15 settembre 2015 Valeria Genova

Lo sport come rilettura della realtà

Per ogni individuo lo sport è una possibile fonte di miglioramento interiore.

Pierre de Coubertin

Dopo le importanti vittorie riportate dai nostri sportivi italiani, a partire dalla tennista Flavia Pennetta per arrivare alle atlete di ginnastica ritmica passando per il Basket Italia, non si può non immaginare un collegamento tra la ricerca teorica astratta tipica della filosofia e la manifestazione puramente fisica del corpo attraverso lo sport.

La Filosofia dai più è considerata come un ‘esercizio’: per Dewey è l’esercizio del “metodo dell’intelligenza”, per Herbart è l’“elaborazione dei concetti” con il compito di mettere ordine e connessione tra i concetti e le idee fondamentali delle scienze.

La filosofia risulta, dunque, un esercizio alla vita che può  raggiungere lo scopo di conoscere la realtà abbracciando e connettendosi con tutti gli aspetti della conoscenza umana, dalla politica alle scienze, all’arte, alla religione e perché no alle discipline più pratiche come lo sport.

Non è una coincidenza se sia lo sport che la filosofia hanno visto la loro nascita dalla stessa cultura, quella della Grecia in cui lo sviluppo dell’uomo doveva considerare sullo stesso piano il corpo e la mente.

Anche lo sport, come la filosofia è un linguaggio ed un’espressione universali, rispetto a quelle attività elettive, identificabili con l’arte, la religione e la scienza, perché risulta immediato ed efficace, basandosi sui semplici concetti di spazio e tempo.

E la filosofia non si interroga anche su questo due concetti?

Pensiamo a Cartesio secondo cui gli elementi costitutivi della natura dei corpi sono l’estensione (quantità di materia e spazio che essa occupa) e il movimento, oppure Kant che considera spazio e tempo come “forme a priori” della conoscenza sensibile e molti altri ancora.

Per questo è da considerare il fatto che lo sport porta alla conoscenza e all’interpretazione della realtà umana perchéè in grado di mette a confronto l’istinto e la razionalità, lo spirito e la materia.

Lo sport è l’insieme di tutte le attività elettive dell’essere umano ed è quindi collegato alla filosofia da un invisibile filo che altro non è se non l’uomo stesso inteso come ‘misura di tutte le cose’.

Lo sport diventa così uno strumento nelle mani dell’uomo per liberarsi dalla condizione di schiavitù in cui si ‘auto’-limita, cercando di esplorare se stesso; infatti non appena l’uomo fa sport dimentica i suoi problemi che affiggono la sua vita e quella degli altri,  tutto questo perché lo sport ha delle regole per regolamentare i rapporti e queste sono valide universalmente.

Sport ed etica rappresentano un connubio imprescindibile, senza il quale il primo non potrebbe essere riconosciuto ed efficace in tutto il mondo.

Lo sport insegna a non odiare l’avversario ma a rispettarlo ‘nella buona e nella cattiva sorte’, accettando la sconfitta e apprezzando la vittoria meritata.

Ecco che allora si può intravedere il collegamento imprescindibile tra la ricerca attratta della filosofia e l’attività concreta dello sport: quest’ultimo è da considerarsi come la metafora della vita però basata su precise regole cui non si può sfuggire.

 Valeria Genova

[immagine tratta da Google Immagini]

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