23 ottobre 2016 Valeria Genova

“Sensorium Dei”: viaggio nei limiti del tempo di Michele Pastrello

A volte riteniamo il piccolo e grande schermo lontani dal mondo della filosofia, anzi troppo spesso non ci ricordiamo che l’arte della regia fa parte dell’immenso campo della cultura e che è proprio una delle migliori strategie per poterla veicolare, attraverso immagini, musiche, parole…permettendo a chi le guarda e ascolta di ricevere messaggi diretti o sottili, nascosti con maestria dietro a scene realizzate ad hoc.

Oggi abbiamo avuto l’onore di ospitare un regista emergente che ci presenta il suo ultimo lavoro “Sensorium Dei” che riprende il concetto di spazio/tempo di Newton.

Michele Pastrello, regista emergente veneto: come ti sei avvicinato all’arte della regia e come la definiresti?

La prima parte della tua è una domanda che mi è già stata posta, alla quale non ho saputo mai dare una risposta precisa. Fin da bambino amavo, mentre mi divertivo con i giocattoli, immaginare storie e mi ricordo che chiudevo un occhio e con l’altro aperto mi abbassavo a livello dei giochi. E allontanavo od avvicinavo lo sguardo. Qui in qualche modo incubavo in via inconsapevole la regia. Poi maturando mi sono avvicinato al cinema. Ed ho cominciato a chiedermi: come mai alcune scene di film mi fanno venire i brividi sulla pelle? Perché brividi ne provavo ed il primo che ricordo era nel finale del director’s cut di Blade Runner. Ho cominciato a vedere quindi certe scene per me importanti di un film non solo dal punto di vista irrazionale, ma anche da quello pratico: dove ha messo la mdp il regista? Che luce ha scelto? Ecco, l’arte stessa è stata la mia palestra e c’era un tempo da ragazzo che riuscivo a guardarmi 3 film al giorno per medio-lunghi periodi.
Sulla seconda parte della tua domanda, proprio per quello che ti ho appena detto, mi sento di riportare una frase che lessi tempo fa: “fare il regista non è tanto dirigere qualcuno, ma dirigere se stessi.” E’ una questione di consapevolezza.

I tuoi lavori hanno tutti un richiamo alla filosofia, fanno riflettere e ci portano in una dimensione altra grazie alla tua capacità di rappresentare concetti astratti: cosa c’è dietro alle tue scelte tematiche?

Premettendo che io non sono un filosofo, tuttavia sì, affronto dinamiche esistenziali che sconfinano nella filosofia. In tal senso mi colpì una frase di Antiseri “In filosofia non tutto è arbitrario, ma niente è certo”, che di fatto rispecchia la più comunemente detta condizione umana. Cosa c’è dietro di preciso non lo so. Certamente un mio personale Dolore, ci ho messo la maiuscola apposta. Passeggia con me, dorme con me, mangia accanto a me. Non so darci un nome, ma non è un dolore fisico od un lutto, che so. Ed è molto grande, non in senso di profondità, ma in senso di ampiezza. Presto molta attenzione al mondo attorno a me e che incontro e, in genere, mi ritengo una persona abbastanza ricettiva: vedo che questo Dolore, che molto spesso è il frutto dei nostri perduti, dei nostri compromessi, della paura delle nostre domande, è ben presente in molte persone. Molti di noi, però, non lo notano, ne sono portatori (in)sani. Io credo di toccare le corde scoperte di persone così, più o meno in ricerca; corde emotive scoperte, che possono vibrare al “soffio digitale” di un’immagine e di un suono.

Sergei Ejzenstein, regista e teorico russo, attraverso il suo “montaggio delle attrazioni”, proponeva di arrivare al “concetto tradotto in immagine”, operazione che gli fece sperare di riuscire a portare sullo schermo addirittura “Il Capitale” di Karl Marx. Il cinema, dunque, potrebbe essere, secondo te, il veicolo per la “discesa” del pensiero sulla materia?

Certamente il concetto di Ejzenstein è un po’ l’embrione di quello che noi creativi del video ora facciamo. Un po’ come quando i Lumiere, inventori del cinema, non si erano resi conto che non era una solo “giostra”, finché qualcuno non ha detto: e se utilizzassimo il mezzo per raccontare delle storie? Narrazione,  immagini e suono, al di là di tutte le innovazioni tecnologiche, restano alla base dell’ipnosi umana e della trasformazione del pensiero.

Tu potresti essere un esempio da citare per l’ottima capacità di fusione tra pensiero e rappresentazione concreta: cosa ti differenzia da altri emergenti registi e cosa ti spinge a lavorare su progetti così pregni di filosofia?

Cosa mi differenzia da altri colleghi non lo so, magari ce ne sono altri che fanno cose simili alle mie ed anche più riuscite, ma io personalmente non ne conosco. Cosa mi spinge a fare questo, beh, in parte ti ho risposto con la domanda precendente, ma c’è anche un altro aspetto. In Italia, per quel che ne so io, le produzioni video per la rete sono colme di satira, gag comiche, oppure di qualche video sdolcinato dal facile click. La video arte fa più fatica, in quanto concettuale. Io cerco di portare in micro-movie molto brevi pillole di riflessione filosofica, esistenziale, perché sento che, in fondo, anche di questo c’è bisogno, non si può sempre passarci sopra con una risata. Il buon numero di play di Dekstop e Awakenings (i miei lavori precedenti) lo dimostra.

Sensorium Dei - Michele Pastrello

Newton individua il Dio Artista e il Dio Ingegnere e parla di “Sensorium Dei” per definire lo spazio-tempo e tu utilizzi proprio questa definizione come titolo del tuo ultimo lavoro: quale nesso c’è?

In verità Newton parla di un Dio Ingegnere, che è il mondo e la natura stessi governato da leggi matematiche. La definizione Sensorium Dei la usò nel 1706 ma, da quel che ne so io, non è mai stata da lui ben delineata. La legava comunque ai suoi precedenti Principia, in cui già aveva espresso il concetto di tempo assoluto, letteralmente: Il tempo assoluto, vero, matematico, in sé e per sua natura senza relazione ad alcunché di esterno, scorre uniformemente, e con altro nome è chiamato durata; quello relativo, apparente e volgare, è una misura (accurata oppure approssimativa) sensibile ed esterna della durata per mezzo del moto, che comunemente viene impiegata al posto del vero tempo: tali sono l’ora, il giorno, il mese, l’anno. Nonostante sono cosciente che ciò è stato messo in discussione dalla scienza moderna, mi piaceva l’idea di un tempo assoluto divino (raffigurato da Eleonora Panizzo), che, in quanto Assoluto e “Scorrevole”, raffigura la trappola insidiosa e tormentata per la condizione umana.
Vedi, nel finale di un film molto significativo, Prometheus di Ridley Scott c’è un dialogo di Elizabeth, la protagonista, con l’androide (David). Elizabeth ha compreso che la razza umana è nata da un’entità aliena, la quale, una volta creato l’uomo ha poi cercato, invano, di eliminarlo. Capito ciò, ella desidera di partire per il mondo di questi alieni, ma David, l’androide le chiede:

David: Posso chiederle cosa spera di ottenere andando lì?

Elizabeth Shaw: Loro ci hanno creati e poi hanno cercato di ucciderci. Hanno cambiato idea. Ho bisogno di sapere perché.

David: La risposta è irrilevante. Cambia qualcosa sapere perché hanno cambiato idea?

Elizabeth Shaw: Sì. Sì che cambia.

David: Non riesco a capire.

Elizabeth Shaw: Be’, forse perché io sono un essere umano e tu sei un robot.

Ecco, Sensorium Dei mette in scena questa “follia” umana della ricerca, riflettendo su come questa ricerca non possa essere slegata dall’ineluttabilità del tempo e dalle costrizioni dello stesso.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso “Sensorium Dei”?

Messaggio diretto, nessuno. Messaggi indiretti? Io ho dato degli spunti, ho creato dei simbolismi, ho generato un tono narrativo. Noto che, attorno a ciò, chi lo vede riflette, e si riflette. Per me va più che bene. C’è anche chi mi ha scritto che non si capisce nulla, va bene anche questo.

Michele Pastrello - Eleonora Panizzo (Sensorium Dei)

Per presentarne l’uscita sui Social hai scritto “Cosa stai cercando? In quale tempo sei? Dov’è domani?”, domande che possono avere delle reali risposte o rimangono sospese?

Domande che rimangono sospese, come il protagonista di Sensorium Dei (Stefano Negrelli), in un futuro che non ci appartiene eppure sembra paradossalmente osservarci. Non ci sono riusciti eminenti filosofi scienziati, se non con ipotesi, non potrò dare risposte univoche e reali certamente io. Però mi capita, guardando alcune persone, osservandole, anche nella quotidianità più trita, con tutte le loro barriere, maschere, inquietudini, strappi di gioia, mi capita di vederle e chiedermi: che cosa stai cercando?

Michele Pastrello - Sensorium Dei

L’ossessionata ricerca dell’uomo di una libertà interiore non bene identificata e la voglia di capire un futuro che non gli appartiene contrasta con la concezione temporale, con l’assolutezza di un artificio, il tempo, creato dall’uomo con l’intento (vano) di potere controllare gli eventi della vita e la durata degli stessi.

Michele Pastrello con questo suo lavoro dimostra la capacità di rendere concreto, attraverso le immagini e la scelta delle musiche, un concetto che difficilmente viene reso palese, quello del tempo: vediamo Sensorium Dei e ci rendiamo conto di essere immersi in un a-tempo e in un a-spazio che ci inghiottono senza mai esserne consapevoli.

La forza di Sensorium Dei sta nel porci davanti ai nostri limiti, barriere da noi costruite paradossalmente per sentirci liberi, un contrasto che ci accompagna nel corso della nostra esistenza.

Questo il link per visionare Sensorium Dei

Questi i link per altri due lavori di Michele Pastrello:

Awakenings (coscienza dopo il sonno)

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Potete anche seguirlo sulla sua pagina Facebook ufficiale: Michele Pastrello

Valeria Genova

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