Lo Sguardo

<p>Lo Sguardo</p>

Taluni dicono che le persone cambiano, altri che non cambiano mai, si dice anche che non si può conoscere a fondo una persona… e sono tutte verità grossolane. La verità, quella stretta stretta1, è che tutti gli aspetti e le caratteristiche di una persona, ritornano. Una persona che abbiamo conosciuto diversi anni fa, cambia e non cambia, rimane celata seppur in bella mostra. Ciò che abbiamo conosciuto non è altro che una porzione del suo tempo irrimediabilmente passata. Questo suo passato, nel suo agire pratico e mentale, non è altro che una tendenza al futuro, una fuga dal presente verso il futuro. In questa fuga, una persona è tutto ciò che è stata e tutto ciò che pensa di essere in futuro: entro il corpo di questa fantomatica persona ci sono tutti i propositi e gli auspici del suo essere al passato. Nel mezzo ci stanno tutti i sotterfugi per fuggire dagli Altri, dal loro sguardo che ci rende ciò che siamo stati a noi stessi e che pregiudica ciò che saremo; nel mezzo ci sta una nudità scomoda dalla quale fuggire. Le persone sono sostanzialmente nostalgia di ciò che sono stati e di ciò che ancora non sono.

Lo sguardo nasconde gli occhi, sembra mettersi davanti a essi2. È il testimonio della presenza della Libertà degli Altri; la prova tangibile che la Libertà è de facto un concetto che limita il soggetto mettendo a nudo la sua indecifrabilità. Ogni uomo libero ha un solo limite e lo si ha nel momento in cui il suo sguardo incrocia quello dell’Altro. In questo scambio di sguardi si è utopia per sé stessi e per l’Altro. Lo sguardo plasma le nostre pratiche e condiziona il nostro pensare; la libertà condensata in quello sguardo limita e ingabbia il mio cuore in una maschera di continenza3. Vengono a mancare le emozioni che danno misura, frenano l’analisi, legittimano l’arbitrio e creano il dinamismo. Per compiacere lo Sguardo sacrifichiamo tutte le abilità del mestiere4.

Lo sguardo è un legame senza distanza5; un atto di trascendenza, ed al contempo è l’atto che smaschera questa trascendenza: lo sguardo degli altri ci rende ciò che siamo ai nostri occhi. Essere visti ci fa esistere agli occhi degli altri ma, cosa più importante, ci fa essere ai nostri occhi; ci permette di percepirci, ci fa sentire esistere. Ci limita. Per questo agli uomini che vivono ed impersonano i contrasti del loro tempo e del loro essere si deve più di quanto si immagini: essi, più d’altri, sono l’allegoria più riuscita ed universale della vita umana6.

Tutti i nostri cattivi pensieri vogliono diventare santi e giusti7 agli occhi dell’Altro e così si falsano. Il pensiero si libera dalla custodia che le cinge la bocca, spalanca la porta della continenza e si riversa8 mondo esterno, si trasvaluta, si maschera davanti allo sguardo. Tutto ciò che appare non è, mentre tutto ciò che è non appare. Quindi Io come concetto irrisolvibile ma al contempo indissolubile; formato da cumuli di segni, gesti ed espressioni in tecnica mista in continua e perenne riformulazione, o meglio come una sorta di ‘Impossibile a divenire’. Innervato in ogni pennellata, come nel sangue che gocciola, nella forma, nel sole, luce, colore. Tuttavia in accordo, i modelli, i colori ed il mio Io9. Sentiamo il pensiero nascere in bocca10 e la potenza dalle mani e dall’intelletto e gli occhi sono al contempo limite ed infinito. Io come estensione e contrasto di natura e caos, sempre al di là della mia esistenza, al di là dei moventi e dei motivi del mio atto; sono libero11.

Salvatore Musumarra

Riferimenti e citazioni:
1. Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Canto della Notte.
2. Jean-Paul Sartre, Essere e Nulla, Lo Sguardo.
3. S. Agostino da Ippona, La Continenza, La bocca interiore del cuore.
4. Umberto Boccioni.
5. Jean-Paul Sartre, Essere e Nulla, Lo Sguardo.
6. Johann Wolfgang von Goethe, La teoria dei colori.
7. Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Dell’Uomo superiore
8. Libro Dei Salmi, Salmo 140, 3.
9. Paul Cézanne.
10. Tristan Tzara, Manifesto del Dadaismo.
11. Jean-Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo.

Le cose dell’amore, parte II

«Le anime amanti si avvicinano in quel momento e depongono il loro velo: esse si sentono strette da un vincolo misterioso, che può svanire rapidamente, ma può anche imprimersi più profondamente e durevolmente degli stessi vincoli del sangue.
In realtà l’amore è il più alto grado di beatitudine che l’essere vivente può raggiungere. La beatitudine nasce da un senso di più profonda realtà, di perpetuità dell’esistenza; e la perpetuità dell’esistenza è condizionata dall’unità, dall’unione con un altro essere e con tutti gli altri esseri. […] L’amore è il primo punto luminoso della vita»¹.

L’attrazione. Un’ inspiegabile tensione che ci coglie ad un primo impatto di fronte ad una persona. Quella forza arcaica che è ci rende umani e meno razioni dimostrandoci che non possiamo dimenticare la nostra natura. Questo promemoria filosofico vuole trattare dell’attrazione attraverso i sensi, tranne il più concreto, il tatto, narrata da Piero Martinetti, professore di filosofia che si distinse nella sua epoca per non aver aderito al regime fascista.
Ciò che è più affascinante è come le sue descrizioni siano ancora così vere, così senza tempo da essere ancora attuali. Sono riflessioni sull’amore che non sono intrise di romanticismo o idealità, ma che si concretizzano sul sentire del genere umano, prendendo entrambe le parti.

A partire dall’idea che ogni individuo cerca di realizzare con l’altro la più perfetta unità possibile, ogni essere umano cerca un altro essere che lo completi e che gli dia ciò che a lui manca. L’attrazione si regge su questo filo inconscio che si rende cosciente nel momento in cui scatta qualcosa e si accende nella forma della passionalità.

L’attrazione attraverso la vista rivela la bellezza dei tratti del viso, lo splendore del colorito, il fascino dello sguardo, se non da ultima l’eleganza delle forme. Alla bellezza statica del corpo si aggiunge l’azione della bellezza dinamica, dei movimenti, che si mostra nel moto armonico del corpo, come nel più semplice dei gesti e dei movimenti del viso. Nelle donne è più evidente, determinato dai caratteri anatomici, e rappresenta un elemento dell’attrazione sessuale: incessus patuit dea. La grazia dei movimenti femminili raggiunge il suo più alto effetto nel movimento ritmico della danza². Un elemento importante di attrazione erotica è anche l’abito, che, sia in quanto nasconde, sia in quanto rivela, serve anche a mettere in rilievo la bellezza del corpo: il corpo vestito è sessualmente più eccitante che il corpo nudo. Ha una seconda ragione d’essere nel pudore e può considerarsi come un esprimersi esteriore del pudore. Di più, anche l’esibizione erotica viene col processo del tempo contenuta ed affinata dai sentimenti più delicati dell’amore; il vestito che vela il corpo e tuttavia ne mette in rilievo le linee flessuose, risponde anche a questa esigenza. Accade qui come per i colori: i colori vivi hanno un’azione erotica più violenta e sono i preferiti dalle donne delle civiltà arretrate. Un’eleganza più raffinata sa scegliere colori più pallidi e delicati³. Tra l’abito e l’istinto dell’esibizione erotica ha luogo quindi una specie di compromesso.

Per la donna ha la massima importanza ciò che l’uomo sa dirle, sa esprimerle. Certa è l’attrazione attraverso l’udito per un uomo verso una voce femminile più acuta ma melodiosa.

Il senso dell’odorato è un senso chimico e ciò che intimamente più attrae.  Ha una particolare importanza il profumo del collo e dei capelli, sia dal punto di vista femminile che maschile: i lunghi capelli della donna sono come un naturale organo di profumo che nessun profumo artificiale può sostituire. La donna conserva anche in età avanzata questo odore gradevole del capo, che è come un odore di foglie secche di rosa⁴. Esso è diverso nelle diverse donne, afferma Martinetti, e distingue la donna in due classi: quelle che hanno un naturale profumo di violetta e quelle che hanno un profumo di ambra. Esso è più intenso nelle carnagioni più scure che nelle bianche, e, più nelle brune che nelle bionde; i capelli rossi hanno un profumo caratteristico molto inteso.
L’uso dei profumi con i quali si cerca di sostituire o correggere l’odore naturale, appartiene a tutti i tempi e i popoli, ed ha, in grandissima parte, un carattere erotico. È degno di nota che molti profumi artificiali si connettono con la vita sessuale animale; e la maggior parte dei profumi vegetali sono prodotti floreali, quindi connessi con la fase più acuta della vita erotica della pianta.

Ciò ci può dare un’idea di ciò che attraverso questi tre sensi ci può trarre nell’altro, fateci caso.

Al prossimo promemoria filosofico

Azzurra Gianotto

[L’immagine è tratta da Google Immagini e ritrae Robert Mupplethorpe e Patty Smith alla fine degli anni Sessanta]

NOTE:
1. Piero Martinetti, L’Amore, Ed. Il Melangolo, Milano 1998, pag 56;
2. Ibidem, p. 61;
3. Ibidem, p. 63;
4. Ibidem, p. 68.