Ognuno potrebbe – Michele Serra

Giulio Maria ha trentasei anni, è un antropologo, ed è nato anacronistico, figlio inatteso di una coppia non più giovane. Da sempre attribuisce a questa forzatura anagrafica la tendenza a sentirsi stonato, poco in armonia con l’ambiente circostante.

Eppure la realtà che Giulio non riesce ad accettare e che lo porta di continuo ad interrogarsi, è quella nella quale ognuno di noi si muove ogni giorno, spesso inconsapevole, troppo preso da singoli dettagli per alzare lo sguardo sul quadro complessivo.

Giulio è un ricercatore che, per settecento euro al mese, studia e cataloga le esultanze dei calciatori. Un lavoro che non lo entusiasma e che lo porta a riflettere su quanto la nostra società sia diventata egocentrica ed esibizionista.

Del resto persino Agnese, sua compagna da quattro anni, soffre di quella che qualcuno definisce la Sindrome dello sguardo basso: sguardo fisso sullo smartphone e totale inconsapevolezza di ciò che ci circonda.

Passano i digitambuli, nel vasto mondo attorno, a migliaia, a milioni, assorti nei loro rettangolini di luce fredda, così fredda che neppure gli si riverbera sul viso. Lo sguardo rivolto in basso rende la loro fronte piana; le palpebre a mezz’asta fanno schermo alle pupille, nascondendo anche il colore degli occhi. Sono volti inabissati, volti che hanno abbandonato il volto. Hanno tutti qualcosa di sospeso: uno star dicendo, uno star facendo che deve avere avuto un inizio e che certamente avrà una fine, ma non adesso. Attraversano questi posti e queste giornate come se non li riguardassero. Passano soltanto.

Tutti sentono il bisogno di condividere, di dimostrare, di apparire, il bisogno che gli altri sappiano che sono colti, socievoli, innamorati, fortunati, devoti, importanti. Di spettacolarizzare tutto. Di esibire ogni cosa.

Ma quanti poi, vivono davvero? Quanti, spenti i telefoni e oscurato lo schermo di un computer sanno davvero condividere e comunicare? Quanti pensano ancora a godere il momento prima di scattare una foto con quello che Giulio definisce Egòfono? E mai definizione fu più adatta, perché l’Ego è la sua sfera d’uso, è ciò che dall’obiettivo viene ingigantito, deformato, trasfigurato ed inviato all’esterno. Selfie. Immagini di sé condivise, twittate, postate e riprodotte decine di volte al giorno.

Impossibile non riflettere e non porsi queste domande durante la lettura.

Ognuno potrebbe, attraverso gli occhi di Giulio, ci offre uno sguardo dissacrante sulla realtà, una finestra sul mondo che ci siamo costruiti. Un mondo fittizio, in cui gli unici obiettivi che ci si pongono riguardano click, like, visualizzazioni, commenti.

Quanti investono altrettanto tempo, interesse, attenzione, nei rapporti affettivi, nella propria crescita personale, nella vita reale?  Penso alle famiglie che si riuniscono intorno ad una tavola apparecchiata, un tempo simbolo di convivio, chiacchiere, confronti, e adesso le immagino senza difficoltà chine sul proprio smartphone.

La sostanza della questione è che il lontano sta diventando molto più importante del vicino. E siccome il vicino è la realtà materiale, e il lontano è solo un’astrazione, noi stiamo facendo deperire ciò che abbiamo a vantaggio di ciò che ci illudiamo di avere.

Più che un romanzo – manca infatti una vera trama – definirei questo libro un insieme di fotogrammi narrativi. Una sequenza di immagini che inquadrano la vita di Giulio, un uomo di quasi quarant’anni con i dubbi di un ragazzo che, contrariamente alla massa, pensa, si interroga, osserva. Percepisce lo scorrere inesorabile del tempo, subisce l’indifferenza di Capannonia, l’asfissiante porzione di pianura in cui vive, tutta “tubi e cubi”, dove il cemento sembra aver soffocato pensieri e sogni.

Il linguaggio è colto, lo stile curato. L’autore ci invita alla riflessione, alla consapevolezza.

La mia opinione è che ognuno dovrebbe fare un passo indietro. Da tutti i punti di vista. Anche fisicamente. Darsi un poco di spazio e, dandoselo, darne anche a chi gli sta intorno. Come c’è un frattempo tra un’azione e l’altra, così dovrebbe esserci un fralluogo tra una persona e l’altra. E come il frattempo così il fralluogo serve a dare fiato. Un passo indietro e una parola in meno.

Ridurre il proprio Ego per dare spazio agli altri. Alzare lo sguardo per soffermarsi sulle cose semplici, per godere di un cielo particolarmente azzurro o di un albero fiorito nella stagione sbagliata, per abbracciare e baciare, per salutare il vicino di casa, per ridere guardando qualcuno negli occhi e non fissando uno schermo piatto. Per vivere, la vita vera.

Che lì, il tasto rewind purtroppo non c’è.

Stefania Mangiardi

Pierluigi e Ettore Erizzo, Il regalo del Mandrogno

Ci occupiamo oggi di un romanzo poco noto, pressoché estraneo al percorso della letteratura italiana del secondo Novecento. Un romanzo dalla storia editoriale anomala: pubblicato nel 1947, poi nel 1964, alla fine degli anni Settanta e infine nel 2002 (questa edizione è tuttora in commercio), ma sempre da piccoli editori locali. Il regalo del Mandrogno è opera di due fratelli, Pierluigi (1884-1962) e Ettore (1895-1979) Erizzo: due avvocati piemontesi (ma di origine nobile veneziana) che lo scrissero per passatempo mentre la guerra ostacolava la loro attività professionale.

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Un’opera minore, certo, ma che nei decenni si è costruita un pubblico partecipe quanto appartato. E un romanzo di ampie dimensioni (oltre 800 pagine nell’ultima edizione), ben giustificate dalla trama: la storia di una famiglia della provincia alessandrina da Napoleone ai primi del Novecento.
La vicenda inizia con la morte, intorno al 1930, del vecchissimo Policleto Montecucco: un personaggio di rara antipatia, egoista e pieno di astio verso tutti i componenti della sua famiglia. Col suo testamento non si smentisce: sceglie infatti di lasciare ai figli solo la legittima, dividendo tutto il resto del patrimonio fra quattro persone apparentemente prive di rapporti tra loro: “è, più che lecito, giusto che il Testatore del suo peculio disponga a favore di quanti conservino in sé, sia pure per vie ascose, la miglior linfa della imporrita pianta”. Due nipoti di Montecucco, gli avvocati Polo e Alvise (evidenti alter ego degli autori, che raccontano la vicenda in una curiosa prima persona plurale) indagano su questi personaggi ricostruendo la storia di un ramo nascosto – eppure forte e vitale – di una famiglia ormai decaduta.
Tutto comincia il giorno della battaglia di Marengo (14 giugno 1800), quando nella tenuta dei Montecucco arriva un ufficiale napoleonico ferito, Isidoro Chénousset: un uomo forte, appassionato, dai rozzi lineamenti e dai capelli rossi. Lo accompagna il “mandrogno” del titolo: è questo un termine popolare locale che indica gli abitanti delle campagne di Alessandria. I mandrogni tornano spesso nel romanzo: carrettieri dalla vita zingaresca e un po’ ai margini della legge, impegnati in traffici non sempre chiari ma mossi da un forte senso dell’onore.
Di Chénousset si innamora perdutamente Rosina, moglie spenta e intristita di Giovacchino Montecucco: da questo breve amore nasce un figlio, Napoleone, destinato a trasmettere una discendenza irregolare (e il particolare aspetto fisico di Chénousset) a vari personaggi le cui vicende si intrecciano con quelle della famiglia “ufficiale”.
Il romanzo ha una struttura complessa, le parti raccontate in prima persona plurale fanno da cornice e intermezzo a tre “romanzi” , ognuno dedicato a un personaggio di una diversa generazione: l’infelice Rosina, suo figlio Napoleone, patriota e sacerdote, e Paoletta, figlia di Policleto obbligata dal padre a un matrimonio sbagliato. I tre romanzi appaiono intonati con l’epoca in cui si svolgono: una storia d’amore di stampo romantico (Rosina), una biografia in forma di romanzo storico (Napoleone), un dramma borghese (Paoletta). A unificare i fili della vicenda è l’ambiente: la tenuta del Cucco, con la sua atmosfera antiquata, i suoi oggetti polverosi che ricordano tanto le “buone cose di pessimo gusto” care a Gozzano, i rapporti sociali tra proprietari e contadini; e tutto intorno le pettegole città di provincia, l’affettuosa descrizione dei personaggi minori, la monotona vita borghese.
Ma a colpire il lettore è il semplice piacere di raccontare, con un linguaggio piano, elegante, discreto, un po’ agé e piacevolmente prolisso; con una costruzione impeccabile, un piglio narrativo ottocentesco e un abile uso dei luoghi comuni della narrativa. In fondo una storia del genere è un bell’esempio di un possibile romanzo italiano “popolare”, assente sia nella tradizione “alta” come nell’attuale letteratura di genere che di solito si limita a riproporre modelli elaborati in altri contesti. Qui ci si abbandona con piacere a una vicenda nella quale ci riconosciamo facilmente: per l’ambiente provinciale, per la presenza ingombrante della famiglia, per il contesto storico che bene o male ci è familiare; ci si fa accompagnare da una voce di narratore distaccato e insieme partecipe, sorridente e capace di ironia. E affezionato a ciò che narra: “ma se la verità è stata diversa da quella che noi abbiamo ricostruita, non ce ne importa assolutamente nulla. Per noi è così, anzitutto perché riteniamo che la nostra ricostruzione sia fedele, ma soprattutto perché, così com’è, a noi piace moltissimo”.

PIERLUIGI e ETTORE ERIZZO, Il regalo del mandrogno, Boves (CN) Araba Fenice Libri, 2002.

Giuliano Galletti

Niente è come te – Sara Rattaro

Esiste una forma di dolore che rischia di non vedere mai la fine. E’ una fessura, una lacerazione o, meglio ancora, una ferita che nasconde fra i suoi lembi strappati tutti i tuoi compleanni senza di me, i lunghi viaggi della mia fantasia nei quali tornavi sempre qui dove sei nata e tutti i giorni in cui ho atteso una risposta che non è mai arrivata.

Francesco è un padre a metà. La figlia, Margherita, gli è stata portata via illegalmente all’età di cinque anni dalla madre, Angelika, danese. Una madre che non si è limitata a scegliere per sé. Con le sue azioni ha cambiato per sempre il destino di sua figlia e dell’uomo che un tempo aveva scelto di amare.

Dieci anni dopo, Francesco riceve una telefonata. «Angelika è morta. Devi venire a prendere Margherita». Dieci anni di attesa, di vita non vita, di speranze puntualmente disattese, di un dolore sottile ma persistente, di mancanza e vuoto. Così inizia la storia di Francesco e Margherita che diventano padre e figlia con dieci anni di ritardo, due sconosciuti legati da un dolore cieco e da un amore vivo ma ancora in boccio.

Ma noi ne abbiamo troppo pochi di ricordi insieme. Abbiamo in comune solo un grande vuoto, quello che, in modo diverso, ci ha procurato tua madre.

Niente è come te è la storia di un caso di sottrazione internazionale di minore. E’ la storia di un amore tra un ragazzo italiano e una ragazza danese e della nascita di una bimba di nome Margherita. E’ la storia di un matrimonio in crisi. E’ la storia di una menzogna. Di un viaggio di sola andata. Di una bambina che cerca il suo papà. E che poi non lo cerca più. E’ la storia di una battaglia burocratica, di un’attesa senza fine, di un’ingiustizia protratta troppo a lungo. E’ la storia di un padre innamorato di sua figlia e di una ragazzina fragile, cresciuta in un affilato castello di bugie. Ma Niente è come te è soprattutto una storia vera.

La narrazione è affidata a Francesco e Margherita che, a capitoli alterni, mettono a nudo pensieri ed emozioni che accompagnano il  loro incontro e la nuova vita insieme, ma anche ricordi del passato, del periodo antecedente al ricongiungimento.

Una storia come quelle che ascoltiamo di sfuggita al telegiornale, genitori che tornano nel loro paese d’origine portando con sé i figli, mariti e mogli che in un giorno qualunque, senza alcun preavviso, si trovano catapultati in un incubo, privati di ciò che di più caro possiedono.

Ero un giovane uomo con tutta la sua forza, Margherita, ma non ci sono riuscito. Non ce l’ho fatta a riportarti qui, a tenerti legata a me, e mi chiedo se potrai mai perdonarmi perché te l’avevo promesso, così come fa un padre, quando il tuo piccolo pugno aveva stretto il mio dito per la prima volta.

Vivere questa vicenda dall’interno, attraverso la penna di Sara Rattaro è stato un colpo al cuore, come spesso accade con i suoi libri. Con uno stile intenso e palpitante, l’autrice ci conduce nella mente di Francesco e Margherita, nelle paure di un uomo che ha lottato tutta la vita per essere padre, nel senso di inadeguatezza di una ragazzina di quindici anni che trova conforto solo nella musica, nell’amato violino, l’unico punto fermo della sua vita, l’unico amico a non averla abbandonata.

A Francesco e Margherita si aggiungono altre vittime. Enrica, giovane ricercatrice e compagna di Francesco, che negli anni ha imparato a stare accanto ad un uomo ferito e sfiduciato, ha rinunciato alla possibilità di avere un figlio suo, ha accettato di convivere con i silenzi e i fantasmi di un passato sempre presente e lo ha fatto col sorriso, un sorriso che non ha mai vacillato, anche quando da sorridere c’era ben poco. E poi la madre di Francesco, morta prematuramente a causa di un male incurabile o forse schiacciata dal dolore, dal senso di impotenza davanti ad una battaglia senza vincitori.5680116_291163

I personaggi sono vivi, reali, con pensieri e sentimenti che si attaccano alla pelle, impedendoti a tratti di respirare. Difficile scrollarsi di dosso le lacrime di Francesco, le lapidarie verità di Enrica, le domande senza risposta di Margherita.

E, soprattutto per un genitore, impossibile non porsi degli interrogativi: e se fosse successo a me?

Eppure la Rattaro riesce a parlare di argomenti così forti senza calcare mai la mano, con un realismo che non è mai brutale e nemmeno edulcorato, un realismo intinto nella speranza.

Tra un capitolo e l’altro sono presenti dei trafiletti che riportano ad altre storie, tutte diverse e tutte uguali, storie di genitori che hanno vissuto la stessa esperienza e che da anni hanno perso le tracce dei propri bambini.

Davanti a vicende simili si usa spesso l’espressione strappare. Una bambina strappata dalle braccia del padre, dalla sua casa, dal suo paese. Mi soffermo sul significato di questo verbo e mi rendo conto di come esprima bene ciò che avviene in questi casi. Uno strappo. Per quanto il tempo possa lenire le ferite o si possa persino giungere ad una soluzione, uno strappo non può sparire. Le persone coinvolte ne porteranno sempre i segni, i punti con cui la lacerazione è stata ricucita rimarranno ben visibili, cicatrici che continueranno a pulsare, a ricordare tutti i momenti persi.

Ma di una cosa sono convinto: sarà grazie ad ognuno di questi singoli minuti che un giorno capirai che niente, ma proprio niente, è come te, Margherita.

Perché forse l’amore trova sempre la strada per giungere a destinazione.

Vincitore del Premio Bancarella 2015, Niente è come te è una storia che tutti dovrebbero conoscere.

Stefania Mangiardi

[Immagine tratta da Google Immagini]

Selezionati per voi Junior – Natale 2015

Inizio Dicembre..un pomeriggio in casa al calduccio..una matita in mano e un foglio bianco steso di fronte. Per molti bambini, questo, è un momento davvero magico! Finalmente possono esprimere il loro desiderio per il Natale che ormai pian piano si avvicina! Chi non ha ancora l’età per scrivere si fa aiutare da mamma e papà. Chi a scrivere ha appena imparato si fa correggere gli errori da qualche fratello o sorella più grande. Chi invece a Babbo Natale non ci crede più, la letterina probabilmente non la scrive, ma spera comunque di poter scoprire qualcosa per lui sotto l’albero!

Cari genitori, amici, parenti, ecco qualche proposta per voi: impacchettate un libricino insieme ai tanti regali che comprerete! Leggere è viaggiare con la fantasia, è scoprire nuovi mondi con il pensiero! Inoltre, per noi della Chiave di Sophia, leggere è soprattutto riflettere! Per cominciare a farlo non c’è un’età minima, anzi! I bambini sanno dimostrare spontaneamente ogni giorno la loro curiosità verso il mondo che li circonda. Leggere assieme a loro un album illustrato durante le vacanze natalizie sarà un’occasione in più non soltanto per trascorrere un momento piacevole in famiglia, ma anche per alimentare le loro domande e riflessioni riguardo a..

La grande domanda

VITA: Wolf Erlbruch, La grande domanda, Edizioni e/o 2004, 13€, a partire dai 3 anni

Un testo che, facendo esplorare differenti punti di vista, permette di apprezzare la particolarità e la singolarità di ciascuno di essi. Le risposte dei vari personaggi alla cosiddetta “grande domanda” non si propongono come alternative escludentesi l’un l’altra, ma offrono spunti per iniziare a definire la propria posizione, la quale può addirittura essere annotata alla fine del libro! Contribuire con i propri disegni alle illustrazioni già presenti nel testo? Niente di più soddisfacente per un bambino!

 

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AMICIZIA: Linda Sarah e Benji Davies, Sulla collina, Giralangolo 2014, 13.50€, dai 4 anni

Una breve storia d’amicizia che inizia a due, con Uto e Leo, sembra incrinarsi con l’arrivo di Samu, ma che poi termina felicemente con l’immagine dei tre bambini che giocano tutti assieme. L’amicizia per i bambini è un’esperienza tanto speciale quanto delicata! Capita spesso che si verifichino delusioni per piccolezze: quest’album può insegnare ad affrontare le paure e le preoccupazioni al fine di vivere con spensieratezza i momenti in compagnia!

LEZ PESCA

AMBIENTE e non solo: Heinrich Böll e Emile Bravo, Lezione di pesca, Bao Publishing 2013, 11€, dai 5 anni

Un racconto che vede come protagonisti un turista esageratamente propositivo e un tranquillo pescatore della costa occidentale. Il primo rispecchia la tendenza attuale alla produzione a all’accumulo di beni e capitali; il secondo invece dimostra di essere ancora capace di godere dei piaceri semplici della vita. Riusciranno a mettersi d’accordo? Scopritelo assaporando le simpatiche e colorate immagini che fanno da sfondo!

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STORIA: Sebastiano Ruiz Mignone e David Pintor, La piccola grande guerra, Lapis 2015, 14.50€, dai 6 anni

Un grande album illustrato che con immagini sapientemente realizzate e ricche di particolari, si propone come mezzo ideale per affrontare l’argomento non solo della Grande Guerra, ma anche di tutti i conflitti bellici in generale. La guerra non deve essere un tabù, i bambini sanno che è esistita e che in alcune parti del mondo esiste ancora. È importante soffermarsi a parlarne con loro se lo richiedono, senza affogare dubbi e domande, al fine di poter fornire loro fin da piccoli gli strumenti per imparare a capire questo strano, condannabile, ma pur sempre naturale, fenomeno.

 

Federica Bonisiol

[immagini di proprietà de La Chiave di Sophia ]

Selezionati per voi: Dicembre 2015!

LIBRI

Dicembre è il mese più magico dell’anno. Un mese la cui atmosfera è quasi palpabile. Odore di muschio, di legna bruciata, di biscotti, di zenzero e arancia. Profumo di tradizioni e di affetti, di infanzia e di passato. E poi musiche dolci, luminarie che abbracciano il centro città, nasi rossi, maglioni pesanti, ombrelli, liste, pensieri avvolti da nastri e carta dorata. Le letture che voglio suggerirvi sono intrise di questo fascino, sono storie che culleranno il bambino che siamo stati, da leggere davanti al camino, con il rassicurante sfondo di tante lucine intermittenti.

Il-tredicesimo-donoIl tredicesimo dono – Joanne Huist Smith

Joanne, insieme ai suoi tre figli, si appresta a trascorrere le festività più dolorose della sua vita, visto che solo pochi mesi prima il marito è deceduto all’improvviso a causa di un infarto. Ma tredici giorni prima di Natale, sulla soglia della porta di casa appare un dono, rituale che si ripeterà nei giorni successivi. La famiglia Smith non ha idea di chi possa nascondersi dietro quei gesti, e ignora che saranno proprio quei piccoli pensieri inaspettati a guidare i loro cuori ammaccati sul sentiero della speranza. Una storia realmente accaduta, che riuscirà a scaldare anche gli animi più disincantati.

Canto di Natale – Charles Dickenscover

Ebenezer Scrooge è un uomo arido, devoto al dio denaro, che ha scelto di venerare a discapito di affetti e sentimenti, completamente banditi dalla sua vita. Ma nella notte di Natale tre spiriti gli faranno visita, ricordandogli il passato, presentandogli il presente e prospettandogli il futuro. Un futuro che forse può ancora essere cambiato. Un classico magico e intramontabile, da leggere e rileggere in questo periodo dell’anno.

 

La cena di Natale – Luca Bianchinibianchini_luca_la_cena_di_natale

Ninella e Don Mimì, consuoceri legati da un amore giovanile non ancora sopito, affrontano la prima cena ufficiale dal matrimonio dei rispettivi figli, Chiara e Damiano. Sarà la cena della Vigilia di Natale, tra mille portate, esilaranti imprevisti, segreti malcelati e regali riciclati. Un libro che vi farà ridere e sorridere, sullo sfondo inatteso di una Polignano imbiancata dalla neve. Da leggere preferibilmente dopo Io che amo solo te.

 

Stefania Mangiardi

 

FILM

Dicembre, si sa, non è solo un mese in cui celebrare le festività natalizie, ritrovarsi in compagnia di amici o parenti e godersi il clima rigido degli ultimi giorni dell’anno. Dicembre è anche il mese in cui si registrano le presenze più alte nei cinema di tutto il Paese. Un’occasione in più per scoprire grandi storie e appassionarsi davanti a uno schermo cinematografico. Come ogni mese, abbiamo selezionato per voi i tre titoli da non perdere negli ultimi giorni del 2015. Buona visione!

monroiMON ROI – Maiwenn Le Besco: Dopo lo straordinario Polisse, la regista francese Maiwenn torna a dirigere una storia molto intensa, presentata in concorso all’ultimo Festival di Cannes. Sopravvissuta a un gravissimo incidente sugli sci, la protagonista Tony usa il tempo della sua guarigione per riflettere sulla turbolenta storia d’amore che sta vivendo con l’irrequieto Georgio (interpretato da Vincent Cassel). Un film che analizza in maniera intelligente e mai banale le dinamiche di una relazione sentimentale. Ideale per una tranquilla serata di coppia. USCITA PREVISTA: 3 DICEMBRE 2015

star-wars-7-poster-italiano-717x1024STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA J.J. Abrams: Settimo capitolo per la saga più amata nella storia del cinema. Non un semplice film di fantascienza ma un’esperienza visiva e culturale a 360 gradi, capace di trasformare una semplice storia in una sorta di culto mistico da venerare. Ancora pochi giorni d’attesa e finalmente i fan di tutto il mondo potranno tornare ad appassionarsi alle avventure dei cavalieri Jedi nella galassia lontana lontana creata tanto tempo fa dalla mente di George Lucas. USCITA PREVISTA: 16 DICEMBRE 2015

francofonia-trailer-italiano-e-poster-del-film-di-aleksandr-sokurovFRANCOFONIA – Aleksander Sokurov: Uno dei migliori film presentati all’ultima edizione della mostra del cinema di Venezia. Splendida riflessione sul rapporto tra arte e potere, ambientata nella Francia della Seconda Guerra Mondiale. Sokurov racconta la storia dell’occupazione nazista a Parigi e del tentativo dei tedeschi di trafugare le opere più prestigiose del museo del Louvre. Una lezione di Storia ma soprattutto di grande cinema, il cui merito più grande è quello di ricordarci l’importanza assoluta dell’arte all’interno della nostra quotidianità. USCITA PREVISTA: 17 DICEMBRE 2015

Alvise Wollner

[immagini tratte da Google Immagini]

La verità della suora storta – Andrea Vitali

Andrea Vitali è sempre sinonimo di storie semplici, schiette, che offrono al lettore genuini scorci di vita di paese. E ancora una volta l’autore non delude le aspettative, regalandoci tutti gli ingredienti che siamo avvezzi a pregustare all’uscita di un suo nuovo romanzo: sorrisi, evasione, aneddoti popolari, quella piacevole sensazione di familiarità alla quale la sua penna ci ha abituati. Con La verità della suora storta il prolifico Andrea ci conduce a Bellano agli inizi degli anni settanta, gli anni delle prime auto diesel che scorrazzano per il paese, non a caso uno dei protagonisti del libro è per l’appunto meccanico. Per la precisione ex-meccanico e attuale tassista, perché alla morte del titolare dell’officina – il Scatòn – il Sisto decide di cambiare mestiere.

E mentre in una pigra domenica pomeriggio, si abbandona ad una pennichella davanti alla stazione, una donna si avvicina riscuotendolo. Ha bisogno di essere condotta al cimitero. Il problema è che la signora non arriverà viva a destinazione, sarà vittima di un infarto durante la corsa. Morte naturale, quindi. Per il Sisto è una vera sventura, un cadavere sul sedile posteriore non è esattamente la pubblicità che ogni tassista si augura. Proprio a questo punto entrerà in scena il maresciallo Riversi, al quale spetterà il compito di scoprire l’identità della defunta, che viaggiava senza borsa né documenti. Ma non è tutto. Il maresciallo, spinto da un sentore personale, deciderà di andare a fondo nella vita della defunta, apparentemente sola al mondo. Proprio le sue ostinate ricerche porteranno alla luce verità dimenticate e coinvolgeranno quella che tutti in paese chiamano la suora storta, a causa di una forma di artrite che negli anni ha deformato la sua schiena. La religiosa sembra nascondere un segreto inconfessabile.

Il Sisto non aveva la minima idea di come si chiamasse quella suora. L’aveva descritta cercando di non insistere sulla deformità della sua schiena ma quello, staccando con un morso un bel tocco di pane e salame, gli aveva risposto senza alcun ritegno.

«La suora storta».

Bene, a quell’ora, se non aveva niente da fare in reparto, se ne andava in lavanderia a dare una mano oppure filava nella cappelletta a pregare.

«Forse spera in un miracolo che le raddrizzi la schiena». Oppure, aveva aggiunto, aveva qualche peccato grosso da farsi perdonare.

Ancora una volta Andrea Vitali ci conduce a spasso nel tempo, ma non nello spazio. Lo sfondo rimane invariato: l’ameno paesino adagiato sulle sponde del Lago di Como. Ritroviamo le viuzze, la chiesa, personaggi meravigliosamente caratterizzati, termini dialettali che arricchiscono la narrazione rendendo tutto più reale. E poi l’ironia di Andrea Vitali, la sua arguzia, quella vena umoristica che regala sorrisi e strizza l’occhio al lettore.

Impossibile non percepire il potere rasserenante della scrittura del Vitali, le sue vicende appartenenti ad un passato  accogliente, ad un mondo piccolo e popolare, fatto di cose semplici ed essenziali. Come semplice ed essenziale è il suo stile, capitoli lapidari che scivolano uno dopo l’altro. E, come valore aggiunto, in questo libro troviamo un accenno più accurato ai sentimenti dei protagonisti. A differenza di altri romanzi, abbiamo un minor numero di personaggi, come se l’autore avesse voluto concentrarsi con maggiore attenzione sulle loro emozioni.

Con Vitali si sorride, si ride di gusto, e a volte inaspettatamente ci si commuove, in ascolto di parole che sembrano pronunciate nell’intimità di un focolare domestico.

Stefania Mangiardi

[immagine tratta da Google immagini]

 

Squisito! – Ruth Reichl

Billie Breslin lascia la California per trasferirsi a New York, dove ambisce al posto di segretaria per Squisito!, celebre rivista gastronomica della Grande Mela. Sin da piccola Billie ha un talento naturale, un palato attraverso il quale riesce a distinguere anche gli ingredienti più complessi, a visualizzare alchimie di sapori, a prevedere perfette sinfonie di gusti. Talento che si rifiuta di utilizzare in cucina da quando un doloroso evento ha invertito per sempre la rotta della sua vita.

Squisito! si rivelerà per Billie una grande avventura, un caleidoscopio di conoscenze e nuove esperienze, purtroppo destinate ad interrompersi bruscamente. La rivista chiuderà i battenti per bancarotta e toccherà proprio a Billie rispondere agli ultimi reclami dei clienti in quella maestosa casa newyorkese ormai vuota, abbandonata dai colleghi e destinata a trasformarsi in un’abitazione privata. Proprio in questa circostanza Billie farà una scoperta inaspettata: una stanza segreta che custodisce una corrispondenza epistolare risalente a settant’anni prima, lettere inviate da una ragazzina al celebre chef James Beard, nei tragici anni della seconda guerra mondiale. Billie, grazie alle parole di Lulu, cariche di gioia di vivere, coraggio, determinazione e speranza, intraprenderà un cammino alla ricerca di quella ragazzina del passato, ma anche e soprattutto di se stessa.

Squisito! è una storia che profuma di zenzero, arancia e cannella. E’ una storia zuccherosa al primo morso, ma con un retrogusto deciso e speziato. Billie per tutta la vita ha combattuto con il suo sentirsi inadeguata, inadatta, a volte addirittura invisibile. Poi accade ciò che non sarebbe mai dovuto succedere, e da quel momento si chiuderà in se stessa, si trincererà in un cieco senso di colpa, annientando il proprio essere, annullando la propria anima e privandosi di ciò che più ama fare: cucinare. Finché Lulu, una ragazzina cresciuta durante la guerra non si farà spazio nella sua vita e nei suoi pensieri, creando una piccola crepa nell’armatura di Billie. Una crepa dalla quale ben presto entreranno luce, vita, rinascita e forse persino l’amore.

Lo stile di Ruth Reichl è caldo e accogliente, guida il lettore tra le strade di New York, tra personaggi unici, caratteristici, modellati con cura e maestria. Il cibo, la cucina, l’arte culinaria, riempiono la narrazione di odori, sapori, dettagli che rapiscono i cinque sensi del lettore. Come la gastronomia italiana di Sal Fontanari che, nel cuore di New York, dona ai clienti non solo salumi e formaggi, ma anche una porzione di sentimenti tipicamente italiani: ospitalità, condivisione, umorismo, ilarità.

E’ come se pensassero che tornando a casa troveranno un po’ dell’ottimismo di Sal, incartato insieme al formaggio.

Squisito! è una lettura piacevole, dai toni delicati e dai sapori dolci, ma non solo. E’ un libro che ci invita ad andare avanti nonostante tutto, a diventare ciò che desideriamo essere, ad assumerci i rischi azzerando i timori. Perché in fondo la vita è molto simile ad un soufflé e, come direbbe James Beard…

 l’unica cosa che fa sgonfiare un soufflé è sapere che ne avete paura.


Stefania Mangiardi

[immagine tratta da Google immagini]

Selezionati per voi: Ottobre 2015

LIBRI

Ottobre è il mese che sancisce l’inizio dell’autunno. Colori avvolgenti, tazze calde, maglioni sulle spalle, risvegli lenti, luci soffuse. Una stagione un po’ nostalgica, che profuma di cannella e cioccolato, e ci accompagna nelle passeggiate con il crepitio delle foglie sul selciato. Quale periodo migliore per abbandonarsi alla lettura di un bel libro?

Ecco una selezione di titoli che si prestano ad essere letti con il sottofondo della pioggia che batte sui vetri, un tè caldo tra le mani e la penombra di una stanza accogliente. Libri dagli ingredienti autunnali, nei quali troverete:

 

*Atmosfera

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Una lontana follia – Kate Morton

Edie sa che il passato della madre cela un mistero, vuole sapere ad ogni costa di cosa si tratta. Non immagina che le sue ricerche la condurranno in un cupo castello, nella vita di tre sorelle e negli incubi di uno scrittore tormentato. Atmosfere avvolgenti ed enigmatiche, nel tipico stile Morton.

 

*Misticismo

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Fiore di fulmine – Vanessa Roggeri

Nora è solo una bambina quando viene investita da un dono che la sovrasta, un dono che è salvezza e condanna e che, crescendo, continuerà a custodire nei suoi grandi occhi verdi. Una storia di dolore e di rinascita, di sofferenza e di crescita, narrata in uno stile magico, quasi fiabesco.

 

*Suspense

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Il passato di Sara – Chevy Stevens

Prima di sposarsi con l’uomo che ama, Sara decide di mettere a posto l’ultimo tassello della sua esistenza: scoprire l’identità dei suoi genitori biologici. Ma la verità la condurrà su un sentiero dissestato, disseminato di terrore. Un magnetico susseguirsi di emozioni, suspense e tensione, un thriller psicologico perfetto per una giornata di pioggia.

 

*Mistero

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La tredicesima storia – Diane Setterfield

Una giovane biografa viene scelta da una famosa scrittrice per redigere la sua biografia. Nella misteriosa magione inglese, Margaret capirà che forse la scelta non è ricaduta su di lei in maniera casuale. Un libro intrigante, una storia sospesa tra passato e presente, tra strane similitudini ed oscuri intrecci.

 

 

Stefania Mangiardi

 

FILM

Non capitava da alcuni anni di trovarsi davanti a un ottobre così ricco di uscite cinematografiche da non perdere. Il mese che verrà è infatti pronto ad accontentare i gusti di tutti gli spettatori possibili, dagli appassionati dei blockbuster (“The Martian” con Matt Damon e il nuovo capitolo della saga “Maze Runner” per citare solo alcuni esempi) fino al cinema più impegnato con i migliori film provenienti dai festival di Venezia, Roma e Cannes. Pur dovendo escludere alcuni titoli molto validi, alla fine anche questa volta abbiamo selezionato per voi i tre film da non perdere in questo ottobre da vivere a tutto cinema.

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BLACK MASS di Scott Cooper: E’ stato il film più atteso all’ultima mostra del cinema di Venezia nonostante fosse fuori concorso e nonostante parli di una storia vista e rivista mille volte sul grande schermo. Inutile dire che la vera attrazione di questo classico gangster movie è uno straordinario Johnny Depp che grazie all’ennesima trasformazione fisica riesce a catturare lo spettatore con una performance sempre al di sopra delle righe. Il film è costruito intorno al suo personaggio e grazie a ottimi attori comprimari, una sceneggiatura solida e un ritmo godibile, riesce a diventare un prodotto senza infamia né lode, che apprezzerete di sicuro se amate film come “The Departed” di Martin Scorsese. USCITA PREVISTA: 8 OTTOBRE

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THE LOBSTER di Yorgos Lanthimos: Il film che ha vinto l’ambito Premio della giuria all’ultimo festival di Cannes, arriva finalmente nelle sale italiane. Una splendida commedia surreale che si distingue dagli altri titoli per l’originalità della sua trama. In un futuro prossimo le persone single vengono arrestate e trasferite in un apposito albergo dove hanno a disposizione 45 giorni di tempo per trovarsi un partner e innamorarsene, altrimenti saranno trasformati in aragoste. Protagonisti della storia un Colin Farrell al meglio della sua forma e un’ottima Rachel Weisz. Un film da non perdere. USCITA PREVISTA: 16 OTTOBRE

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 MUSTANG di Deniz Gamze Ergüven: Un altro film che ha scosso il mondo dei festival internazionali, vincendo il premio Label Europa Cinemas all’ultimo festival di Cannes e venendo proiettato in una sezione speciale del Toronto Film Festival. Storia forte e coraggiosa, ambientata in Turchia, dove un gruppo di quattro sorelle darà scandalo nel proprio villaggio per essersi messe a giocare con dei ragazzini maschi tornando da scuola. Un’opera prima toccante, girata con un ottimo stile, capace di farci prendere coscienza del fatto che in Paesi molto vicini al nostro continuano a succedere episodi lontani anni luce dal nostro modo di vedere le cose. Un’occasione per vedere un esempio di cinema capace di portare lo spettatore a porsi domande molto importanti per i tempi in cui viviamo. USCITA PREVISTA 29 OTTOBRE
Alvise Wollner

Tra il mare e la montagna c’è di mezzo la cultura

C’è chi ama il caldo e l’afa del mare, chi invece preferisce, almeno ad Agosto, rinfrescare le proprie membra sui monti, trascorrendo le proprie giornate tra distese di prati, ferrate e, perché no, cultura.

Se c’è qualcuno che pensa che ad Agosto anche la cultura vada in vacanza, sbaglia, perché, anzi, essa si impone come elemento principale di una vacanza in cui è giusto riposare il corpo ma è altrettanto necessario dissetare la mente bisognosa di nuovi stimoli, nuove prospettive e nuove idee.

Ecco perché vi proponiamo, per il mese di Agosto, solo eventi al fresco.

– Lunedì 10 Agosto, Piazza Angelo Dibona, Cortina – dalle 15.00 alle 20.00

Leggere Fahrenheit 451 a Cortina. Maratona di lettura del capolavoro di Ray Bradbury. A cura di Paolo Valerio, direttore del Teatro Stabile di Verona.

– Martedì 11 Agosto, Hotel Serena, Cortina – Ore 17.30

Curzio Nitoglia presenta il suo libro “Dalla metafisica araba all’ISIS, Passando per il nazionalismo sociale panarabo”. Introduce la giornalista Rosanna Ghedina.

– Venerdì 21 Agosto, Alexander Girardi Hall, Cortina – ore 18.00

“Un cuore pensante”, incontro con Susanna Tamaro

Per essere aggiornati su tutti gli eventi culturali di Cortina, consultate il sito “Una montagna di libri”

Buone vacanze, qualunque esse siano, e ricordatevi di non dimenticarvi di dissetare la vostra mente.

Valeria Genova

[Immagine tratta da Google immagini]

Selezioni amare

Leggo e rileggo tra i titoli della mia libreria in camera. Cerco e ricerco quello giusto, quel libro che tocchi l’amore e lo descriva al meglio.

Non trovo selezione, non trovo la storia perfettamente giusta.

Sarà un classico come “L’amore ai tempi del colera” o sarà soltanto un amore dei nostri giorni come quelli di cui scrive Lesley Lokko?

L’amore che nel tempo è diventato da tormentato a tormento della nostra quotidianità. L’amore che oggi, nelle pagine attuali, ci sembra maltrattato, dipinto come qualcosa da cui scappare.

Eppure l’amore si genera proprio da noi stessi. Si genera in un gesto, in troppe parole, in qualche briciola di tempo o in tante ore passate a leggere un libro. Si genera in una passione e in un risultato, l’amore é amore perché ci rende vivi.

Avete mai letto una poesia che amate all’alba in riva al mare?

Potreste pensare che sia qualcosa di talmente acclamato da diventare banale, eppure non lo è. Il fatto che non ci si renda conto del rumore del mare non potrebbe rendere al meglio il piacere e il significato della lettura. Leggere le onde, leggere le righe. Cambia soltanto un accento, ma l’attimo assume un significato diverso.

Qualcuno mi ha detto di giocare di più con le parole. Ho imparato che da amare ad amore non passa poi molto spazio.

Amore all’inizio, amare l’amore nel centro della nostra passione, amare come le lacrime alla fine del nostro amore. Come i progetti andati in fumo, come le persone che si perdono, come le cose che non sempre vanno come vorremmo.

Ho cercato di stilare una classifica di libri amari, o d’amore. Avrei voluto stilarne due, forse, affinché si contrapponessero.

Perché aveste – in questa estate già calda nelle temperature – un desiderio di fare pace con l’amore, anche ai giorni nostri.

Un po’ come fanno pace i protagonisti di “Per sempre”, di Susanna Tamaro. Fanno pace con i loro scheletri interiori. Perché nella vita, la maggior parte degli scheletri non sono nascosti in un armadio che teniamo in camera, ma dentro le nostre viscere, pronti a scontrarsi coi nostri pensieri.

Un po’ come fanno Fausto e Anna, in una storia inusuale di Carlo Cassola. In cui conoscono prima loro stessi dell’altro.

O forse, ancora, come quelli de “Il cielo è rosso” di Giuseppe Berto. In cui la scoperta é un flusso continuo che modifica le nostre vite.

D’amore se ne parla, si scrive e si canta da sempre. Fino a renderci un po’ troppo o troppo poco inclini ad esso. Fino a renderci vittime e carnefici al tempo stesso.

Fino a rendere il meglio ed il peggio di noi stessi.

Leggere l’amore al tramonto dev’essere come dissetarsi in un deserto.

Io scelgo “Un amore” di Dino Buzzati, per questa mia estate. Un amore che non sarà mai uguale e al tempo stesso non sarà mai diverso. Scelgo un libro che mi appartenga, come ogni giorno scelgo la vita che mi piace più indossare.

Vivete l’amore nell’operare le vostre scelte, perché l’amore per voi stessi è il primo elemento che vi dà vita. Vivete l’amore nel leggere, vivete l’amaro dell’amore ed anche i suoi lati più dolci.

Ora lo so; non avrei potuto selezionare dei libri ponendoli in una classifica. Guardandoli distaccata nella libreria non avrebbero rivissuto nella mia mente.

E invece vivono e rivivono, mi urlano dentro, mi fanno vibrare soltanto ripensandoci. E amo, e vivo.

Cecilia Coletta
[immagine tratta da Google Immagini]