Le carceri in Italia e una riforma bloccata

La fine della scorsa legislatura ha determinato l’abbandono della legge sullo ius soli, per la quale non è stato fatto nessun tentativo di approvazione in extremis. In aula non servirebbe neppure tornasse la riforma delle carceri, ma potrebbe fare la stessa fine. La legge delega del 23 giugno 2017 imponeva al Governo di riformare, secondo direttive del parlamento, l’ordinamento carcerario. Dei quattro decreti attuativi nati dopo mesi di lavoro e in chiusura di legislatura, solo uno sembrava avere possibilità approvazione. È quello che aumenta la possibilità di accedere alle misure alternative al carcere.

La situazione anche per questo decreto è attualmente, e da mesi ormai, in fase di stallo perché il governo Gentiloni non si è preso la responsabilità politica di approvarlo e ora, dopo le nuove elezioni, con la crisi di governo e dovendosi ancora insediare le commissioni, la questione è ancora più complicata. Molti politici, tra cui il presidente del Senato Roberto Fico, spingono per una sua approvazione nella commissione speciale, ma questa non ha voluto mettere il decreto in calendario. I margini di manovra sembrano quindi molto stretti, a meno di un colpo di mano del governo. Il governo Gentiloni, ancora in carica per gli affari correnti, avrebbe potuto decidere di approvare il decreto attuativo senza aspettare un passaggio nella commissione speciale, secondo alcuni costituzionalisti, ma difficilmente avrebbe potuto farlo per non essere accusato di questa forzatura. Inoltre la delega scade il 3 agosto e si vanificherebbero anni di lavoro.

La riforma dell’ordinamento penitenziario sarebbe una scelta di buonsenso, che andrebbe a modificare e attualizzare la vigente legislazione del 1975. L’Italia è stata già condannata nel 2013 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Torreggiani, proprio per le condizioni carcerarie disumane del nostro paese. Ma secondo una buona parte delle forze politiche, dai 5Stelle alla Lega, la riforma sarebbe solo uno “svuota carceri”, o alternativamente una misura “salva ladri”.

Vediamo allora cosa prevede la riforma. Iniziando col dire come già accennato, che i problemi e temi di discussioni previsti erano molti di più di quelli confluiti nel decreto attuativo in attesa di approvazione. Quelli più sensibili riguardavano tabù come la possibilità dei carcerati di avere una vita sessuale in carcere. Tra i punti più importanti toccati dalla riforma ci sono invece il miglioramento dell’assistenza sanitaria, l’equiparazione della malattia psichica a quella fisica e l’aumento da due a quattro delle ore d’aria in carcere, le ore che i detenuti possono passare in cortile, per capirsi. Fondamentali anche gli articoli che prevedono l’allargamento della possibilità di accedere alle misure alternative alla detenzione e la modifica dell’articolo 4 bis, quello che esclude dalla possibilità di accesso ai benefici di legge alcune categorie di detenuti individuate sulla base del titolo di reato. Sono tutte misure volte al miglioramento delle condizioni di vita dei carcerati, a tutelarne la dignità umana e a facilitare un loro ritorno in società.

Alcuni dati sulle carceri in Italia: secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione Antigone sulle condizioni di detenzione le carceri italiane hanno parecchi problemi. A cominciare dal sovraffollamento: a marzo 2018 la popolazione carceraria era di 58.223 persone, 8.000 in più dei posti disponibili. Sempre nel rapporto emerge che i suicidi siano in aumento. Il tasso di suicidi (numero dei morti ogni 10 mila persone) è salito dall’8,3% del 2008 al 9,1% del 2017: in numeri assoluti significa passare da 46 morti del 2008 a 52 morti del 2017. I dati dicono anche che i detenuti che abbiano usufruito di misure detentive alternative abbiano una recidiva molto minore.

Un’occasione mancata?
Il quadro non è incoraggiante e proprio per questo la riforma dell’ordinamento era attesa da tempo sia dai carcerati che da chi se ne occupa, compresi glia avvocati penalisti e gli esperti di diritto. Proprio gli avvocati penalisti hanno indetto uno sciopero delle udienze a inizio maggio, in concomitanza di una manifestazione a Roma a favore della riforma.
In attesa che si sblocchi la situazione o si conosca la fine del progetto di riforma, molti di coloro che seguono i detenuti e si occupano delle condizioni carcerarie dicono che comunque si potesse fare di più, ma il rischio è che ancora una volta anche il minimo venga rimandato.

 

Tommaso Meo

 

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