Terrorismocrazia

7 gennaio 2015, Parigi, sede del giornale satirico Charlie Hebdo – 1 luglio 2016, Dacca.

In mezzo a queste due date c’è la spiaggia di Susa presso l’hotel Riu, c’è il Bataclan, l’albergo Radisson Blu di Bamako nel Mali, c’è San Bernardino in California, Istanbul, Bruxelles, Orlando in Florida, c’è ancora Istanbul ma questa volta il suo aeroporto.

Sconfortante mettere assieme le date dei recenti avvenimenti per dar forma all’essenza internazionale che questo biennio sta respirando.
Il potere del Terrorismo, o Terrorismocrazia, ha ritrovato la sua spinta iniziale di dieci, quindici anni fa; non occorre paventare la fine del mondo, ma prendere atto del fatto che siamo davanti al metodo più consolidato e rodato, per destabilizzare, confondere, per far prevalere i contrasti, per dividere le persone di una o più comunità.

Per comprendere il male e quindi per iniziare ad affrontarlo, occorre sprofondarvici dentro.
Immergersi nell’oscurità delle risoluzioni estreme, nella filosofia dei pianificatori di morte: aut omnia aut nihil, o tutto o nulla.
Il terrorismo non ha una storia troppo recente, non è cosa di oggi, ha avuto altre forze che lo hanno sostenuto, altri protagonisti e ha sconvolto altre epoche, lasciando dietro di se altre vittime su cui piangere.

Mi sono spesso soffermato sulle sfumature di questo male: prendono i colori della religione, della politica, del sentimento di appartenenza ad un determinato sistema, della convinzione di essere gli autoproclamati portatori sani di una società nuova.
E tutti gli altri?
Gli altri diventano vittime sacrificali, diventano agglomerati di “sbagliati”.

In un altro frammento storico, quello 1894-98, le vittime del terrorismo propriamente detto erano i politici, i rappresentanti del potere.
Antonio Cánovas del Castillo, Presidente del Consiglio spagnolo.
Marie François Sadi Carnot, Presidente della Repubblica di Francia.
Elisabetta “Sissi” di Baviera, Imperatrice d’Austria.
Gli esecutori? Tutti italiani: Caseri, Angiolillo, Luccheni.
Quarant’anni prima Felice Orsini, tentava di uccidere Napoleone III di Francia, e mentre l’imperatore si salvava, così non poteva dirsi per dodici persone.

Ancora, 20 marzo 1995, metropolitana di Tokyo, cinque persone salgono sul treno, in una città grande e caotica come quella è normale, è routine.
Ma queste cinque persone fanno parte della neo-religione Aum Shinrikyo, che si propone di raccogliere insegnamenti e dettami sia dal buddhismo che dall’induismo, travisandone e reinterpretandone il messaggio.
Il gas nervino uccide dodici persone; il sistema di reinterpretazione di un messaggio religioso creando estremismi simili, comincerà a farne decine di migliaia di lì a sei anni.

Un piccolo passo indietro: mattina del 18 luglio 1994, questa volta siamo a Buenos Aires, nel seminterrato del palazzo in cui fa sede l’Associazione Mutualità Israelita Argentina, salta in aria un furgoncino imbottito di tritolo, ottantacinque morti.
Solo sospetti, ma nessuna conferma e cade tutto nel buio.

In altri articoli ho spesso ricordato gli “anni di piombo in Italia, manovrati da matrici politiche di estrema destra, estrema sinistra.
Ma sono esistiti anche terrorismi di matrice nazionalista: IRA (Irish Republican Army) in Irlanda del nord, e l’ETA (Euskadi Ta Askatasuna) nei Paesi Baschi, al confine tra Spagna e Francia.

Colpire per uccidere un obiettivo designato.
Seminare paura sotto l’insegna del terrore, e cos’è il terrore?
E’ qualcosa che si insinua nel subconscio delle persone, e che modifica radicalmente le loro vite, le condiziona, crea nuovi punti di riferimento, altera la scala dei valori.

Ecco perché ho voluto definire tutto questo: Terrorismocrazia.
Considerarla esclusivamente in base all’aggettivo che ne indica la provenienza, significa declassare tutte le altre forme di terrorismo che ho elencato, rendendole di fatto superate, quindi dimenticabili.
L’errore è tutto lì.

Alessandro Basso

[Immagine tratta da Google Immagini]