17 ottobre 2014 Giordana De Anna

Il nostro piccolo segreto

 

2014 – New York – ore 02.45

“Preferirei se ora tornassi a casa tua… non mi piace dormire in compagnia.” Si gira su un fianco per non far vedere il volto rigato di lacrime, si copre il corpo ancora nudo e chiude gli occhi. Vittoria se ne sta così, nel buio della stanza, trattenendo quasi il respiro, mentre ascolta paziente i movimenti dell’uomo che si riveste. Lo ascolta andare in bagno. Lo ascolta mettersi le scarpe. Lo ascolta mentre beve un sorso d’acqua dalla bottiglia lasciata sul comodino accanto al letto. Lo ascolta anche mentre le dà un bacio delicato sulla guancia sussurrandole un saluto. Lo ascolta chiudersi la porta alle spalle. Non resiste un solo minuto in più su quel letto, Vittoria. Rimasta finalmente sola va in bagno e lascia scorrere l’acqua della doccia, aspettando che il vapore inondi la stanza. Si ferma per un momento, lì, appoggiata sullo stipite della porta, tra la camera da letto e il bagno, ancora nuda, con lo sguardo perso. Il pensiero torna a Lui, come ogni volta. La camera ancora calda, umida, odora ancora dei loro corpi mischiati. Il suono di una sirena giù in strada la distoglie dai suoi pensieri. Si passa veloce una mano tra i suoi corti capelli corvini e, svelta, inizia a togliere le lenzuola. Quando il letto rimane spoglio, finalmente, si lascia andare in una lunga, depurante, doccia bollente.

Era sempre stato così, per Vittoria.

Sarebbe sempre stato così, per lei.

Anche dall’altra parte del mondo.

Ventidue anni prima – Milano – 19.05

“Vittoria! Vittoria! Dove sei? Vieni! Dai, sali in casa, è pronta la cena! Vittoria!” Vittoria è in garage. In quel garage che sa di muffa. In quel garage che da oggi inizierà a temere. In quel garage che da oggi inizierà ad odiare. Quel garage così familiare in cui Lui l’aveva portata poco prima, con l’inganno. Sente la voce della nonna in lontananza e gli occhi le bruciano da tanto le viene da piangere. La voce della nonna che la chiama la fa tornare al suo corpo. Il corpo da cui si era allontanata, da cui si era distaccata per non provare niente. L’uomo si tira su i pantaloni e si allaccia la cintura. È lì, davanti a lei, in piedi. Vittoria guarda dritta davanti a sé, lo sguardo perso nel vuoto, nella freddezza dei suoi occhi colore del ghiaccio. L’uomo si porta il dito indice alla bocca e le fa segno di tacere. Le sue manine, così pallide, impiastricciate del liquido di quell’uomo, sono chiuse strette in un pugno. Vittoria stringe sempre di più i pugni fino a quando le unghie, che premono sul palmo, non iniziano a farle male. Il dolore la riporta al suo corpo, quel corpo che ormai quell’uomo l’ha costretta ad odiare. Quell’uomo prima tanto amato. Quell’uomo di cui tutti si fidano. Quell’uomo di cui ora conosce i particolari più intimi. Le mette una mano sulla testa e le fa segno di andare, accarezzandole i suoi lunghi capelli corvini, quei capelli che il giorno dopo si sarebbe tagliata cortissimi da sola. E Vittoria se ne va. Vittoria scappa via. Vittoria esce di corsa da quel garage. “Vittoria!……”. La bambina si blocca, impietrita. Non si volta. “È il nostro segreto… lo sai, se lo raccontassi a qualcuno la colpa sarebbe tua.. sei sempre così bella..”. Vittoria aspetta ancora un attimo, ascolta nel silenzio di quel corridoio la sua condanna. Perché non lo racconterà mai, quel segreto. Perché Vittoria l’ha capito, non sarà l’unica volta. I suoi 8 anni finiscono così. La sua spensieratezza si è persa in quel garage. Vittoria non sarà più la stessa. Vittoria è una bambina rubata. Sale di corsa le scale, fino a rimanere senza fiato. Entra in casa e va in bagno. La nonna la chiama, ma lei chiude la porta. Vittoria non sente niente. Ha solo freddo. Freddo dentro. E si sente sporca. Lascia allora scorrere l’acqua della doccia, aspettando che il vapore inondi la stanza e poi, finalmente, si lascia andare in quello che diventerà il suo rituale: una lunga, depurante, doccia bollente.

Era iniziata così, per Vittoria.

Sarebbe sempre stato così, per lei.

Anche dall’altra parte del mondo.

Per abuso sessuale infantile si intende una qualsiasi attività che implica il coinvolgimento in attività sessuali di un minore da parte di un adulto. L’attività sessuale in questione non si riferisce quindi necessariamente ad un rapporto fisico diretto, ma riguarda la sfera della sessualità nella sua totalità e la condizione della vittima, incapace di scegliere o comprendere quello che sta accadendo. L’abuso sessuale infantile ha un elevato livello di gravità e di rischio per la salute mentale dell’individuo e per la sua crescita: è un’esperienza traumatica e deve essere considerata come tale. Le conseguenze psicologiche possono toccare differenti aree: l’autostima, lo sviluppo della sessualità, le capacità relazionali. Un adulto che è stato abusato tenderà ad essere aggressivo verso di sé, ad incolparsi, ad avere una bassa autostima, a deprimersi o ad oscillare tra stati emotivi diversi. L’adulto abusato potrà avere difficoltà ad avere una vita sessuale soddisfacente, problemi di controllo degli impulsi e problemi più strettamente connessi al corpo.

La risposta di un individuo agli eventi è sicuramente soggettiva, quel che è certo è che un abuso sessuale infantile non riguarda solo l’infanzia rubata della vittima ma la sua intera vita.

Giordana De Anna

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[Immagini tratte da Google Immagini]

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