Le cose dell’amore, parte II

«Le anime amanti si avvicinano in quel momento e depongono il loro velo: esse si sentono strette da un vincolo misterioso, che può svanire rapidamente, ma può anche imprimersi più profondamente e durevolmente degli stessi vincoli del sangue.
In realtà l’amore è il più alto grado di beatitudine che l’essere vivente può raggiungere. La beatitudine nasce da un senso di più profonda realtà, di perpetuità dell’esistenza; e la perpetuità dell’esistenza è condizionata dall’unità, dall’unione con un altro essere e con tutti gli altri esseri. […] L’amore è il primo punto luminoso della vita»¹.

L’attrazione. Un’ inspiegabile tensione che ci coglie ad un primo impatto di fronte ad una persona. Quella forza arcaica che è ci rende umani e meno razioni dimostrandoci che non possiamo dimenticare la nostra natura. Questo promemoria filosofico vuole trattare dell’attrazione attraverso i sensi, tranne il più concreto, il tatto, narrata da Piero Martinetti, professore di filosofia che si distinse nella sua epoca per non aver aderito al regime fascista.
Ciò che è più affascinante è come le sue descrizioni siano ancora così vere, così senza tempo da essere ancora attuali. Sono riflessioni sull’amore che non sono intrise di romanticismo o idealità, ma che si concretizzano sul sentire del genere umano, prendendo entrambe le parti.

A partire dall’idea che ogni individuo cerca di realizzare con l’altro la più perfetta unità possibile, ogni essere umano cerca un altro essere che lo completi e che gli dia ciò che a lui manca. L’attrazione si regge su questo filo inconscio che si rende cosciente nel momento in cui scatta qualcosa e si accende nella forma della passionalità.

L’attrazione attraverso la vista rivela la bellezza dei tratti del viso, lo splendore del colorito, il fascino dello sguardo, se non da ultima l’eleganza delle forme. Alla bellezza statica del corpo si aggiunge l’azione della bellezza dinamica, dei movimenti, che si mostra nel moto armonico del corpo, come nel più semplice dei gesti e dei movimenti del viso. Nelle donne è più evidente, determinato dai caratteri anatomici, e rappresenta un elemento dell’attrazione sessuale: incessus patuit dea. La grazia dei movimenti femminili raggiunge il suo più alto effetto nel movimento ritmico della danza². Un elemento importante di attrazione erotica è anche l’abito, che, sia in quanto nasconde, sia in quanto rivela, serve anche a mettere in rilievo la bellezza del corpo: il corpo vestito è sessualmente più eccitante che il corpo nudo. Ha una seconda ragione d’essere nel pudore e può considerarsi come un esprimersi esteriore del pudore. Di più, anche l’esibizione erotica viene col processo del tempo contenuta ed affinata dai sentimenti più delicati dell’amore; il vestito che vela il corpo e tuttavia ne mette in rilievo le linee flessuose, risponde anche a questa esigenza. Accade qui come per i colori: i colori vivi hanno un’azione erotica più violenta e sono i preferiti dalle donne delle civiltà arretrate. Un’eleganza più raffinata sa scegliere colori più pallidi e delicati³. Tra l’abito e l’istinto dell’esibizione erotica ha luogo quindi una specie di compromesso.

Per la donna ha la massima importanza ciò che l’uomo sa dirle, sa esprimerle. Certa è l’attrazione attraverso l’udito per un uomo verso una voce femminile più acuta ma melodiosa.

Il senso dell’odorato è un senso chimico e ciò che intimamente più attrae.  Ha una particolare importanza il profumo del collo e dei capelli, sia dal punto di vista femminile che maschile: i lunghi capelli della donna sono come un naturale organo di profumo che nessun profumo artificiale può sostituire. La donna conserva anche in età avanzata questo odore gradevole del capo, che è come un odore di foglie secche di rosa⁴. Esso è diverso nelle diverse donne, afferma Martinetti, e distingue la donna in due classi: quelle che hanno un naturale profumo di violetta e quelle che hanno un profumo di ambra. Esso è più intenso nelle carnagioni più scure che nelle bianche, e, più nelle brune che nelle bionde; i capelli rossi hanno un profumo caratteristico molto inteso.
L’uso dei profumi con i quali si cerca di sostituire o correggere l’odore naturale, appartiene a tutti i tempi e i popoli, ed ha, in grandissima parte, un carattere erotico. È degno di nota che molti profumi artificiali si connettono con la vita sessuale animale; e la maggior parte dei profumi vegetali sono prodotti floreali, quindi connessi con la fase più acuta della vita erotica della pianta.

Ciò ci può dare un’idea di ciò che attraverso questi tre sensi ci può trarre nell’altro, fateci caso.

Al prossimo promemoria filosofico

Azzurra Gianotto

[L’immagine è tratta da Google Immagini e ritrae Robert Mupplethorpe e Patty Smith alla fine degli anni Sessanta]

NOTE:
1. Piero Martinetti, L’Amore, Ed. Il Melangolo, Milano 1998, pag 56;
2. Ibidem, p. 61;
3. Ibidem, p. 63;
4. Ibidem, p. 68.

L’attrazione mentale come proiezione di noi stessi

L’amore non è solo fisico, ma soprattutto mentale. La mente riesce a trasportarci dove il fisico ne è impossibilitato. Col corpo giocano in tanti, con la mente solo i pochi che riescono.

A volte si pensa di vivere una vita certa, perché sentiamo di conoscerci, pensiamo di sapere ogni singola nostra reazione agli eventi della vita che incontriamo.

Eppure capita sempre l’imprevisto, quel particolare che era sempre sfuggito o a cui avevi pensato ma che credevi essere una cosa lontana da te, che non ti avrebbe mai toccato.

Incontri conosci esplori nuovi universi di pensiero e ti scontri con qualcosa che ti attira in modo diverso dal solito.

Le persone nel corso della vita incrociano le loro strade e ad un certo punto capita che incontrino ciò che Jung definiva “proiezione”, ossia ognuno riconosce il proprio animus maschile o la propria anima femminile attratti da ciò che riconoscono nell’altro come la parte inconscia e nascosta di se stessi.

Un fenomeno irrazionale che si scatena nell’essere umano e che viene volgarmente definito come “attrazione mentale”, ben più pericolosa di quella fisica, soprattutto nell’età adulta quando la mente prende il sopravvento e si avverte maggiormente il bisogno di relazionarsi con persone che abbiano qualcosa da dire.

La pericolosità consiste nel fatto che l’attrazione scocca quando l’altro riesce a vedere la bellezza della mente andando oltre la forma e sbrogliando la matassa dei luoghi comuni.

Nulla è studiato o ricercato, perché l’attrazione è un qualcosa che accade: nel cervello accade qualcosa e si avvertono sensazioni che si creano in un istante.

Già con Platone abbiamo una prima concezione di “attrazione”, dove quella fisica non è vista come una componente fondamentale dell’amore, a differenza di quella platonica che stava e sta tuttora ad indicare una relazione molto intensa tra due persone che trascende dall’attrazione sessuale.

Ma l’attrazione mentale segue il principio di causa ed effetto? Si scatena per un motivo e non ha una determinata finalità?

Se seguiamo la teoria della sincronicità di Jung da cui poi deriva la Legge di Attrazione, ci rendiamo conto che l’attrazione non può essere frutto di un rapporto di causa ed effetto, perché basata su eventi sincronici che, facendo parte di processi inconsci, sono contemporanei e legati da significati complessi, condividono il fine ma non la causa.
L’attrazione deriva, dunque, da coincidenze significative: è come se si attuasse una comunicazione fra l’inconscio e il mondo esterno, attraverso dei simboli che devono essere interpretati, quali stimoli che guidano verso nuovi incontri o verso situazioni che potrebbero modificare il percorso della vita.

L’attrazione sembra, in tal modo, non essere prettamente un evento irrazionale, trattandosi di “comunicazione” tra interno ed esterno, ed è proprio questo stretto legame che ci ricorda che tutti siamo collegati tra noi dall’elemento “esterno”.

L’attrazione è dunque frutto di coincidenze reali e di “richiesta” del proprio inconscio, in quanto

i fatti e le persone che incontriamo sono lo specchio delle nostre volontà.

Valeria Genova