Dimmi la verità

“Dimmi la verità, dimmi la verità”, e tu boccheggi, t’inceppi, tossisci e farfugli qualcosa, non capisci se il tuo cervello riesce a raccapezzarsi, a scrutare quel niente che non comprende e tutto quello che avresti voluto dire si confonde, perde significato, annaspa in un marasma senza forma perché pieno di identità diverse. Ogni cosa è potenzialmente vera, tutto custodisce un segreto così pregno e fecondo di potenziali verità che non puoi non considerarlo nel momento stesso in cui si rivela; ma allora perché non rispondi, perché balbetti, perché ti ammutolisci di fronte a quella richiesta? Lo sai che è impossibile da soddisfare, la stessa plausibile risposta rimanda a un’infinità di altri interrogativi e già inizi ad avvertire quel senso di vuoto e perdizione che come un invisibile buco nero si allunga sul tuo mondo. Devi fermarti, prenderti del tempo per riflettere, per carpire la significanza dei tuoi dubbi, delle tue inquietudini, cerchi di ricordare e far riemergere quello che i grandi maestri ti hanno insegnato, le loro profonde riflessioni deposte tra migliaia e migliaia di pagine, ma nulla, nulla riesce a orientarti, a guidarti verso la risposta che tanto agogni, che tanto agogniamo, e con crescente affanno cominci a cogliere le clausole di quei ragionamenti, dei pensieri di quegli uomini immortali, le consapevolezze private, il peso di ciò che hanno taciuto, le parole non dette, evanescenti, lasciate tra le righe a chi è capace d’intendere, di sopportare, di abbandonarsi a un sorriso amaro di fronte all’abisso, parole riflesse solo nel buio perché troppo, troppo estranee e spaventose.

Ehi, ehi, andiamo con calma, la verità è un disvelamento, una luce che rischiara, come il sole che arriva a baciare la terra dopo l’oscurità della notte, dunque cos’è che illumina la mia mente, il mio pensiero, che scaccia l’oblio e la dimenticanza? Può essere l’arte, lo sfogo e l’esperienza estetica, può essere la logica, l’inattaccabilità della matematica e del ragionamento, può essere l’etica, il sentimento spirituale e compassionevole, può essere semplicemente l’ovvio, la prima idea, la prima parola, l’evidenza più palese, può, può, può essere qualunque di queste cose, ma può e basta, è potenzialità fumosa e intangibile che non sa dare alcuna certezza nella nostra esperienza del mondo, del tempo, figurarsi poi in una prospettiva cosmica: è anche lecito credere che là dove lo spazio, il tempo, la storia e la realtà si dilatano ed estendono infinitamente oltre la dimensione umana, tutto ciò che consideriamo attingibile e forte di (forse) verità impallidisca e si sbricioli in un lampo, divenga polvere antica persa in voragini tremende, che senso ha anche solo dare valore etico, umano e razionale a una stella, a una galassia, alle ere geologiche di questo o di un altro dei tanti, innumerevoli mondi che galleggiano negli spazi siderali? Se la verità è davvero luce, ha già perso in partenza, miliardi di stelle e l’universo è ancora buio.

“Dimmi la verità, dimmi la verità”, ma come puoi chiedermi una cosa del genere? La verità, il disvelamento, il disvelamento di cosa? Cosa dovrei smascherare? La bugia, l’inganno, che bugia, che inganno? Di cosa stai parlando? Intendi forse l’inganno di un dio burlone e pazzerello? Dio, dio, non importa quale significato tu dia a questa parola tanto fraintesa e sbeffeggiata, anche lui ha paura, scappa, si mostra ai cuori spauriti degli uomini, decanta la sua condotta infallibile e il suo giudizio giustissimo, apre le braccia, le distende oltre gli orizzonti in segno di maestosa magnanimità, ma non farti illudere, sta solo cercando di coprire ciò a cui lui stesso dà le spalle. Questo ideale grandissimo, così intenso e sconfinato, come un martire si addossa le angosce e i tormenti degli uomini, ascolta il funesto messaggio del cosmo che striscia fuori dalle profondità più ignote e malvagie, dai vuoti freddi e acquosi in cui vortica una natura immensa, apatica come un antico idolo violento: è lei che bisbiglia dovunque, non senti niente perché si lascia solo percepire, ma lei è la verità, la verità muta, silenziosa, un caso amorale che rimbomba tacito come un inquietante presagio. Dio è lì che sanguina, e come mai?, noi non ci fidiamo, è ovvio che nasconde qualcosa e così abbiamo squarciato il velo di Maya che aveva intessuto, lo abbiamo cacciato e calpestato come figli ingrati, alcuni hanno visto, hanno voluto tornare indietro, ma come puoi sperare di chiedere aiuto a un dio appeso alla croce?, puoi solo ascoltarlo gemere, implorare, sentilo mentre chiede il nostro perdono, lui sa di esser colpevole di averci celato questo infinito silenzio.

“Dimmi la verità, dimmi la verità”, poi zittisci chi te lo chiede e alzi un dito in segno di monito, gli dici di ascoltare, di ascoltare oltre le voci degli uomini, di ascoltare oltre i battiti dei loro cuori, oltre i loro pensieri, ascoltare oltre il canto della vita e il respiro del vento, ascoltare oltre le pagine della storia, oltre i ticchettii del tempo, oltre il mormorio sommesso delle stelle, ascolta, ascolta, e dimmi, senti qualcosa? No, nemmeno io.

Leonardo Albano

[Immagine tratta da Google Immagini, dal film Gravity]