12 gennaio 2016 Tommaso Meo

L’ora dei diritti

Parliamo di diritti sì perché non se ne parla mai abbastanza. Il 2015 per molti versi è stato un anno difficile e complicato, segnato dalla paura e da molte situazioni critiche che hanno condizionato lo stato dei diritti. Questo pezzo vorrebbe segnalare alcune delle buone e delle cattive notizie dell’anno appena trascorso in materia di diritti, umani e civili, in Italia e nel mondo, per capire a che punto siamo su questo tema, augurandoci un 2016 migliore.

Inizia un nuovo anno e la politica italiana si chiede dov’ era rimasta in materia di diritti e la (solita) risposta è: sempre allo stesso punto, ma forse ancora per poco. Soprattutto per quanto riguarda i diritti civili e LGBT è da molti anni che il dibattito è sterile e complici maggioranze deboli e veti incrociati ben poco si muove. Affossati i Dico e dimenticati i Pacs anche il 2015 è finito con varie promesse non mantenute, ma il 2016 potrebbe essere finalmente un anno importante. Infatti una legge sulle unioni civili omossessuali sarà in parlamento a fine Gennaio. Il nostro paese, dopo il referendum della cattolicissima Irlanda – sicuramente una delle sorprese positive del 2015 – era rimasto l’unico Stato dell’Europa occidentale a non avere ancora una legislazione in materia. Come già detto però a breve potrebbero essere regolamentate le unioni tra persone dello stesso sesso, con il nodo dell’adozione da parte di un membro della coppia del figlio naturale del partner (stepchild adoption) al centro del dibattito (parecchio strumentale) in questi giorni. La società civile è pronta, forse già da anni, ora tocca alla politica.

Ma nel nostro piccolo e spesso indolente orticello non succederà solo questo: si cercherà un’intesa sullo Ius soli (il diritto di cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia) e forse ci si potrebbe spingere a parlare anche di testamento biologico (mentre già molte in città sono disponibili registri per le indicazioni di fine vita). Ancora non si sa molto invece sull’auspicabile introduzione del reato di tortura, auspicabile per scongiurare il ripetersi di eventi quanto mai indelebili come gli episodi della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, come è augurabile un dibattito serio sulla situazione delle carceri e sui diritti dei carcerati.

Nel mondo la situazione non è delle più rosee, come riporta Humans Rights Watch nel suo rapporto annuale. In almeno 90 paesi del mondo le condizioni umanitarie sono peggiorate. Il direttore Kenneth Roth, scrive nel suo pezzo che il timore- di conflitti, di repressioni, dei migranti, di attacchi terroristici, di gruppi di opposizione al governo – è stato il movente principale delle situazioni critiche che si sono sviluppate nel corso del 2015. Queste situazioni di instabilità hanno portato ad una drastico peggioramento dei diritti umani soprattutto a discapito dei molti rifugiati, a causa di leggi restrittive di interesse nazionale.

Tra le varie situazioni a rischio a questo proposito si segnala il ripristino dei controlli alle frontiere di Danimarca e Svezia, così come nuove leggi sul permesso di soggiorno colpiscono i rifugiati siriani in Libano. Stessa questione per i migranti centroamericani, vittime di povertà e scontri tra i cartelli della droga, che cercano asilo in Messico.
Israele è invece segnalato per lo sfruttamento di manodopera palestinese a basso costo nell’ambito degli insediamenti illegali in Cisgiordania, altra questione sempre attuale di rischio per i diritti civili degli abitanti.
Per gli Stati Uniti è stato un anno segnato dalle violenze della polizia e dalle proteste della comunità afroamericana, da Ferguson a Chicago, che sotto lo slogan di Black Lives Matter chiede di fare chiarezza su alcuni casi di omicidio da parte delle forze dell’ordine e in generale maggiori tutele.
Da non tacere poi il clima di minacce a giornalisti e civili in Uganda e gli abusi su donne attiviste per i diritti umani in Sudan.
Un caso che ha suscitato l’indignazione della comunità internazionale è quello dell’Arabia Saudita, protagonista di un annus horribilis quanto a repressione del dissenso (si ricordino le frustate al blogger Raif) e culminato con l’esecuzione di 46 pene capitali in un solo giorno. In un anno in cui le donne saudite hanno ottenuto per la prima volta nella loro storia il diritto di votare ed essere votate (ma non quello di guidare), la monarchia del Golfo sembra essere ancora molto distante da uno standard accettabile in materia di diritti umani.

Passi avanti sono stati fatti invece in Suriname e Belize. Il primo ha abolito la pena di morte, mentre nel secondo l’ultimo condannato in attesa della pena ha visto commutata la sentenza, svuotando così il braccio della morte.
Durante l’anno sono stati rilasciati prigionieri politici o persone incarcerate ingiustamente in Paesi come Iran, Siria, El Salvador, Etiopia e Camerun.
Per quanto riguarda la nostra Europa, come già accennato, un importante traguardo è stato raggiunto dall’Irlanda che con un referendum popolare ha legalizzato le unioni omosessuali.

Si sa che i conflitti portano alla destabilizzazione e questa alla paura, ed è proprio la paura che bisogna combattere perché sue dirette conseguenze sono la chiusura in se stessi e la repressione. Solo in un mondo senza guerre e senza timori i diritti, di qualsiasi tipo essi siano, possono crescere e prosperare come tutti ci auguriamo che accada.

Buon anno, e che quest’ anno porti più diritti a tutti.

Tommaso Meo

[immagine tratta da Google Immagini]

Tagged: , , , , , , , , , ,