Una parola per voi: grandezza. Maggio 2019!

“Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
nè sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.”

Alessandro Manzoni, Il Cinque Maggio

Manzoni dedica una poesia piena di fervore e movimento al quinto giorno del mese di maggio, giornata che, nel 1821, vede la fine di un personaggio che Hegel avrebbe definito cosmico-storico: Napoleone Bonaparte. Si dice che Manzoni scrisse la poesia di getto, sconvolto e ispirato dalla notizia della morte del grande (nel bene e nel male, ma lo sappiamo: “ai posteri l’ardua sentenza”) condottiero e imperatore francese. Manzoni lo definisce romanticamente “uom fatale”, l’uomo del destino, che ha cambiato il fato non solo della Francia ma dell’Europa intera. In quel “Ei fu” iniziale c’è il profondo rispetto per un personaggio che ha incarnato la storia. Attonita è la terra nell’apprendere della sua morte, non profferisce parola e medita sugli ultimi attimi di vita di Napoleone. Il suolo si domanda quando “una simil orma di piè mortale” calpesterà la sua violenta polvere. Se ne va a maggio, Napoleone, in un mese irruento come lui, spesso caratterizzato da una temperatura calda e passionale e da uno slancio in avanti, verso l’estate che arriva, verso il futuro. Maggio, come Napoleone nell’elogio manzoniano, è grandezza e pienezza, è la gloria della primavera che si erge e prende piede.

Ricordando questa imprescindibile figura storica, riuscite a pensare a dei libri, a un film, a una canzone o a un’opera d’arte, che celebrino la grandezza di un personaggio, reale o immaginario, di cotale portata? Un “uom fatale”, che fa e disfà, che impugna le redini e cambia il suo destino e quello altrui? La parola per voi di questo mese è “grandezza”.

 

UN LIBRO

gatsby-la-chiave-di-sophiaIl grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald

Manifesto degli Stati Uniti della cosiddetta Jazz Age e dei Roarin’ Twenties, The Great Gatsby (1925) è un disilluso e impietoso ritratto a specchio della upper class americana degli anni che precedono la crisi del ’29 e di molti aspetti della tumultuosa vita di Fitzgerald: l’alcol, pervasivo e onnipresente, simbolo di benessere e di trasgressione al proibizionismo, la sfrenata e patinata vita alto-borghese, l’ascesa sociale, l’amore e l’incomunicabilità con la moglie, Zelda Sayre, trasposta nella ricca e viziata Daisy. Long Island, 1922: Nick Carraway, agente di borsa, si stabilisce dalla provincia vicino alla sfarzosa villa dell’eccentrico e misterioso Jay Gatsby, con cui stringe una singolare amicizia. Gatsby è più grande dell’umano: sin da ragazzo organizza le sue giornate con una precisa scansione oraria impegnandosi in buoni propositi; ambizioso, conquista per vie lecite e illecite ricchezza e prestigio, e culla il sogno impossibile, perché «non si può ripetere il passato», di rivivere la passione di un tempo con la cugina di Nick, Daisy, di cui è immensamente innamorato.

UN FILM

imitation-game-chiave-di-sophiaThe imitation game – Morten Tyldum

Tratto dalla storia vera del leggendario criptoanalista Alan Turing, il film racconta la serrata lotta contro il tempo condotta dal matematico e dalla sua squadra durante la Seconda Guerra Mondiale per decifrare il codice segreto nazista denominato “Enigma”. Il film è un ritratto onesto del geniale Alan Touring, personaggio decisamente complesso che l’attore Benedict Cumberbatch interpreta magnificamente. Senza dubbio uno dei migliori film del 2014 e restituisce in maniera contemporaneamente cruda e poetica la storia della drammatica e toccante vita del genio britannico.

UN’OPERA D’ARTE

tiziano-la-chiave-di-sophiaCarlo V a cavallo – Tiziano

Il grande artista cadorino Tiziano Vecellio venne chiamato nel 1548, all’apice della sua carriera e della sua fama, a recarsi nella città di Augusta per eseguire alcuni importanti ritratti dell’imperatore Carlo V. Lo scopo era quello di celebrare la grandezza umana e militare dell’imperatore asburgico, colui che, per la prima e unica volta nella storia, ha potuto governare un territorio così vasto da essere definito “impero su cui non tramonta mai il sole”, esteso dall’Europa alle colonie spagnole dell’America Latina. Questo monumentale dipinto su tela, alto oltre tre metri e oggi conservato al museo del Prado a Madrid, raffigura Carlo V seduto a cavallo all’indomani della sua storica vittoria contro i protestanti nella battaglia di Muhlberg. Esso è certamente il più importante tra i ritratti che Tiziano dedicò all’imperatore, poiché è l’unico ad avere la forma di ritratto equestre (celebrativo per antonomasia) ed è quello che meglio di tutti comunica la grandezza, politica e morale, del grande imperatore, strenuo difensore del Cristianesimo contro il luteranesimo allora dilagante tra le popolazioni tedesche.

UNA CANZONE

viva-la-vida-la-chiave-di-sophiaViva la vida – Coldplay

“I used to rule the world / Seas would rise when I gave the word / Now in the morning I sleep alone / Sweep the streets I used to own” (“Governavo il mondo intero / i mari si alzavano al mio comando / Adesso mi sveglio e sono solo la mattina / spazzo le strade che erano mia proprietà”). Il re fittizio del grande successo dei Coldplay (correva l’anno 2008) ha vissuto momenti di grande gloria ma è caduto in disgrazia: qualcosa della sua storia ci richiama al Napoleone con cui abbiamo iniziato la nostra ricerca artistica nella grandezza. Il ricordo del potere e la miseria del presente si alternano in una canzone ricca e coinvolgente che nasconde un messaggio di critica ad ogni autoritarismo, cui segue sempre una ricerca di libertà da parte del popolo (del resto, in copertina all’album troviamo proprio La libertà che guida il popolo, opera di Delacroix in riferimento alla rivoluzione francese). Ma qui si entra nella psicologia del personaggio, che dopo essersi apparentemente goduto il suo potere arriva alla comprensione di come tutto sia fuggevole: “One minute I held the key / Next the walls were closed on me / And I discovered that my castles stand / Upon pillars of salt and pillars of sand” (“Un attimo prima avevo in mano le chiavi / quello dopo le mura mi si chiudevano addosso / e ho capito che i miei castelli si reggevano / su pilastri di sale, pilastri di sabbia”). La canzone si chiude con un momento quasi silenzioso dopo i fasti e le campane del ritornello, alcuni lunghi secondi di calma e di compianto, che sono come un abbandono, quasi un “mortal sospiro”.

 

Francesca Plesnizer, Rossella Farnese, Martina Notari, Luca Sperandio, Giorgia Favero

 

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Salviamo i classici

“I classici greci e latini sono minacciati non da una cultura che li sfida, ma da una che li ignora. Il problema non è se i classici sono attuali, ma se lo siamo noi nei loro confronti”.

Prima di affrontare il tema dal punto di vista critico, dobbiamo chiederci cosa sono i classici, cosa intendiamo con questo termine.

È un libro che tutti odiano perché sono stati costretti a leggerlo a scuola”, così dice Umberto Eco.

Io ritengo che il classico sia una parte del passato che ha permesso il nostro presente e che noi possiamo utilizzare per il futuro. Se il passato e i classici non ci fossero stati o se fossero stati diversi da quelli che sono, anche il presente sarebbe diverso, perché inevitabilmente ha le fondamenta in loro e da loro si è sviluppato. Qualunque modifica può essere significativa, un po’ come il DNA nel corpo umano: un errore o una diversità possono provocare un danno più o meno grave oppure, più raramente, qualcosa di positivo.

Nel contesto contemporaneo di una scuola che corre per modernizzarsi ed essere sempre aggiornata, ritengo che il classico venga considerato superfluo rispetto ad Internet, che ha ormai preso il sopravvento, ma penso anche che in fin dei conti non sia necessario fare una scelta tra libro, classico, cartaceo ed Internet.

Il digitale può essere utilizzato per la ricerca di informazioni aggiuntive a quelle che i libri ci forniscono, tanto più che oggi molti libri di testo sono riportati anche in formato elettronico con alcune integrazioni, ma anche come fonte di apprendimento in maniera diversa da quella che conosciamo.

Può esser utile studiare un classico anche utilizzando video e film che lo rappresentano in maniera più nuova e divertente, stando però attenti che non si distacchi troppo dalla versione originale e non dia informazioni errate. Ciò, infatti, potrebbe stimolare all’apprendimento anche chi non ama così tanto lo studio ed i classici.

Dal mio punto di vista ogni opera che viene studiata può nascondere se non tutti almeno alcuni aspetti che possono colpirci, se è stata conservata e viene tramandata c’è di sicuro qualcosa da conoscere di lei!

Per esempio lo studio della “Divina Commedia” di Dante è, se non avvincente o bello agli occhi di tutti, almeno utile poiché dà parecchie informazioni storiche, legate a personaggi realmente esistiti nel Medioevo, contemporanei all’autore, o anche nei tempi più antichi.

Gli incontri con i vari personaggi ci mostrano credenze popolari o difetti umani o della società che spesso vediamo essere comuni anche a noi oggi.

Per esempio l’idea, profondamente religiosa, che non si debba superare il volere della divinità, i limiti imposti all’uomo.

Oggi lo vediamo nello sfruttamento dei territori e nella risposta data dalla natura attraverso terremoti e tragedie naturali; nella Commedia ne troviamo un esempio nella Cantica in cui il protagonista è Ulisse, eroe dell’Odissea.

Egli viene colpevolizzato per essere voluto andare oltre le Colonne d’ercole, limite imposto dagli dei, oltre il quale si pensava, ritenendo che la terra fosse piatta, che il mondo finisse.

Ulisse fu troppo curioso e fu punito per questo con la morte.

Se riflettiamo sui poemi omerici, Iliade ed Odissea, notiamo, poi, che da lì emergono temi riscontrabili anche nella nostra quotidianità: amore, guerra, contese soprattutto di tipo economico, desiderio di ricchezza.

Effettivamente nonostante il mito ci presenti come causa scatenante della guerra di Troia il rapimento di Elena, storicamente sappiamo che la causa era in realtà economica, quale argomento è più attuale?

Ciò che è interessante di questi poemi è come effettivamente gli eventi, i popoli e le terre siano reali, anche se tutto viene incorniciato dal mito per rendere la storia più stimolante.

Penso che il rischio maggiore per gli autori di classici sia quello di essere messi da parte e dimenticati. Ma così come queste opere sono arrivate fino a noi e ci è stata data l’opportunità di conoscerle e decidere se ci piacciono o no, se vogliamo studiarle o meno, chi siamo noi per non dare questa possibilità ai postumi?

Si ricade, come spesso succede, nell’ambito della conservazione di testi, opere, beni culturali: quello che abbiamo noi oggi, è giusto che ce l’abbiano i nostri figli e nipoti domani.

Già molte, troppe cose sono andate perdute nei secoli passati, è il momento di salvare la maggior parte del patrimonio culturale possibile!

 

Emma Boccato

Sono al primo anno di Scienze del testo letterario e della comunicazione, mi piace scrivere e vorrei fare la giornalista o lavorare comunque nel campo dell’editoria, infatti sono stata caporedattore del giornalino scolastico alle superiori.
Mi piace molto viaggiare e leggere.

Saggezza o giustizia? Carneade e lo scetticismo

 

Carneade! Chi era costui?» ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti (…) «Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?» Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, cap. VIII

Carneade (214-129 a.C.) è stato un filosofo greco antico nativo di Cirene, in Libia. Molto noto nel suo tempo, è una delle figure più rappresentative della corrente di pensiero scettica. Oggi ci è familiare soprattutto grazie al Manzoni, che ne I promessi sposi ha reso il nome del filosofo sinonimo di illustre sconosciuto.

La filosofia scettica era nata con Pirrone (365-275 circa), pensatore giunto sino in India al seguito di Alessandro Magno. Egli per primo sostenne l’impossibilità umana di conoscere una verità sempre contingente e mutevole. Non ci sono cose vere o false, belle o brutte, giuste o sbagliate in sé: sono solo i costumi e le convenzioni degli uomini a rendere le cose buone o cattive. I suoi successori affermeranno che il saggio dovrebbe perciò sospendere ogni giudizio (epoché) e non pronunciarsi su nulla (afasia). L’uomo non può accedere alla verità ultima delle cose: la più alta forma d’intelligenza consiste nel riconoscere questo fatto. Dimostrazione di ciò è la molteplicità di filosofie opposte in lotta fra loro e di diverse visioni del mondo diffuse tra gli uomini. Il saggio deve dunque riconoscere come inadeguate tutte le filosofie, parimenti convinte di detenere la verità sulla natura dell’universo e la chiave per ottenere la serenità d’animo. Lo scetticismo non nega la verità dei fenomeni, ma ritiene impossibile conoscere la loro genuina essenza. In questa visione del mondo priva di certezze, la vita dello scettico non è una fuga dal mondo: è come quella di tutti gli altri uomini, con la differenza che lo scettico vive con la consapevolezza che si tratta di uno stile di vita convenzionale (è il caso di Pirrone) o assumendo che sia il modo di vivere più ragionevole (ed è il caso di Carneade).

Alla breve esperienza della scuola di Pirrone succedette la media Accademia, composta da oscuri personaggi influenzati dal pensiero di Platone. La nuova Accademia ebbe a capo il nostro Carneade. Nonostante negasse l’esistenza di una provvidenza divina e di una razionalità nelle credenze religiose, il pensiero di Carneade appare meno radicale di quello dei suoi predecessori. Se stabilire un criterio di verità è ancora ritenuto impossibile, si può tuttavia stabilire un criterio di probabilità che consente di scegliere certe opinioni come più plausibili di altre. Carneade divenne celebre nel 155 a.C., quando prese parte all’ambasceria ateniese inviata a Roma. Inizialmente applaudito per un suo appassionato discorso in lode della giustizia come legge universale e base della vita civile, Carneade destò scalpore pochi giorni dopo, quando in un altro discorso affermò che la giustizia variava a seconda dei tempi e dei popoli e che spesso era in contrasto con la saggezza. Per creare ulteriore scandalo, Carneade spiegò quest’ultimo punto affermando che se i Romani avessero voluto essere giusti avrebbero dovuto restituire i loro possessi agli altri e tornarsene a casa in povertà. Ma in tal caso essi sarebbero stati stolti. Ecco perché saggezza e giustizia non vanno d’accordo.

 …la scienza è irraggiungibile, e all’uomo è preclusa la vera conoscenza delle cose. Di qui, il dilemma: o una scienza che ci trascende, o una opinione che è inferiore a noi. Il saggio non può che rifiutare ambo i termini di questa alternativa, poiché l’assenso e la fede sono per lui un male. Trattenere l’assenso non è umano, e senza adesione l’azione è impossibile.

E tu fòri! Ma addirittura da sta città! Tempo ventiquattr’ore devi lascià Roma! Perché non te capisco quanno parli!

Scipione l’Africano (Marcello Mastroianni) a Carneade (Adolfo Lastretti) da “Scipione detto anche l’africano”, Luigi Magni, 1971

Umberto Mistruzzi

[Immagini tratte da Google Immagini]