16 luglio 2016 Alvise Wollner

Sogni e motori – Intervista a Matilda De Angelis

Ha solo 21 anni, ma il suo curriculum vanta già un Nastro d’argento e un Premio Flaiano come miglior attrice esordiente. Due premi conquistati dopo essere apparsa una sola volta sul grande schermo. Niente male per una ragazza che fino a due anni fa non aveva nemmeno preso in considerazione l’idea di poter diventare un’attrice. Matilda De Angelis però è fatta così: è una ragazza con una personalità debordante, che va ben oltre i minuti confini del suo corpo. Pratica e determinata ha iniziato la sua carriera come cantante dei Rumba De Bodas, ma la folgorazione sulla via della recitazione ha cambiato per sempre la sua vita. Oggi Matilda è una delle attrici più promettenti d’Italia, ha da poco terminato le riprese della seconda stagione della serie di Rai 1 Tutto può succedere e del film Youtopia, il nuovo lavoro del regista Berardo Carboni. Per cercare di comprendere più a fondo il suo pensiero e i segreti di Veloce come il vento, il film che le ha regalato fama e successi, abbiamo deciso di intervistare Matilda chiedendole di raccontarci la sua personalissima filosofia di vita:

-Non è un segreto il fatto che il ruolo di Giulia De Martino ti sia stato assegnato dal regista Matteo Rovere in maniera tanto improvvisa quanto inaspettata (Matilda era stata contattata mentre stava finendo di prendere la patente, n.d.r.). Ami affidarti alla casualità anche nella vita di tutti i giorni o sei una ragazza che preferisce avere sempre tutto sotto controllo?
Tendenzialmente amo avere tutto sotto controllo. Sono un’amante dell’ordine e della precisione. Molte volte penso che questo mio bisogno di controllare ogni cosa derivi dalla paura di non essere all’altezza di qualcosa di inaspettato, che potrebbe cogliermi impreparata in ogni situazione. Prima dell’inizio delle riprese di Veloce come il vento ero terrorizzata all’idea di intraprendere un percorso cinematografico senza mai essermi preparata a farlo. L’ossessione per il controllo mi ha quasi costretta a rinunciare al film. Fortunatamente sono anche una persona molto determinata e superare i miei limiti è una sfida che pongo a me stessa tutti i giorni, perciò alla fine mi sono convinta. Devo ammettere comunque che le più grandi soddisfazioni della mia vita sono arrivate sempre da grandi sorprese, incontri fortuiti e chiamate inaspettate, arrivate al momento giusto.

Veloce come il vento è un film che tocca temi profondi e per nulla scontati, dall’importanza di saper diventare adulti, alla capacità di prendersi dei rischi per proteggere le persone a noi più care. Quali sono gli aspetti del copione che ti hanno conquistata sin dall’inizio?
Il copione era scritto davvero bene. Col senno di poi non ne ho visti così tanti, a una fase preliminare di scrittura, scritti con tale precisione e cura. Sono rimasta colpita dal racconto romantico di una famiglia disfunzionale, che si ricongiunge solo grazie alla forza dell’amore e della fratellanza. Mi sono appassionata subito al rapporto tra Loris e Giulia, così distanti tra loro, opposti ma complementari, complici nella disgrazia ma destinati a scoprire il vero valore della fratellanza. Ho trovato bellissima l’idea di raccontare le vicissitudini di una ragazza di diciassette anni che, nonostante tutto, ha la forza di caricarsi sulle spalle tutte le responsabilità che la vita le ha imposto. Penso sia una bella rivincita per noi donne il fatto di non dover aspettare sempre il principe azzurro, riuscendo a diventare eroine e padrone di noi stesse.

Veloce come il vento potrebbe essere definito un “film in lingua”, nel senso che i protagonisti mettono spesso in risalto le loro origini, fortemente legate al territorio della provincia emiliana. Quanto ha significato per te il fatto di essere nata in quelle terre e che rapporto hai con Bologna, la città in cui vivi e sei cresciuta?
Effettivamente Veloce come il vento è un film in lingua nel senso che in molti tratti, i personaggi di Loris (Stefano Accorsi) e Tonino (Paolo Graziosi) parlano proprio in dialetto romagnolo, una lingua che nella mia città si sente sempre meno. Sono stata molto contenta di aver contribuito, attraverso questo film, a raccontare qualcosa della mia terra. I motori fanno davvero parte della nostra cultura, è qualcosa che si respira nell’aria sin da piccoli, qualcosa di tipico quanto i tortellini e la piadina. Bologna invece è una città a parte, molto simile a un grande porto. Una città universitaria attraversata in continuazione da tantissimi ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia. E’ un luogo che offre tanto ai giovani e nel quale è facile sentirsi a casa dopo poco tempo. Una città che io amo definire “un laboratorio”, nel senso che non ha la grande vita mondana di Milano o di Roma, non è una città “palcoscenico” ma è comunque un luogo pieno di vita in cui ci sono innumerevoli opportunità per coltivare l’arte in tutte le sue forme.

-Cosa ti piacerebbe che gli spettatori ricordassero di Giulia De Martino dopo aver visto il film?
Mi piacerebbe che di Giulia gli spettatori ricordassero la sua infinita forza e determinazione, ma anche quella purezza e quell’ingenuità strappatele troppo presto dalla vita. E’ incredibile osservare come questo personaggio riesca a nascondere le fragilità tipiche della sua età sotto un’armatura di cinismo e durezza. E’ una ragazza che combatte, che si attacca alla vita con le unghie e con i denti per salvare tutto quello che le rimane di una famiglia allo sfascio. E’ una coraggiosa e mi piacerebbe che questo coraggio venisse ricordato da tutti perché è proprio il motivo per cui io mi sono innamorata subito di lei.

-Un’altra tua grande passione è la filosofia. Secondo la tua giovane esperienza, dove si possono trovare gli insegnamenti di questa materia in due arti come il cinema e la musica?
Mi ricordo che mi colpì molto quando, alle superiori, la mia professoressa di filosofia mi parlò di Schopenhauer. Il suo pensiero diceva che l’arte era l’unico strumento che l’uomo (inteso sia come artista che come osservatore) possedeva per astrarsi momentaneamente dalla propria condizione materiale e innalzarsi a una dimensione quasi spirituale, al di fuori dello spazio, del tempo e della corporalità. Partendo da questo concetto mi sono convinta del fatto che la filosofia che risiede all’interno della musica, della scrittura, del teatro e dell’arte in generale sia proprio questa: la possibilità di andare al di là del qui e ora, viaggiando attraverso altri piani e altri spazi. Anche a livello culturale, in un momento come quello che stiamo attraversando adesso, di paura nei confronti di ciò che è altro da noi, di diverso, di non conosciuto, in un momento in cui spesso non è facile immaginare un futuro pieno di speranza, l’arte ha il compito di aiutare le persone, di farle vivere momentaneamente al di là dei propri problemi. L’arte ha il dono di elevare il nostro spirito oltre la normalità del quotidiano e il fatto che l’attore faccia parte di questo meraviglioso meccanismo, mi rende davvero orgogliosa di aver scelto questa professione.

A questo link potete trovare il trailer ufficiale di Veloce come il vento

 Alvise Wollner

[Immagine di Matilda De Angelis]

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