Preoccupati? #MeToo

Il principio della caccia alle streghe è estremamente semplice e diretto: si crea una categorizzazione di gruppo, si individua al suo interno una sotto-categoria di nemici, si prosegue con la caccia, con la pubblica gogna e, in determinati casi, con l’esecuzione non solo degli appartenenti a detta sotto-categoria, ma anche a chiunque condivida con questi anche un minimo elemento di similitudine.

Il processo nasce chiaramente in ambito religioso, e l’ovvio riferimento è ai processi agli eretici (quasi interamente in ambito cattolico) e, appunto, alle streghe (più che altro in ambito luterano e puritano) che, a partire dall’Europa dell’Alto Medioevo, hanno accompagnato il cristianesimo fino all’America del XVII secolo. Anche qui, da un obiettivo ben mirato e determinato, la “caccia” è degenerata ad una psicosi collettiva. Il dato artista ha raffigurato nel suo affresco un elemento classico, e quindi di origine pagana? È eretico. La tale donna è stata vista dare da mangiare a un gatto del villaggio? È una strega. Come tutti gli estremismi, però, anche quello della caccia alle streghe non è un elemento innato, e perciò limitato, alla religione: il celebre aforisma attribuito a G. K. Chesterton, “Chi non crede in Dio finisce per credere a tutto” vale anche per il fervore religioso e, ovunque una dimensione spirituale propriamente detta viene meno, sono le ideologie, sociali o politiche, ad ammantarsi di un assoluto che diventa però fanatismo.

È questo il caso, storicamente, della campagna anti-comunista lanciata dal senatore Joseph McCarthy negli Stati Uniti del Secondo Dopoguerra, con centinaia di scrittori, sceneggiatori, attori e registi messi all’indice per una serie di comportamenti “filobolscevichi”, laddove bastava un cappello inclinato a sinistra piuttosto che a destra per attirare sospetti di simpatie socialiste. È anche il caso, purtroppo, del movimento #MeToo, cominciato negli Stati Uniti come mobilitazione di denuncia di molestie sessuali, a volte perfino stupri, colpevolmente taciuti da una società nemmeno troppo nascostamente misogina e patriarcale.

Tramite internet il movimento si è diffuso a macchia d’olio, già modificandosi una volta arrivato in Europa: in Italia è diventato #quellavoltache, invitando le donne a denunce molto più personali che non la semplice alzata di mano di #MeToo, mentre in Francia si è trasformato nel ben più aggressivo e mirato #BalanceTon-Porc (“denuncia il tuo porco”). Dopo le prime storiche vittorie del movimento, che comprendono le dimissioni di un molestatore seriale del calibro del produttore Harvey Weinstein, questo si è ulteriormente diffuso, trasformato e purtroppo involuto in una ennesima autolesionista caccia alle streghe.

Ha fatto scalpore il sito Babe.net, che ha pubblicato una lettera in cui una donna ha accusato di molestie l’attore Aziz Ansari, descrivendo nel dettaglio una serata in cui, però, di molestie non c’è neanche l’ombra. La celebre femminista canadese Margaret Atwood è stata pesantemente attaccata perché ha “osato” invocare un giusto processo per Steven Galloway, professore della British Columbia University licenziato in tronco dopo un’accusa, non provata, di molestie. Anche il giornalista Andrew Sullivan e il filosofo Slavoj Žižek sono messi alla pubblica gogna dopo aver invitato a non confondere con molestie vere e proprie tutta una serie di esperienze magari spiacevoli ma del tutto innocue, comuni, e certamente non ascrivibili a reato.

Come la lotta agli eretici prima, e quella al comunismo dopo, anche quella contro molestatori o presunti tali ha investito l’ambito culturale. Recentemente, il regista Leo Muscato ha cambiato il finale della Carmen di Bizet, con la protagonista che si fa assassina di Don José “per lanciare un messaggio contro la violenza sulle donne”, mentre oltreoceano è partita una petizione per cambiare nei testi per l’infanzia il finale de La bella addormentata nel bosco, in modo da eliminare quel bacio non richiesto che sa tanto di molestia. Migliaia di persone hanno firmato anche la petizione di Mia Merrill per rimuovere dal Metropolitan Museum of Art di New York il quadro di Balthus Thérèse che sogna, considerato un invito alle molestie su minore.

La degenerazione di una battaglia sociale sacrosanta e troppo a lungo attesa, però, non si ferma qui, e pone già le basi per una psicosi di massa che è già cominciata, al momento in ambiti socioculturali fortunatamente circoscritti. In alcune frange più estreme di gruppi che si richiamano al movimento, è ormai sufficiente essere nati maschi per essere identificati come nemici del popolo di #MeToo, in una sorta di inquietante eco del femminismo militante rivoluzionario di Valerie Solanas e della sua invocata “rivoluzione di genere”. Rispetto alle precedenti, questa specifica caccia alle streghe avrebbe almeno il pregio di essere molto più facile ed autoevidente: difficile sbagliare (o difendersi), quando la colpa è essere un rappresentante di metà del genere umano.

 

Giacomo Mininni

 

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Tu scendi dalle stelle

<p>Teddy Sczudlo via Getty Images</p>

Quando durante un’omelia del maggio 2014 Papa Francesco aveva scherzosamente sostenuto che la Chiesa avrebbe dovuto battezzare anche un marziano, qualora lo chiedesse, per “non chiudere le porte a nessuno”, la frase era stata accolta per quello che era: una semplice iperbole per far passare un concetto. Al momento in cui però, lo scorso 22 febbraio, la NASA ha reso nota la scoperta di Trappist-1, un sistema solare con sette pianeti, tre dei quali potenzialmente abitabili, il quesito ha assunto una dimensione se non del tutto nuova comunque concreta: come reagirebbero i sistemi teologici e culturali all’eventuale scoperta di vita extraterrestre, specie se senziente?

Nonostante l’apparenza, la questione non è certo secondaria, specie considerando che, quando Giordano Bruno teorizzò, in De l’infinito, universo e mondi del 1584, l’esistenza di altri mondi abitati oltre alla Terra, l’affermazione gli costò un processo per eresia che si sarebbe concluso con la sua morte sul rogo nel 1600. A ben guardare, però, il problema potrebbe essere tale solo da una prospettiva cristiana: per le grandi religioni orientali, infatti, il ciclo dell’esistenza non è affatto legato ad una dimensione terrestre, almeno non esplicitamente, e la presenza di altra vita senziente non scalfirebbe affatto una sensibilità che da sempre si professa universale. Anche l’ebraismo non riscontrerebbe particolari difficoltà: se da un lato alcune scuole cabaliste hanno riconosciuto in Trappist-1 il corpo celeste Neberu che, come profetizzato nel Sefer ha-Zohar, precederebbe l’avvento del Messia, per le altre (maggioritarie) scuole teologiche la vita extraterrestre sarebbe del tutto irrilevante in quello che rimane una relazione tra Dio e il popolo ebraico solo. Anche l’islam, che nella prima sura del Corano loda il “Signore dei mondi”, non avrebbe troppi problemi ad accettare l’esistenza di vita aliena, che come ogni altra rientrerebbe nel dominio di Dio.

Il cristianesimo, però, con la nascita, morte e resurrezione di Gesù di Nazareth, è indissolubilmente legato alla storia terrestre, e la presenza di altre creature senzienti su altri pianeti porrebbe lo scomodo problema di una rivelazione ripetuta: Gesù si sarebbe incarnato anche su altri pianeti? Il Suo sacrificio si sarebbe ripetuto tante volte quanti sono i mondi abitati? Vista così, la prospettiva di una civiltà aliena ripropone, “in grande”, gli stessi problemi che la Chiesa cattolica e, di lì a breve, quelle protestanti dovettero affrontare all’inizio del XVI secolo, quando le spedizioni spagnole provarono l’esistenza di un continente sconosciuto, abitato da altri popoli ed altre civiltà, che non avevano giocoforza mai conosciuto Cristo e il Suo messaggio. La prima reazione non fu esattamente esemplare, se passarono anni prima che si riconoscesse a indios e nativi il semplice status di esseri umani; fu l’impulso di Ignazio di Loyola a fornire una soluzione, pragmatica come da stile gesuita, del problema: Cristo non era stato nel Nuovo Mondo, perché era compito e missione dei cristiani del “vecchio” evangelizzarlo. L’impulso della Compagnia di Gesù non solo evitò una crisi teologica senza precedenti, ma dette portò nuova linfa alla cristianità, permettendole di espandere i propri confini come mai prima di allora, sopravvivendo ai colpi potenzialmente mortali della Riforma protestante.

Al momento, qualsiasi dibattito su come e se la religione cristiana uscirebbe dall’incontro con forme di vita extraterrestri rimane, ovviamente, nel regno della pura congettura, un esperimento mentale che però aiuta a capire se e quanto la specie umana sia preparata ad una nuova rivoluzione copernicana. Rimane il fatto che, indipendentemente da ogni altra considerazione, qualsiasi notizia ci porti ad alzare nuovamente lo sguardo verso le stelle è più che benvenuta.

Giacomo Mininni

[Immagine tratta da Google Immagini]