5 agosto 2014 lachiavedisophia

Montagne russe

“Mamma, mi racconti cos’è l’amore?”

“Qualcosa che ti fa sentire estremamente felice o terribilmente triste. Qualcosa che prende lo stomaco, il cervello, le mani e le gambe al tempo stesso. Qualcosa che aiuta e scoraggia. Qualcosa che fa vivere e fa morire. Qualcosa che non si racconta, nonostante tutto”.

Inspiegabile cosa si provi. Irriconoscibile quale sia l’amore provato per davvero: ognuno lo sente a modo suo, ognuno di noi lo vive. Oppure, in moltissimi casi, si lascia trasportare al suo interno.

Ho ascoltato, in uno dei miei numerosi viaggi in treno, un dialogo tra una madre e una figlia. Avrà avuto più o meno sette anni: quell’età piena di domande e con la voglia di ascoltare le risposte, quell’età in cui non hai ancora paura né troppa angoscia di scoprire cosa sia l’amore.

Raccontarlo a modo mio, per vivere un punto di vista che quasi nessuno di noi ricorda.

“A che età arriva l’amore?”
“Non c’è un’età. L’amore nasce da un pensiero, da una sensazione, da un’antipatia magari. E’ improvviso”.

La bambina rimane in silenzio, guardando la mamma stupita. Ci pensa su, per trovare qualcosa che conosca e ci somigli. Da piccoli nasce all’improvviso qualsiasi cosa, quasi, perché non veniamo fermati dalla morale, dai comportamenti che ci sembrano sbagliati o privi di carattere. La parola d’ordine è spontaneità, il salto verso l’ignoto spaventa poco i bambini.

“Ma cosa succede? E’ come quando mi viene voglia di andare alle giostre?”

La mamma non sa cosa rispondere, decide di prendere qualche secondo. Pensa alla sensazione delle giostre; a quanto desideri salirci, a quanto ti affascinano quelle più spericolate.

Guardi quelle montagne russe dal basso, piena di curiosità di salirci. Vanno incredibilmente in alto, così lentamente. Scendono veloce. Scendono, scendono, scendono, senza che tu possa sottrarti a quel cambiamento repentino. Come se quella salita non l’avessi mai sofferta, come se non ti fosse battuto il cuore un po’ più forte ad ogni passo. La discesa non lascia realizzare, la discesa non fa percepire il suo disturbo, sparisce in un attimo come l’ebrezza.

“Hai presente il timore di salire su quelle giostre grandi grandi piene di salite e discese? Quando insisti per salirci e un momento dopo in cui siamo salite mi stringi la mano così forte da farmi quasi male? Ecco. Tu hai paura, nonostante abbia voluto esserci a tutti i costi. Ci sei, con me che ti stringo la mano. Siamo insieme, affrontiamo le montagne russe, che salgono e scendono senza rendercene conto”.

“Ma mamma, l’amore è quando ti stringo la mano o quando salgo sulle montagne russe?”

L’amore è un attimo oppure un insieme di sali-scendi? La donna non sa come sia per sua figlia. La donna sa cos’è per lei, sa quali sono le lacrime da ricordare e i pensieri da battito incontrollabile. I giorni in cui ha tenuto duro e quelli in cui è stata felice in un semplice picco.

“L’amore è tutte e due le cose. Lo vivi con la persona a cui stringi la mano e lo vivi attraverso le montagne russe. Come l’amicizia, come le difficoltà, come la vita”.
“Ma a volte la vita dici che fa male: anche l’amore?”

Male. Tanto male, come tanto bene. Male alla pancia, agli occhi, al cuore. Ad ogni singolo muscolo. L’amore finisce, distrugge, batte nella testa, ricorda.

Sospira, la bella donna che avrà circa una quarantina d’anni.

“Quando il tuo papà ha fatto l’incidente ho pensato che ad un certo punto sarei potuta morire anche io. Non era lo sguardo di un attimo, era ogni sguardo che mi sarebbe mancato. Non era la parola giusta, erano i momenti peggiori che avrei rimpianto di non vivere più. Non erano le parole già dette, erano quelle trattenute. A volte fa male, l’amore. Quello vero, quello che provi con tutta la paura del mondo”.

La bambina assume un’espressione triste. Non so di preciso quando il suo papà sia mancato, mi sento quasi un’intrusa ad aver ascoltato il loro discorso. Loro non mi hanno vista, sono nel sedile dietro i loro due, apparentemente intenta a leggere un codice penale.

“Ti manca tanto, mamma?”
“Mi manca ogni giorno, amore”.
“No, intendevo l’amore. Papà manca anche a me”.
“Mi manca quello che condividevamo, ma ci sono i ricordi di quel meraviglioso amore. Ora ne provo un altro; non necessariamente più forte, semplicemente diverso”.

L’espressione della bambina diventa dubbiosa, forse un po’ gelosa.

“Chi è mamma?”

La donna sorride, pensando che la risposta sia davvero ovvia.

“Amo te. La mano sulle montagne russe, oggi e anche domani, la stringo a te”.

l mio viaggio in treno è finito, mi avvio camminando verso la porta dove scendere. Non passo davanti a loro, anche se la bambina si accorge di me. Mi sorride, spontaneamente. Ricambio il sorriso, sperando di non aver turbato troppo le loro confessioni.

Le devo un grazie, non ricordavo che l’amore fosse così bello. In ogni forma e colore, nei momenti più bui e più lucenti. Non ricordavo di sognare nemmeno un amore così puro.

In un solo istante ricordo la frase del Piccolo Principe e la regalo alla mia mente in questa giornata unica.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”

In fondo chi, sull’amore, non ha ancora qualcosa da imparare?

Cecilia Coletta

[immagini tratte da Google Immagini]

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