18 febbraio 2015 Umberto Mistruzzi

Saggezza o giustizia? Carneade e lo scetticismo

 

Carneade! Chi era costui?» ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti (…) «Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?» Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, cap. VIII

Carneade (214-129 a.C.) è stato un filosofo greco antico nativo di Cirene, in Libia. Molto noto nel suo tempo, è una delle figure più rappresentative della corrente di pensiero scettica. Oggi ci è familiare soprattutto grazie al Manzoni, che ne I promessi sposi ha reso il nome del filosofo sinonimo di illustre sconosciuto.

La filosofia scettica era nata con Pirrone (365-275 circa), pensatore giunto sino in India al seguito di Alessandro Magno. Egli per primo sostenne l’impossibilità umana di conoscere una verità sempre contingente e mutevole. Non ci sono cose vere o false, belle o brutte, giuste o sbagliate in sé: sono solo i costumi e le convenzioni degli uomini a rendere le cose buone o cattive. I suoi successori affermeranno che il saggio dovrebbe perciò sospendere ogni giudizio (epoché) e non pronunciarsi su nulla (afasia). L’uomo non può accedere alla verità ultima delle cose: la più alta forma d’intelligenza consiste nel riconoscere questo fatto. Dimostrazione di ciò è la molteplicità di filosofie opposte in lotta fra loro e di diverse visioni del mondo diffuse tra gli uomini. Il saggio deve dunque riconoscere come inadeguate tutte le filosofie, parimenti convinte di detenere la verità sulla natura dell’universo e la chiave per ottenere la serenità d’animo. Lo scetticismo non nega la verità dei fenomeni, ma ritiene impossibile conoscere la loro genuina essenza. In questa visione del mondo priva di certezze, la vita dello scettico non è una fuga dal mondo: è come quella di tutti gli altri uomini, con la differenza che lo scettico vive con la consapevolezza che si tratta di uno stile di vita convenzionale (è il caso di Pirrone) o assumendo che sia il modo di vivere più ragionevole (ed è il caso di Carneade).

Alla breve esperienza della scuola di Pirrone succedette la media Accademia, composta da oscuri personaggi influenzati dal pensiero di Platone. La nuova Accademia ebbe a capo il nostro Carneade. Nonostante negasse l’esistenza di una provvidenza divina e di una razionalità nelle credenze religiose, il pensiero di Carneade appare meno radicale di quello dei suoi predecessori. Se stabilire un criterio di verità è ancora ritenuto impossibile, si può tuttavia stabilire un criterio di probabilità che consente di scegliere certe opinioni come più plausibili di altre. Carneade divenne celebre nel 155 a.C., quando prese parte all’ambasceria ateniese inviata a Roma. Inizialmente applaudito per un suo appassionato discorso in lode della giustizia come legge universale e base della vita civile, Carneade destò scalpore pochi giorni dopo, quando in un altro discorso affermò che la giustizia variava a seconda dei tempi e dei popoli e che spesso era in contrasto con la saggezza. Per creare ulteriore scandalo, Carneade spiegò quest’ultimo punto affermando che se i Romani avessero voluto essere giusti avrebbero dovuto restituire i loro possessi agli altri e tornarsene a casa in povertà. Ma in tal caso essi sarebbero stati stolti. Ecco perché saggezza e giustizia non vanno d’accordo.

 …la scienza è irraggiungibile, e all’uomo è preclusa la vera conoscenza delle cose. Di qui, il dilemma: o una scienza che ci trascende, o una opinione che è inferiore a noi. Il saggio non può che rifiutare ambo i termini di questa alternativa, poiché l’assenso e la fede sono per lui un male. Trattenere l’assenso non è umano, e senza adesione l’azione è impossibile.

E tu fòri! Ma addirittura da sta città! Tempo ventiquattr’ore devi lascià Roma! Perché non te capisco quanno parli!

Scipione l’Africano (Marcello Mastroianni) a Carneade (Adolfo Lastretti) da “Scipione detto anche l’africano”, Luigi Magni, 1971

Umberto Mistruzzi

[Immagini tratte da Google Immagini]

Tagged: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *