompetenti infatti interpretano l’agire di quelle competenti come il male per eccellenza: la morale del gregge, quindi, è una morale di reazione guidata dal risentimento verso i nobili e potenti. L’attacco che gli incompetenti muovono al potere dominante consiste quindi nel rovesciare la scala dei valori e nel trasformare ciò che per i competenti è buono in qualcosa di moralmente cattivo e sbagliato. Per attuare questa rivoluzione dal basso è però necessario giustificare il ribaltamento in atto.

Il “buono” delle persone competenti è il “malvagio” degli incompetenti: il buono nell’accezione della competenza è un individuo puro di mente e di cuore, pervaso di salute, audace e gioioso. Queste caratteristiche sono viste dall’incompetente come orribili vizi. L’incompetente, invece, essendo impotente, a differenza del competente che ha il know how, la conoscenza, per guidare potenzialmente gli altri, apprezza quelle qualità che gli consentono di sopravvivere, ovvero l’apparente pazienza e umiltà. In realtà dietro a questo “buonismo” di facciata l’incompetente cova un odio profondo per il competente, ma non potendolo manifestare dal momento che non ha né le capacità né l’energia per opporsi al suo “nemico”, è costretto a trattenere dentro il sé il risentimento perdendo così l’amore per la vita.

Come supera l’incompetente il problema della sopraffazione del competente? Semplice. Se il competente è detentore della qualità egli si affiderà alla quantità per sconfiggerlo. La realtà è infatti un prodotto intersoggettivo. Ad esempio se mi chiudo in una stanza con 10 matti e tengo in mano un pennarello rosso che lo vedono verde allora quel pennarello, secondo la maggioranza, sarà verde. Questa dinamica sociale è meno astratta di quanto si pensi e nel mondo contemporaneo si declina ad esempio nella forma della disinformazione di massa per cui molte persone credono negli alieni che rapiscono le persone, fantasmi, magia e quanto altro. Ciò spiega anche il successo di trasmissioni quali “Mistero” regolarmente in onda su Italia 1 e trasmissioni di quel tipo. Oppure prendiamo il caso delle scie chimiche dove l’incompetenza crea una narrazione del mondo che finisce per ambire a sottomettere la Scienza, per fortuna la Comunità Scientifica rispetto ad altre realtà ha mantenuto un buon grado di certificazione e così si riesce ancora ad arginare il dilagare dell’incompetenza.

Una volta controvertito il sistema dato l’incompetente dilaga prendendo spazio a tutti i livelli della classe dirigente e giunto a quel punto replica l’incompetenza che quindi finisce per autoalimentarsi in sistema che diventa ormai inscalfibile per la persona competente.

L’incompetente ha tutto sommato gioco facile nella società contemporanea, se infatti non vi fareste mai operare al cuore (spero) da una persona che non sia un medico chirurgo per quanto riguarda altre realtà è più difficile riconoscere la persona competente. Se identificare un chirurgo è relativamente facile diventa difficile indentificare un buon politico o un buon comunicatore, da notare anche l’aggiunta del termine “buon” che segna anche la maggior ambiguità sussistente in queste due e molte altre figure.

Così nasce il regno della Peggiocrazia che non è qualcosa di astratto, ma tangibile nella nostra vita quotidiana, la Peggiocrazia ha pervaso l’Italia impedendo troppo spesso ogni tentativo di riequilibrare le cose.

Proprio perché la Peggiocrazia è oggi così diffusa, l’unico modo per provare ad arginarla è che le persone competenti non desistano nel loro piccolo, ogni giorno, ad abbassare il livello di Peggiocrazia che le circonda. Perché esattamente come nella dinamica Servo-Padrone ora che la Peggiocrazia è al potere troppo spesso sono le persone davvero competenti e di buona volontà a doversi sottomettere a un sistema perverso che finisce per corromperne la natura più genuina.

Matteo Montagner

[Immagini tratte da Google Immagini]

 

Rapporto tra violenza e potere

A conclusione di una interessante iniziativa tenutasi il 14 Settembre 2014 a Venezia Mestre, nell’ambito del Festival della Politica, dal titolo “Cinema: bellezza e/o violenza” il Professor Umberto Curi ha lanciato ai presenti uno spunto interessante e cioè li ha stimolati a rispondere alla domanda: “Il potere politico è strettamente connesso alla violenza, o può essere in tutto o in parte scisso da essa?”

E’ uno stimolo sul quale desidero riflettere, sicuramente non per riuscire a trovare una risposta definitiva alla domanda, ma per cercare intanto di approcciarmi al problema tentando di esaminarlo e vederne le sfaccettature, considerato anche quanto sta accadendo a livello internazionale ritengo che questa riflessione, stimolata dal Professor Curi, risulti indubbiamente attuale.

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