31 luglio 2015 lachiavedisophia

Perdersi

“Tutti dicono che l’amore fa male, ma non è vero. La solitudine fa male. Il rifiuto fa male. Perdere qualcuno fa male.”
O. Wilde

Non avrei mai creduto di vedere il nulla, dietro di me.. Di non sentirmi più appartenente a qualcuno, perché essere figli vuol dire trovare la propria identità negli occhi di chi ti regala la vita.

 
REGALA.

 
Regalare è sempre stato il verbo che ho associato alla figura genitoriale, non so bene per quale ragione intrinseca, forse perché mi illudevo che mio padre e mia madre, la mia “famiglia” avessero la funzione di regalarmi la vita, il mondo, la bellezza della quotidianità. Forse ho vissuto fino ad oggi nella speranza disillusa di poter essere una ragione abbastanza valida per loro, per cambiare, per capire e comprendere finalmente che essere genitore è vocazione, che i figli a 20 anni necessitano dello stesso amore, delle stesse carezze e abbracci di quando ne avevano due.
Ho sperato, ho creduto in loro con quanta più forza avevo in me, ho tentato di esser la figlia che loro professavano di volere, ma, malgrado ciò, oggi mi scopro sola, sola ad affrontare un dolore incolmabile, sola ad asciugare lacrime inarrestabili….sola, ad accettare che loro non saranno mai più al mio fianco, sola a metabolizzare il fatto che loro, accanto a me, non sono mai stati davvero.

 
Si, la solitudine uccide, si, il rifiuto massacra, una perdita devasta ma quanto può costare all’animo la forza di dire basta? Quanto possono valere le proprie aspirazioni, i propri valori se poi si è totalmente persi nella ricerca di una vita migliore?
Ciò che lacera, che squarcia davvero l’animo, gettando a terra frammenti, quasi si fosse uno specchio rotto da un pugno, è l’accettazione.
Accettare la natura “sporca” del posto da cui si arriva, accettare la solitudine causata dalla volontà di vivere in modo “pulito”, di voler essere una persona migliore.
Io ho perso tutto: la mia famiglia, quel cerchio che avrebbe dovuto essere la mia isola felice, il mio mondo ovattato, la mia protezione. Io ho perso. Ho perso per poter vivere. Ho perso perché ho deciso che IO conto, che la mia esistenza conta.

 
E sapete qual’è davvero il nocciolo della questione? Il fallimento.
La mia famiglia resterà la mia più grande sconfitta, non essere come loro mi vogliono, per essere una persona migliore e aver scelto il giusto, rappresenterà per sempre il mio più gran fallimento.
Le vittime dirette di abusi hanno, molte volte, la possibilità di scelta, i figli della violenza non ne hanno e mai ne avranno.
I figli di violenza si sentiranno per sempre marchiati a vita e si crocifiggeranno per i limiti che hanno loro impedito di cambiare chi, di cambiare, non ne ha mai voluto sapere.
I figli di violenza si sentiranno sempre in dovere di accontentare gli altri, di dimostrare qualcosa al mondo, unicamente per sentir, anche solo per un istante, di non esser sbagliati.
Le più grandi vittime sono coloro che hanno deciso di combattere, perché porteranno per sempre con loro i segni delle scelte altrui, perché saranno sempre coloro che subiranno le conseguenze delle azioni di chi, dando loro la vita, aveva promesso implicitamente di amarli e proteggerli.
Le più grandi vittime saranno sempre coloro che decideranno di ribellarsi, perché in questa vita, mio malgrado, la libertà comporta più sofferenza della sudditanza.

IODICOBASTA.ETU?

Nicole Della Pietà

[immagine tratta da Google Immagini]

Tagged: , , , , , , , , , ,