1 luglio 2014 lachiavedisophia

MICHELANGELO MERISI DETTO CARAVAGGIO (Milano o Caravaggio, 29 settembre 1571 – Porto Ercole o Palo, 18 luglio 1610)

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.

Caravaggio fu uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, dalla fama universale. I suoi dipinti, che combinano un’analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo, con un drammatico uso della luce, hanno avuto una forte influenza formativa sulla pittura barocca. Il suo stile influenzò direttamente o indirettamente la pittura dei secoli successivi costituendo un filone di seguaci racchiusi nella corrente del Caravaggismo.

Fu allievo di Simone Peterzano, a sua volta allievo di Tiziano. Nel 1593 si trasferì a Roma, dove fu preso sotto la protezione del cardinale Francesco Maria Bourbon Del Monte (1549-1627), ambasciatore dei Medici a Roma, il quale nel 1597 gli diede alloggio a Palazzo Madama, che all’epoca era il palazzo romano dei Medici. Con l’aiuto del cardinale, Caravaggio ebbe numerose commissioni di dipinti.

Di animo particolarmente irrequieto, l’artista dovette affrontare diverse vicissitudini durante la sua breve esistenza: spesso coinvolto in scontri, Caravaggio girava illegalmente armato e dovette infine scappare da Roma con una condanna a morte sulla testa per l’assassinio in una lite di un certo Ranuccio Tommasoni.

La grande innovazione portata da Michelangelo Merisi dentro la pittura fu la rappresentazione scevra da ogni idealità e artificiosità della luce e dei suoi effetti. I personaggi “escono” spesso dall’oscurità dell’ambiente, e le loro fattezze sono esaltate dal chiaroscuro e dai forti contrasti di una luce dura, sicuramente lontana dagli ambienti perfetti del Rinascimento o da quelli comunque ancora un poco artificiosi del Manierismo.

Ma la sua rivoluzione luministica, così è stata definita dagli storici dell’arte, ha origine dalla decisione del pittore di rappresentare le scene ambientandole non in ricche stanze o usando personaggi dalle vesti nobiliari, ma di scegliere ambienti e personaggi del popolo nel loro crudo, e a tratti anche disturbante, realismo. Dobbiamo ricordarci che a quei tempi solo le case dei ricchi avevano ampie finestre protette da vetri, drappeggi e tendaggi; le abitazioni popolari avevano piccole finestrelle per non fare entrare il freddo e poste in alto per cercare di catturare più luce possibile. Appena calata la sera, questi ambienti venivano illuminati da candele o piccole lanterne non schermate, per evitare incendi, non da ampi bracieri e camini. Caravaggio fu il primo pittore a studiare meticolosamente gli effetti della luce sulle forme e sull’ambiente completando la ricerca del “vero” che i grandi pittori rinascimentali avevano fatto sulla prospettiva, il paesaggio e le forme del corpo.  La scelta di questo tipo di ambientazione scenica comportava una luce dura e direzionale, che esalta la drammaticità dei personaggi simboleggiando la durezza dell’esistenza terrena dell’umanità secondo i principi della Controriforma.

Ci sono molte ipotesi riguardo la morte dell’artista: morto per malattia, assassinato da emissari dei cavalieri di Malta, omicidio di stato… Ma chissà veramente cos’è successo la notte in cui morì! Un’ipotesi interessante e poco considerata è l’uccisione per omosessualità, Caravaggio infatti era dichiaratamente omosessuale, come ce lo fanno velatamente intuire alcune scene rappresentate nei suoi dipinti.

La morte della Vergine

(1604, olio su tela, 396×245 cm, Parigi, Museo del Louvre)


La morte della Vergine

L’ultimo dipinto romano di Caravaggio gli fu commissionato per decorare la cappella privata del giurista Laerte Cherubini nella chiesa di Santa Maria della Scala a Roma. Il quadro fu però prontamente rifiutato perché la Madonna non rispettava la sua iconografia classica: era, anzi, priva di qualsiasi tributo mistico, con il suo volto terreno, un braccio abbandonato e il ventre gonfio. Addirittura si dice che Caravaggio scelse una prostituta trovata morta nel Tevere per ritrarre la Vergine. Molto scandalo, in particolare, fecero i piedi ritratti nudi fino alla caviglia. La scena è inserita in un ambiente umile con al centro il corpo morto della Vergine, in primo piano la Maddalena, seduta su una semplice sedia, che piange con la testa tra le mani, intorno gli Apostoli addolorati, l’intonazione cromatica molto scura è illuminata dal rosso della veste della morta e della tenda, elemento di una scenografia povera.

Per comprendere il quadro dobbiamo tener presente che Caravaggio era vicino alle posizioni pauperistiche di molti movimenti religiosi contemporanei, come gli Oratoriani o gli ambienti vicini al cardinale Federico Borromeo, che predicava l’assoluta povertà del clero e viveva egli stesso in una casa molto misera, con appena una Bibbia e le mobilia necessarie, a cui rassomiglia molto l’ambientazione del quadro. Le varianti iconografiche del dipinto vennero realizzate tenendo presenti le esigenze devozionali di questi movimenti: la Vergine è ritratta come una giovane, rappresentazione allegorica della Chiesa immortale, mentre il ventre gonfio rappresenta la grazia divina di cui è “gravida”.

I committenti lo considerarono osceno, lascivo e irrispettoso nei riguardi della Vergine, addirittura spaventandosi dalla forza provocata dall’immagine. È difficile pensare che nel ‘600 ci fosse qualcuno con tanto coraggio, e forse sfacciatezza, da rappresentare un tema religioso collocandolo in una dimensione quotidiana e fin troppo umana, ma l’idea dell’artista era quella di rappresentare il palcoscenico della vita, sul quale su consuma in silenzio il dramma quotidiano del dolore e della sofferenza umani.

Ilaria Berto

[Immagini tratte da Wikipedia]

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