La vigilia delle mimose

Molto spesso, quando si parla di culture o di Storia, ci si concentra su svariati aspetti sociali legati per esempio ai sistemi di credenza, alla religione, ai riti, alle forme di governo e alla vita in generale, come se fosse semplicemente un filone narrativo che dall’alto propone una visione collettiva della società.
Ma cosa succede quando ci si concentra sui rapporti umani tra gli attori protagonisti di quella stessa società?
Quali sono i rapporti tra adulti e bambini, tra anziani e giovani, tra donne e uomini?

Siamo abituati a credere, erroneamente, che il nostro essere occidentali abbia raggiunto un livello di equilibrio stabile, tale da poter essere insegnato in altri mondi ad altri uomini.
Sono circa cinquecento anni che abbiamo questa idea fissa di superiorità innata, partorendo in continuazione controsensi.
Quando, per esempio, ci imbattiamo nel ‘medioevo islamico’, prototipo di un luogo in cui la donna non è libera e vittima di continui abusi, eleggiamo noi stessi messaggeri immacolati di libertà.

In un altro articolo mi concentrai sull’esportazione del nostro sistema politico democratico, oggi, alla vigilia dell’ 8 Marzo ( festa della donna ), mi concentrerò sul nostro sistema di relazioni umane partendo da una semplice domanda:

Quanto è cambiato rapporto uomo/donna nel tempo?
Risposta secca: Tanto.
Risposta complicata: Tanto ma non troppo.

Perché tanto? Queste sono le consuetudini in una regione della Francia settentrionale nel XVII secolo:

«Purché non la uccida o la mutili, è lecito al marito picchiare la moglie quando gli faccia torto; ad esempio […] quando lo contraddice, o quando non obbedisce ai suoi ordini ragionevoli.
In tutti questi casi e in altri simili, castigare la propria moglie rientra nell’ufficio del marito 1»

Se oggi un ragionamento simile dovesse emergere in una discussione pubblica, ci sarebbe come minimo il linciaggio mediatico, lo scandalo comune e l’indignazione conseguente.
E se lo stesso ragionamento avvenisse nella stanza più oscura della mente del singolo uomo?
Ecco la risposta al ‘Tanto ma non troppo’:

«Elena Ceste, ecco perché il marito l’ha uccisa: infedele e da raddrizzare»
«Eligia Ardita, uccisa perché chiese al marito di non uscire»
«Padova, Isabella è stata uccisa: un triangolo diabolico dietro il delitto»

Questi sono i titoli di alcune testate giornalistiche apparse tra il 2014 e il 2016; non nel XVII secolo, non di società ‘arretrate’ e non di religioni demoniache.
Sono il triste volto di chi indossa la maschera dell’inconsapevolezza, di chi ama cadere dalle nuvole o forse di chi preferisce guardare le ingiustizie altrui dimenticando le macerie accumulate sotto il proprio tetto.

Quanto spazio c’è tra ciò che crediamo di essere e ciò che in realtà siamo?
Probabilmente non è uniforme, ci sono momenti in cui i due ‘noi’ si sfiorano e altri in cui nemmeno si parlano, lontani anni luce l’uno dall’altro, in perenne e silente litigio.

Un abisso che si fa sempre più impenetrabile quando innalziamo la donna come figura da difendere contro le mercificazioni progressiste della nostra epoca, e nello stesso momento ci rifugiamo ai lati delle strade, schiavi di un piacere estremamente effimero pagato ad altre schiave, merce di altri uomini e di altro progresso.

Levando l’ancora da questi estremi, possiamo dirigerci verso l’imparziale trattamento lavorativo che tuttora resiste in certi ambienti, dove la maternità è vista come un danno, e l’essere donna uno svantaggio per la produzione.
Situazioni comunque difficili e certamente infelici che sottolineano ancora una volta il nostro essere impreparati alle sfide del presente.

Viene da chiedersi se, davanti a tutto questo, il giorno delle mimose è forse irreale o ipocrita.
Oppure dovrebbe essere semplicemente disincagliato dalla data specifica per naufragare durante tutto l’anno, in modo da festeggiare quotidianamente questa nostra metà che ha ispirato poeti, scrittori, filosofi, gesta di eroi e condottieri scoloriti nel non-tempo letterario?

Cosa poter fare, infine, per evitare di superare quel confine che ci separa dalla brutalità della nostra natura, dalla sottile pianificazione del male, dalle tempeste avventate dei nostri folli gesti?
Rimarrà forse uno dei tanti aspetti irrisolti del nostro libero arbitrio, che ci rende forti e deboli in egual misura di fronte a quello specchio con cui facciamo i conti ad ogni sorgere del sole.

Alessandro Basso

NOTE

1 Coutumes de Beauvaisis, a cura di A. Salmon, Paris, 1899, p.335