La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano

Tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la sapienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altro due gemelli avvinghiati, stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ce ne saranno sempre altro due, anche se nessuno può dire dove, finché non li scopre.

Due storie parallele. Due binari distinti che si incrociano senza realmente toccarsi. Due giovani tanto diversi e tanto accomunati.
Questo è il filo che lega Mattia e Alice, due numeri primi.

Gemelli.

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Il piccolo principe

Esistono dei libri adatti ad ogni età. Da quando si è piccoli, al periodo di crescita, all’età delle maturità vera. Sono adatti perché garantiscono una crescita che incide in molti lati di noi. La sfera personale, quella scolastica, quella lavorativa. Insegnano a razionalizzare e al tempo stesso a vivere le emozioni; insegnano a crescere e al tempo stesso a ricordarsi cosa voglia dire essere spensierati come dei bambini.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).

Il Piccolo Principe è uno dei libri più belli che siano mai stati scritti. Antoine De Saint-Exupèry traccia non soltanto una storia, ma un libro pieno di spunti per chi vuole sognare e vivere al tempo stesso.

E’ sufficiente mischiare un viaggio, un pilota “disperso”, l’incontro con l’altra parte di sé, un’età sconosciuta, disegni essenziali, un baobab, quarantatré tramonti in un solo giorno, l’asteroide B612, un serpente, una volpe e un epilogo così aderente alla realtà per avere a che fare con la parte spensierata di noi. Lontana dalle convenzioni, lontana da chi ci impone cosa dobbiamo diventare o chi dovremmo essere. Read more

Il Conte di Montecristo

Il commissario di polizia batté col martello tre colpi. La porta si aprì, i due gendarmi spinsero il prigioniero che esitava; Dantès oltrepassò il limitare terribile, e la porta si richiuse subito con fracasso dietro a lui. Egli respirava un’altra aria, un’aria mefitica e pesante; era l’aria della prigione.

Edmond Dantès, prossimo alle nozze e ad una carriera brillante, vede la sua vita fermarsi in un secondo. Senza aver commesso alcun reato, viene condannato a trascorrere anni di prigionia in una cella del Castello d’If. Senza poter vivere, senza riuscire a godersi ciò che il futuro gli aveva riservato, ma soprattutto senza sapere perché e per mano di chi.

Chi aveva desiderato così ardentemente una condanna completamente ingiusta? Perché era stato sbattuto in una cella senza poterne nemmeno conoscere il motivo?

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I classici d’Autore: ‘200 – ‘300 – ‘400 – ‘500

 

Leggere è un autentico universale. Tutta la nostra esperienza è leggere.

Hans-Georg Gadamer

“Non mi piacciono i libri da vecchi: sono noiosi e pesanti. Preferisco quelli meno impegnativi, una lettura leggera che mi distragga”.

Viviamo in un mondo che non lascia spazio alla lettura di per sé, ma soprattutto che disprezza tutto ciò che appartiene alla letteratura d’Autore, quelli che a me piace ancora chiamare i “Grandi Classici”.

La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati.

René Descartes

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Per dieci minuti (Chiara Gamberale)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occchio,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori e ai sentimenti.

Così recita la meravigliosa “Lentamente muore” di Pablo Neruda. Read more