11 marzo 2015 Gianluca Cappellazzo

Speranza: Die hard

 

Non muore la speranza

 

Non muore la speranza

si scioglie solo

dentro un corpo

freddo…

 

Resta fissa

in un mondo caotico

confondendosi

nei vostri pensieri

e diventa aria

dove l’aria è polvere.

Con occhi di ghiaccio

velati da un vapore…

che si sgretolano al calar della sera.

 

Ma non muore la speranza,

colei che muore è lei,

piano…

serena…

dolce e leggera.

Macrina Barea Cerap

Sono arrivato a casa dopo una mostra, era andata abbastanza bene, bene. I rapporti umani erano stati troppi, io confuso, avevo esagerato in esuberanza. Mi dicevo: meglio così che fingere indifferenza, spremi la vita finché fa male. Senza qualche scusa si sta li a rimuginare per troppo tempo e il tempo non è mai troppo.

Stanco ma senza voglia di addormentarmi, mi sono infilato sotto le coperte, mi sono infilato le cuffiette alle orecchie come qualsiasi altro sedicenne (ho 22 anni), ho scelto la prima canzone e le altre si sono susseguite automaticamente (con qualche skip devo ammettere) ed hanno dipinto il mio stato di solitudine: “ora tarda, c’è bufera/ dormo solo con la tv accesa/ questa camera è spoglia come la mia anima/ spero la notte sia rapida/ e il cuore è un vecchio apparecchio in disuso/ siamo fantasmi in un guscio/ e mangio fissando il muro tanto/ mai a nessuno è importato un cazzo… ”

E così via…

In sostanza ho dormito male tutta la notte, passando da un incubo a un sogno meno agitato, con la sensazione di non riuscire più a venirne fuori, ma lo volevo, eccome se lo volevo, la speranza non era morta…. Chissà, magari sarei ancora lì. La speranza non muore ha ragione Macrina, si nasconde si scioglie ma non muore. Perché la speranza non è un’invenzione la speranza è di tutti, come il coraggio o il naso. La speranza è l’unico futuro che conosco. È resistere ed è una cosa INTIMA.

È mezzogiorno, mi alzo, è tutta la notte che voglio bere una spremuta (ma non avevo voglia di alzarmi) e quindi spremo subito 3 arance… buonissima! Sto bene, la speranza aveva ragione.

La propria croce la si porta da soli, e anche l’uomo che ama gli altri sa cos’è la solitudine, la diffidenza, l’orgoglio, il rancore. Ma io dico “Dominati, e gli altri ti sopporteranno” (E. Pound) lascia alla notte ciò cheti ha afflitto, non scaricare sugli altri ciò che non gli compete, non sentirti speciale perché soffri, ma pensa che anche il tuo professore, il tuo capo, lo sbirro, il giornalaio che non saluta alla mattina, tua madre, tua zia, non il gatto, non il cane, il tipo seduto al tavolino, hanno avuto notti insonni, hanno avuto voglia di mollare tutto, di buttarsi su qualcuno e scaricare una parte del peso che si portano dietro per diritto di nascita. e quindi? Quindi niente, sono solo considerazioni nella mia personale strada alla conoscenza. È un tentativo di fissare delle riflessioni, perché i sentimenti sono mutevoli, e da quelli spesso partono i nostri ragionamenti e non dalla somma ragione.

La solitudine non è come la speranza, non è una cosa che hai dalla nascita, ha le stesse caratteristiche della musica o del paesaggio, modifica il nostro sentire per lassi temporali brevi, e certo è un sentimento attanagliante, ma sapere che è volatile fa perdere forza alla sua presa.

E quindi? Quindi sta mattina c’è il sole, un po’ di casino in casa perché è domenica, ma sto bene, quindi non mi sposto.

Gianluca Cappellazzo

[Immagini tratte da Google Immagini]

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