La danza: l’arte contro il pregiudizio. Intervista a Leon Cino

Siamo abituati a guardare la televisione in modo passivo, ad osservare delle immagini che si muovono, sempre pronti a giudicare con la convinzione che il telespettatore abbia sempre ragione; non ci soffermiamo mai a capire chi si celi davvero dietro le persone che vediamo lavorare dentro quella scatola di fronte a noi, a conoscere le loro storie, i motivi che le hanno spinte ad addentrasi in un mondo dorato quanto spietato, capace di darti tanto ma anche di toglierti tutto.

Noi de La chiave di Sophia abbiamo avuto il piacere di conoscere più da vicino Leon Cino, ballerino, famoso ai più per avere vinto la terza edizione di Amici ed essere stato uno dei professionisti di ballo della trasmissione per diversi anni. Abbiamo scelto proprio lui perché si è sempre dimostrato una persona ligia al senso di dovere e responsabilità, mettendosi in gioco con umiltà e rimanendo sempre al suo posto con discrezione. Qualità che lo hanno aiutato nella vita come nella professione e che devono essere da stimolo per i giovani di oggi qualunque ambito lavorativo vogliano intraprendere.

1- Leon Cino, classe 1982, ballerino. La tua terra d’origine è l’Albania, paese che spesso si sente nominare per i flussi migratori che investono l’Italia: come hai vissuto, appena arrivato qua, l’essere albanese con i pregiudizi delle persone ipnotizzate dai mass media?

I media hanno un ruolo molto importante come anche le statistiche, credo però che tocchi a noi informarci più a fondo. Dico questo per esperienza personale: finché sei parte di una statistica la gente giudica a seconda della notizia/statistica; dopo averti conosciuto, ti apre le porte della sua casa.

2- La danza è la tua passione: quando e come è nata?

Non sapevo che questa sarebbe stata la mia passione: una sfilza di eventi mi hanno portato ad amare il ballo. La prima di tutte e forse la più ovvia è che la danza può essere tutto: divertimento, amore, spettacolo… e di questo te ne rendi conto da solo. Poi aggiungi la passione trasmessa da chi prima di te l’ha amata ed ecco che la fai tua per sempre.

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3- Purtroppo a volte chi non conosce il mondo della danza da vicino, vive con pregiudizio il binomio danza-uomo. Tu hai mai avuto difficoltà nella vita a causa di questo sciocco pregiudizio? Se sì, come hai reagito?

Sì, qualche evento qua e là, ma non di grande rilevanza; ho imparato che con chi ha una piccola fiamma di pregiudizio basta soffiarci sopra ed essa si spegne. Anche perché in fondo tutti da adolescenti portiamo l’amica a ballare alle feste delle medie o delle superiori o in discoteca…quindi perché avere pregiudizi?

4- In Italia hai partecipato ad un talent show, Amici: perché un ballerino di talento sceglie una trasmissione televisiva piuttosto che un teatro per esibirsi?

Sempre per una serie di eventi e un misto di: voglio provare un’avventura nuova, voglio allargare le mie vedute e così via!

5- La danza in televisione viene, secondo te, capita fino in fondo dal telespettatore che la guarda oppure è semplice e puro spettacolo?

Credo che la televisione, come il teatro e come il cinema, sia una sorta d’intrattenimento: fa passare il tempo al pubblico. Il telespettatore poi guarda all’intrattenimento in modo personale interpretandolo a modo suo, dunque capendolo o meno. Certo, però, che la televisione non posso metterla a confronto con un’esibizione dal vivo.

6- Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

Tra le molte cose, posso parlare del bagaglio professionale che mi porto dietro da Amici: avere conosciuto e avere lavorato con persone che fanno il mio stesso mestiere, ognuna con particolarità diverse! Questo ti arricchisce moltissimo.

7- Il talento: c’è chi dice che sia innato e pochi ce l’abbiano, chi, invece, ritiene che sia qualcosa che tutti possiedono, basta scoprirlo e allenarlo. Tu cosa pensi e perché?

Ho letto un articolo che parla dei geni: tutti noi abbiamo qualcosa che ci portiamo dietro fin dalla nascita e gli effetti ambientali e culturali ci plasmano; la ricerca sui geni non è stata ancora completata, per questo al momento si pensa che l’effetto ambientale sia quello predominante. Io sono d’accordo: nasco ballerino? Forse sì o forse no, ma se sin da piccolo il contesto in cui vivo mi offre la possibilità di fare alcune cose basilari per il ballo (per esempio la spaccata) allora sono “portato” a ballare, perché gli elementi ambientali che mi circondano mi conducono spontaneamente verso quella disciplina, se invece sono io a decidere di fare il ballerino allora devo imparare a fare quelle cose e la spontaneità lascia il posto al dovere.

8- In Italia quanto conta l’essere raccomandati e quanto invece il merito?

Ci sarebbe molto da dire. In un investimento senza criterio su una persona la raccomandazione vale molto più del merito, in un investimento con criterio senza dubbio vince il merito.

9- La danza è dare forma allo spazio vuoto che ci circonda, riempiendolo di emozioni e sensazioni del proprio vissuto. Tu quando balli porti te stesso che rappresenta il personaggio da interpretare o diventi un tutt’uno con il personaggio stesso?

Entrambe! È proprio per questo motivo che la nostra professione porta dietro molte difficoltà! Per trasmettere quello che è il personaggio lo devi interpretare diventando quel personaggio; se hai dei dubbi e ti mostri esitante il pubblico se ne accorge subito.

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10- La danza è pensiero e permette di riflettere su molti temi delicati con la sola forza del corpo. La filosofia è anch’essa pensiero e permette di riflettere sulla vita con la sola forza della mente. Danza e filosofia sembrano entrambe discipline così astratte da non essere minimamente prese in considerazione dalle persone concrete e pragmatiche. Perché, a tuo avviso, la gente è riluttante nei confronti di tutto ciò che permette di riflettere, come la danza e la filosofia?

A causa dei tempi che corrono. Le persone ora hanno bisogno di concretezza e devono toccare con mano; io lo capisco molto bene e non posso dar loro torto, credo, però, che si possa ancora cercare di riflettere un po’ di più e, perché no, frequentare i teatri un po’ più spesso…non sarebbe per niente male.

11- Sei sempre stato molto discreto, umile e professionale. Credi che queste tre cose ti abbiano aiutato nel tuo percorso artistico? Perché?

Il percorso artistico cresce con il lavoro e il lavoro porta ad essere professionale. Essere discreto e umile fa parte dell’uomo e sono ciò che mi rendono umano ed ho imparato che chi ti apprezza come persona ti apprezza anche come professionista.

12- Come spiegheresti la magia del teatro e del contatto diretto con il pubblico?

Incredibile: senti IL profumo a teatro, profumo di sudore e di fatica.

13- Per un ballerino conta di più la propria soddisfazione o quella del pubblico? Perché?

È un cerchio perfetto: il pubblico è la verifica di quanto bene uno faccia sul palco. Se è soddisfatto il pubblico, sei soddisfatto anche tu.

14- Pensi che dietro ad ogni corpo danzante, ad ogni vostro gesto che plasma l’aria e ad ogni passo che racconta storie ci sia un pensiero, una riflessione profonda che vada al di là della tecnica e della semplice esecuzione?

Credo sia un misto perché alcune storie ti toccano più nel profondo di altre e ti invitano ad una  maggiore riflessione; questo, però, non è detto che ti porti a fare meglio o peggio.

15- Cosa pensi della Filosofia al giorno d’oggi? Può essere utile per vivere (o forse sopravvivere)?

Se la filosofia è il campo che porta l’uomo a riflettere, allora oggi è assolutamente necessaria perché  l’uomo molto spesso è portato a essere banalmente una pecora che segue la pecora davanti a sé. E noi invece siamo uomini con il dono del pensiero.

Il movimento del corpo può raccontare l’Uomo, la sua interiorità si esplicita attraverso disegni nell’aria.

Con la danza l’Uomo scopre se stesso e il mondo, interpretando situazioni diverse, personaggi opposti tra loro, propri simili o completamente dissimili.

Tutto diventa un viaggio che si sviluppa passo dopo passo e che si rivela comprensibile solo alla fine, col senno di poi, perché viene interiorizzato in modo soggettivo da ogni spettatore.

Chissà quanti mondi diversi e possibili vengono creati durante l’esibizione di un ballerino!

“La danza è scoperta, scoperta, scoperta.” Martha Graham

Tutto questo è ciò che Leon ci ha trasmesso durante le sue esibizioni e che ci ha insegnato con le parole di questa intervista, tra cui traspaiono il senso di sacrificio e lo spirito avventuriero che devono caratterizzare un vero professionista di qualunque mestiere.

Valeria Genova

[Immagini di proprietà di Leon Cino]

Amatevi

Sto iniziando a scrivere tutto ciò mentre sono qui che cerco di riordinare i pensieri che mi frullano per la testa, mentre cerco di dare qualche risposta a domande che – probabilmente – risposta non avranno mai, soltanto per divulgare alle persone il mio pensiero su un argomento che reputo di grande importanza.

La domanda iniziale è sempre la stessa: “Da dove posso cominciare?”. Ed è esattamente quello il momento in cui mi rendo conto del fatto che i miei pensieri fuoriescono in maniera automatica, senza alcun particolare sforzo.

Principalmente intendo focalizzarmi su quello che per me rimane tema centrale e inesauribile fonte di riflessione e discussione: cosa significhi Essere Donna.

Con quest’espressione intendo dire esserlo a trecentosessanta gradi, soprattutto in un paese come il mio, dietro al quale esiste un’intera storia. Il Paese in questione è l’Albania.

Negli anni passati la figura delle donne, che hanno vissuto il terribile Kanun di Leke Dujagjinit, era quella di essere viste come un otre costituito soltanto dall’avere un marito, vestiti e calzature.

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Andando avanti negli anni, con il regime comunista si è delineato un quadro differente della condizione femminile, includente soltanto una minima emancipazione; nonostante il duro lavoro nei campi e nelle fabbriche si è arrivati ad un progressivo ampliamento dei diritti – seppur in misura limitata – e ad una prospettiva di una certa indipendenza economica. Tuttavia, nonostante il passaggio ad un’economia di mercato, ci furono molte conseguenze, e il cambiamento  si configurò in maniera decisamente drastica: gli uomini emigravano sempre più spesso verso l’estero e le donne erano costrette, in solitudine, ad occuparsi di tutto ciò che riguardava la famiglia e la casa.

Il fatto che anche una donna potesse partire per costruirsi un futuro in un altro paese, purtroppo, si riversava nella maggior parte dei casi in fenomeni di prostituzione.

Nonostante tutto questo appartenga ormai al passato, non si può negare che siano rimasti molto segni, specialmente all’interno dei piccoli centri rurali.

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In Albania, ancora oggi, Essere Donna costituisce una condizione molto difficile. La discriminazione è ancora presente, il maschilismo dilaga ancora in troppi uomini; ci sono ragazzine di quindici anni che non possono viversi la loro età perché sono già state promesse come spose e perché vengono già qualificate nel ruolo di madri.

Non sono mai riuscita a condividere questo pensiero, questo modo di vivere, ed è per questo che ho deciso di andarmene: per me stessa e perché voglio un futuro migliore.

I giorni andrebbero vissuti appieno, così come la vita; una visione concepita da pochi, perché pochi se ne accorgono. Dovrebbero iniziare a rendersi conto del fatto che il presente è l’unico tempo che si ha a disposizione e che questo tempo andrebbe sfruttato al massimo, senza inutili preoccupazioni.

Spesso ho assistito a situazioni in cui molte ragazze sono state ostacolate nel loro percorso di istruzione, soltanto perché coloro che scelgono di spostarsi da una città all’altra – anche per soli scopi di studio – non vengono considerate brave ragazze; anche se dovessero concludere gli studi e laurearsi col massimo dei voti, svolgerebbero un lavoro che non valorizzerebbe realmente le loro capacità. Nella gran parte dei casi la discriminazione femminile deriva dai maschi albanesi, i quali non sono capaci di accettare il fatto che una donna possa avere capacità pari o superiori alle loro. Gli istituti privati (dove predomina il servizio bancario) forniscono una maggiore uguaglianza nel reclutamento e nella promozione rispetto a quelle statali.

Tutto questo costituisce la triste realtà delle donne che hanno portato sulle spalle il peso della vita, per secoli. A queste splendide donne voglio dire: Amatevi!

Amatevi per tutto quello che è successo, per tutto quello che avete subito. Sentitevi cresciute, cambiate e diverse per migliaia di volte e continuate a restare una perfetta creatura della vostra imperfezione. Osservatevi, accettatevi per quello che siete e trasformatevi anche in qualcosa di completamente diverso. Permettetevi di giungere pienamente alla vita e non strisciate lungo i muri pensando di non essere abbastanza mature per entrare nel “GRANDE GIOCO”. Abbiamo lottato per la libertà del nostro Paese anche per questo.

Fatbardha Panglatica

[immagini tratte da Google Immagini]