E tu chi sei? Il concetto di identità tra logica e narrazione

Il Bruco si tolse di bocca la pipa e, con voce languida e assonnata, chiese: «E tu chi sei?» […]
Alice rispose con voce timida: «Io… io non lo so, per il momento, signore… al massimo potrei dire chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma da allora ci sono stati parecchi cambiamenti».
«Che vuoi dire?» disse il Bruco, severo. «Spiegati!»
«Mi dispiace, signore, ma non posso spiegarmi,» disse Alice «perché io non sono più io; capisce?»1.

Nel primo incontro del percorso didattico Le meraviglie che Alice trovò, ideato per avvicinare i bambini alla lettura dei celebri romanzi carrolliani Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, la storia di Alice viene ripercorsa attraverso un gioco di carte, dando vita a una lettura collettiva. Le grandi carte di picche hanno la funzione di introdurre con un’immagine, accompagnata da una breve frase, le tematiche logico-filosofiche spesso racchiuse nei dialoghi tra Alice e gli strampalati personaggi che popolano la sua avventura.

Quando il giocatore con in mano il tre di picche scopre la sua carta, la riflessione dei bambini si concentra per la prima volta sul tema dell’identità. «E tu chi sei?». I pensieri del Bruco, distratti o forse assorti, sono stati interrotti dall’arrivo di Alice.

Il tema dell’identità occupa una posizione centrale all’interno del dibattito filosofico contemporaneo di stampo analitico e nei laboratori de La valigia del filosofo2 si è scelto di privilegiare tale approccio. Il concetto di identità viene quasi sempre affrontato giocando con le proprietà fondamentali che caratterizzano le relazioni di equivalenza-simmetria, riflessività e transitività, in modo tale che i bambini possano sperimentare l’utilità della logica nello smontare i concetti per “guardarli dall’interno”. Certamente, però, nel Paese delle Meraviglie molti altri incontri offrono lo spunto per considerare il concetto di identità attraverso chiavi di lettura di tipo diverso. La Regina di Cuori, per esempio, ha un carattere davvero difficile: sembra una furia cieca e senza ragione. La sua entrata in scena sposta l’accento sull’emotività e sulla dimensione dell’identità personale come continuità psicologica. D’altra parte, la scelta di partire da una narrazione per avviare la riflessione filosofica rivela la sua bellezza anche nel mettere in luce, come fosse una sfida, la necessità di creare ponti tra diversi approcci filosofici. Il dialogo tra Alice e il Bruco stimola la riflessione sul tema dell’identità personale e della sua persistenza nel tempo, e può diventare il punto intorno al quale ruotano diversi input filosofici in cerca di un equilibrio reciproco.

Stamattina la mia gatta era assonnata, indolente, mentre stasera è anche troppo vivace. Il libro che ho di fronte in questo momento ha la copertina scolorita e le pagine stropicciate: sicuramente non era così quando è stato comprato, nel 1978! È facile accorgersi che nel nostro mondo, come in quello di Alice, le cose cambiano, e che non troviamo in ciò niente di sconvolgente. Sono sicura del fatto che la mia gatta di stasera sia la stessa di stamattina, e non perché l’ho tenuta d’occhio tutto il giorno, nel dubbio che qualcuno la sostituisse con una identica a lei d’aspetto, ma più estroversa! Tutti noi siamo capaci di vivere serenamente in un flusso di continui cambiamenti, perché riconosciamo al suo interno, in modo spontaneo e naturale, alcuni punti fissi: quelli che ci permettono, per esempio, di riconoscere un amico dopo tanto tempo che non lo vediamo. Se non percepissimo punti di continuità nel cambiamento, vivremmo in una costante crisi d’identità di tutte le cose e non saremmo capaci né di attribuirci le responsabilità delle azioni compiute, né di pianificare il nostro futuro.

Una condizione di questo genere ci sembra assurda, fortunatamente lontanissima dal nostro vissuto quotidiano. Ma, se cerchiamo di comprendere la ragione profonda del fatto che l’identità delle cose persista, sopravvivendo al loro cambiamento, scopriamo che si tratta di una questione tutt’altro che banale. In altre parole, in cosa consistono i punti fissi che ci permettono di pensare che le cose, pur trasformandosi, conservino la propria identità? Alice, prima di incontrare il Bruco, aveva cambiato più volte dimensione: era diventata piccola piccola bevendo da una boccetta con la scritta “bevimi” sull’etichetta, e poi enorme, mangiando un dolcetto. Se partiamo dal presupposto teorico che due cose siano identiche se e solo se possiedono tutte le stesse caratteristiche, possiamo prendere filosoficamente sul serio le parole di Alice, quando afferma di non essere più la stessa. A partire da questo presupposto teorico e dalla perplessità di Alice, nel prossimo articolo presenteremo alcuni aspetti paradossali che emergono quando l’identità viene pensata in relazione alla sua persistenza nel tempo.

 

La valigia del filosofo

 

NOTE
1. Cfr. L. Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, in M. D’Amico (a cura di), Il mondo di Alice, Bur, Milano, 2006, cap V.
2. La valigia del filosofo è un progetto di logica e filosofia per bambini nato nel 2015.

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