Avanti verso il passato?

Molte volte mi imbatto in persone attaccate ad un filo, più o meno grosso, che riconduce tutto ad un presunto passato ‘migliore’.

Avete presente le frasi fatte che utilizzano i nostri nonni, i nostri genitori, ma anche semplicemente i nostri fratelli maggiori per vantarsi di qualcosa che hanno vissuto meglio di noi, durante il loro periodo d’oro?

Oppure le frasi che auspicano un ritorno alle origini, pur non avendole mai vissute, pronunciate da un giovane convinto della saggezza insita nel conservatorismo più intransigente.

Se anche voi le avete udite non allarmatevi, è la normalità.

Sembra che l’essere umano viva il suo presente posto in riflesso alla gloria che fu.

Il passato naufraga in un ricordo malinconico e riemerge senza nessun danno, intatto, come se la ruggine del tempo non lo avesse minimamente intaccato; eppure quante pagine nere abbiamo vissuto, quanti giorni oscuri dimenticati nel guizzo orgoglioso del racconto semi leggendario pontificato ai posteri.

Avanti verso il passato, direbbe qualcuno, perché non torniamo a com’era una volta?

Il progresso è diventato un demone da combattere, accusato dai più unicamente alla stregua di distruttore della morale che reggeva l’arco della pace tra gli uomini.

Ma quale pace, quale morale?

Guerre dimenticate e problemi inesistenti: si stava meglio quando si stava peggio.

Anche no.

Eraclito ci ha lasciato in eredità un ‘tutto scorre’ che pare sia scivolato lontano dagli occhi, dalle menti e dal modo di prendere la vita.

Lungi dal voler abbattere a colpi d’ascia le radici della nostra tradizione, dovremmo rimetterle in gioco davanti alle sfide future, all’oggi e al domani, ai noi stessi e ai nostri figli.

La tradizione davanti ad un nuovo modo di amare, sebbene sempre esistito ma tornato alla ribalta negli ultimi vent’anni; davanti ad un mondo globalizzato per arginare la sua tendenza all’anarchia; una tradizione da conservare e da brandire contro l’ignoranza dei nostalgici di un perfetto che non c’è mai stato.

Una tradizione che ci insegni anche la presenza di altre tradizioni, di altre culture.

Comprendere di non essere i soli a vivere in questo strano mondo, potrebbe essere un punto d’ormeggio nei mari della nostra presunzione di ‘unici eletti’.

Il passato allora può essere ricordato, amato e ripercorso nei suoi anfratti, chi studia la Storia, la Letteratura, l’Arte, la Filosofia e la Musica sa quanto tutto questo possa essere affascinante, ma esso diventa tale solo attraverso la comprensione dell’imperfezione figlia di noi esseri imperfetti.

Noi, abitanti del presente in cui tutto diviene.

Alessandro Basso

[immagine tratta da Google Immagini ]

Per dieci minuti (Chiara Gamberale)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occchio,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori e ai sentimenti.

Così recita la meravigliosa “Lentamente muore” di Pablo Neruda. Read more