20 agosto 2014 lachiavedisophia

RENÉ MAGRITTE (Lessines, 21 novembre 1898–Bruxelles, 15 agosto 1967)

 

Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.

René Magritte fu uno dei pittori più originali e famosi del Surrealismo. Dopo aver studiato all’Accademia di Bruxelles, inizia a muoversi nell’ambito delle avanguardie del Novecento, assimilando influenze dal Cubismo e dal Futurismo. Secondo quando egli stesso ha scritto, la svolta surrealista avvenne dopo aver visto il quadro di De Chirico Canto d’amore, in cui è rappresentato il lato di un edificio con accostati la testa enorme di una statua greca e un gigantesco guanto di lattice. Nel 1926 prese contatto con André Breton, capo del Movimento Surrealista.

Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.

Manifesto Surrealista, 1924

Il teorico Bretonfu influenzato da L’interpretazione dei sogni di Freud, dopo averlo letto arrivò alla conclusione che era inaccettabile il fatto che il sogno e l’inconscio avessero avuto così poco spazio nella civiltà moderna e pensò quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui essi avessero un ruolo.

Il Surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d’associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.

Enciclopedia Filosofica

Nel 1927 Magritte si trasferì a Parigi, per restarvi tre anni dopo dei quali la sua vita artistica si è svolse quasi interamente in Belgio.

I quadri di Magritte, realizzati in uno stile da illustratore, conquistano e sorprendono con immagini che conservano un aspetto pittorico senza alcuna ricerca di illusionismo fotografico. L’intento dell’artista era quello di trasmettere l’irrazionalità e lo spaesamento che prova l’uomo in un mondo affollato di immagini, simboli e convenzioni.

Morì il 15 agosto 1967 a Bruxelles, lasciando tantissime opere d’arte da “interpretare”, per imparare a sentire il silenzio del mondo che il pittore ha desiderato esprimere nei suoi quadri-visione.

Impero delle luci

(1953–54, Olio su tela, 195,4 x 131,2 cm Collezione Peggy Guggenheim, Venezia)

The_Empire_of_Light_Guggenheim

In questo dipinto le forme sono tridimensionali e la tecnica impeccabile, quasi accademica, ma la particolarità sta nella realtà che vi è rappresentata; l’opera infatti accosta due momenti diversi, opposti fra loro: la metà superiore è vista in pieno giorno, quella inferiore di notte. La luminosità del sole è contrapposta alla sensazione di turbamento e “malessere” tradizionalmente collegato all’oscurità. L’obiettivo dell’artista è stato quello di creare un effetto di shock, di spaesamento nei confronti dello spettatore. Possiamo senz’altro dire che quest’opera è una delle più toccanti fra le molte dipinte dall’artista Belga. È incredibile come egli riesca a far passare quasi inosservato un conflitto di tali dimensioni. Ed ecco le parole di Magritte:

Nell’Impero delle luci ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia.

In Impero delle luci,il pittoreusa il metodo dell’ossimoro, ovvero una figura retorica che consiste nell’accostare parole che esprimono concetti opposti, in questo caso l’immagine del giorno e della notte. L’artista ricostruisce una procedura tipica dei sogni, è nota infatti l’influenza delleteorie freudianesugliartisti surrealisticome Magritte; il sogno è visto come l’essenza dell’uomo e per questo la sua rappresentazione diventa fondamentale ed è proprio nel sogno che l’artista trovava fonte di ispirazione. Secondo Freud, infatti, le immagini dei sogni rivelano un lavoro di rielaborazione dei desideri inconfessabili, attraverso un aggiramento della censura e di ciò che essa ha rimosso dalla coscienza.

Il sogno non è il perturbatore del sonno, come lo si descrive, bensì il custode del sonno, ciò che elimina le perturbazioni del sonno.

Freud, Introduzione alla psicanalisi

Ilaria Berto

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[Immagini tratte da Google Immagini]

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