3 giugno 2014 lachiavedisophia

Nuove tecnologie e isolamento

Internet e le tecnologie utilizzate per una comunicazione globale ed integrata hanno portato numerosi vantaggi per tutti i cittadini e lavoratori; hanno fatto intravvedere prospettive fino a poco tempo fa impensabili. Ma l’uso esasperato delle tecnologie comunicative ha avuto anche degli effetti collaterali sul benessere psicofisico delle persone. Basti pensare all’ansia che ci prende allorché si blocca anche per poco tempo la ricezione della posta elettronica, oppure la sensazione di disagio che percepiamo quando ad esempio prima di assistere ad un concerto sinfonico dobbiamo spegnere il cellulare, sono tutti effetti collaterali di un abuso e di un’eccessiva integrazione delle tecnologie comunicative.

La vera rivoluzione del nostro modo di vivere è arrivata alla fine degli anni settanta quando i vari IBM, Microsoft e Apple rivoluzionarono il mercato del lavoro introducendo il Personale Computer. Più in generale quello che cambiò da allora fu il mondo occidentale, la tecnologia è diventata sempre più pervasiva nella vita sociale dell’uomo fino a conquistare una parte così rilevante da generare delle vere e proprie crisi d’ansia se qualcosa negli strumenti tecnologici che quotidianamente usiamo si inceppa. Oggi siamo connessi con chiunque 24 ore su 24, senza limiti di spazio e di tempo: purché ci sia del campo ed un palmare. Se da un lato abbiamo avuto notevoli vantaggi in termini di miglioramento della qualità della vita e della salute e una riduzione esponenziale dei tempi di comunicazione, nonché il miglioramento di molti servizi pubblici, la negatività è data dal fatto che sempre più individui si ritrovano ad avere il cervello ininterrottamente a contatto con il digitale: chat, email, dowload, messenger ecc… hanno portato ad un sovraccarico della stimolazione della corteccia cerebrale e dei neuroni. Ed oggi che per lavoro si sta mediamente 40-50 ore alla settimana davanti ad uno schermo, dovremmo anche valutare i possibili danni fisici e/o biologici sull’intero organismo, che per il momento non sono ancora del tutto quantificabili. Quindi da un lato la tecnologia ha portato notevoli benefici alla società, dall’altro invece ha avuto come conseguenza la creazione di una nuova categoria di lavoratori “malati”. Dobbiamo così tristemente giungere alla conclusione che con l’eccessivo bombardamento di informazione la tecnologia ci ha schiavizzato. E tutto ciò ha finito per sottoporre il nostro cervello ad uno stress, stress che provoca calo di concentrazione, deficit di attenzione e assenze dalla scuola e dal posto di lavoro ripetute e frequenti. Lo stress è dovuto al fatto che ad un certo punto ci si accorge di non riuscire più a gestire in modo efficace le nuove tecnologie. Si possono avere allora delle manifestazioni anche piuttosto serie come attacchi di rabbia, depressione, ansia, attacchi di panico.

Vedendo la gravità di tali conseguenze si avverte ora pertanto la necessità di educare, formare, preparare le persone ad un uso corretto ed equilibrato delle tecnologie stesse, una educazione che consenta effettivamente di capire quale sia il funzionamento della mente umana e di comprendere quale rischio comporti un sovraccarico informativo sulla salute del singolo.

Un altro effetto dello sviluppo tecnologico, culturalmente anch’esso molto significativo, è anche l’isolamento relazionale. Oggi per molti “second life” è più reale della realtà. Chi vive da solo o in condizioni di scarse relazioni con il prossimo rischia maggiormente di vivere condizioni elevate di stress, e risulta anche più esposto a problemi di ansia, aggressività e disturbi cognitivi. In pratica vivere in isolamento e quindi avere comportamenti e abitudini che spingono la persona ad evitare contatti sociali può portare ad una alterazione di alcuni ormoni che rafforzano il sistema immulogico e ci permettono di affrontare nel migliore dei modi le continue situazioni di stress a cui siamo sottoposti. Avere relazioni sociali significa quindi non solo avere una vita più “piena” e”ricca”, ma anche affrontare meglio le situazioni altamente stressanti. Il sovradosaggio di informazione sempre disponibile rischia di farci ammalare.

Appare necessaria allora una formazione “preventiva”, ovvero metodi e tecniche che insegnino ad educare ad un uso adeguato delle nuove tecnologie, inoltre esistono metodi efficaci, già ampiamente praticati all’estero quali meditazione, yoga, tecniche di immaginazione e di visualizzazione per ridurre lo stress, praticare attività sportive, prendersi e saper gestire pause rigeneranti. Ma tutto questo naturalmente funziona solo se esiste la volontà di disintossicarsi.

Le chat, le comunità virtuali, i social network stanno via via sostituendosi ai luoghi di incontro di un tempo, la piazza, i bar, i centri per giovani. Spesso gli adolescenti trascorrono interi week end a dialogare in rete con persone perfettamente sconosciute, ma definite “amiche”. La tecnologia che tanto utile è stata per ampliare gli orizzonti e abbattere barriere rischia di diventare arma a doppio taglio, divenendo essa stessa prigione, un elemento potenzialmente “buono”, ma che si fa anche simbolicamente una minaccia incombente per chi non sa limitarne l’utilizzo.

Forse perché gli esseri umani dell’attuale società industriale non hanno quasi più alcun contatto con la realtà della vita, se non a frammenti, per questo non sono in grado di valutare le conseguenze e nemmeno le cause dei propri comportamenti. Oggi viviamo quasi sempre in ambienti artificiali e non comunichiamo quasi nemmeno con i nostri familiari: con loro ci raduniamo intorno al moderno focolare, la televisione. Sempre che ognuno non stia nella propria stanza con il proprio computer. Una società di dominio e competizione è una società di isolamento, alienazione, divisione, e specializzazione.

Internet ci chiude illudendoci di aprirci spazi immensi. Quello che manca oggi è il contatto reale con le cose e con le persone. Basterebbe pertanto usare internet solo come spunto, a piccole dosi, mantenendo una salutare diffidenza verso uno strumento che a volte è utile, ma che rimane ambiguo, e usare maggiormente la presenza fisica, la parola, l’incontro.

Matteo Montagner

[Immagini tratte da Google immagini]

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