12 agosto 2014 lachiavedisophia

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre1968)

L’artista francese Marcel Duchamp viene considerato uno dei maggiori rappresentanti del Dadaismo (chiunque pensi a questo movimento, automaticamente associa il suo nome), benché egli non abbia mai accettato l’appartenenza al gruppo. La cosa, conoscendo il personaggio, non stupisce affatto: la personalità di Duchamp, infatti, è assolutamente impossibile da inquadrare in un qualsiasi schema e proprio per il suo modo di essere così eclettico è diventato uno dei più grandi artisti del Novecento. Ha, di fatto, costruito un nuovo prototipo di artista da intendersi come intellettuale sempre pronto a proporsi in maniera inaspettata, anche solo per il piacere di essere diverso dal normale elevando l’anormalità, intesa come rifiuto di qualsiasi norma, a pratica sia di arte che di vita.

Sin dall’inizio della sua carriera artistica mostrò una facilità di assimilazione delle principali novità stilistiche del momento: dal Neoimpressionismo al Fauvismo, dal Simbolismo al Futurismo; ma è soprattutto nell’ambito del Cubismo che egli si muove con maggior disinvoltura finché nel 1912 il suo quadro Nudo che scende le scale n. 2 fu rifiutato dal Salon des Indépendants perché l’opera sembrava più futurista che cubista. Ciò provocò il definitivo distacco di Duchamp dai cubisti.

Marcel fra gli anni ’15-’20 divenne soprattutto un operatore artistico, impegnato più come consulente di collezionisti e gallerie che non come artista però la sua attività, pur saltuaria, non perdette mai il gusto della provocazione. Nei decenni successivi si dedicò al gioco degli scacchi, partecipando anche a tornei professionistici internazionali fino alla sua morte, avvenuta il 2 ottobre 1968. Sulla sua tomba si può leggere l’epitaffio, composto da lui stesso:

D’ailleurs c’est toujours les autres qui meurent.

(D’altronde sono sempre gli altri che muoiono)

Per questo artista ho deciso di non soffermarmi su nessuna sua opera, ma di parlare brevemente dei ready-made; Duchamp fu appunto il primo che utilizzò questo termine in arte per categorizzare un comune oggetto prefabbricato isolato dal suo contesto funzionale e riutilizzato tramite il solo atto di selezione dell’artista a opera d’arte: come dimostra la sua opera più famosa Fontana (un orinatoio) o Bicycle Wheel (una ruota di bicicletta posta sopra uno sgabello). Ciò che rende l’oggetto comune e banale un’opera d’arte è il riconoscimento da parte del pubblico del ruolo dell’artista. L’idea di conferire dignità a manufatti quotidiani fu inizialmente un forte colpo nei confronti della distinzione tradizionale tra artee non; nonostante ai giorni nostri questa pratica sia ampiamente accettata dalla comunità artistica, continua a destare l’ostilità dei media e del pubblico.

Con la sua attività Marcel Duchamp è riuscito a stupire continuamente critica e pubblico, contribuendo come pochi a definire un concetto totalmente nuovo di arte, la cui eredità sarà colta soprattutto dai diversi movimenti di ispirazione concettuale sorti nel secondo dopoguerra.

Ilaria Berto

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[Immagini tratte da Google Immagini]

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