4 marzo 2016 Nicole Della Pietà

Lettera ad un uomo che mi ha cresciuto.

“Il tempo è labile…il confine tra ieri e oggi è così sottile…un filo, pronto a spezzarsi alla prima brezza di vento del Nord..e si ricade indietro, incoscienti del momento che si vive…di dove si è…se è la realtà o solamente ricordi troppo vividi per essere riposti nel proprio spazio di quello scaffale immenso chiamato memoria…

Sto correndo verso il cordless…quell’azzurro fastidioso è davanti ai miei occhi, mentre lascio il telefono e la prima lacrima marchia il mio viso indelebilmente.

Prendo la mano di mia sorella, ci sediamo accanto al tuo letto e ci stringiamo la mano, fino a lasciar i segni delle unghie l’una sulla mano dell’altra, consapevoli che è realtà, è successo, sei morto.

Ripercorro la vita insieme, tu con la settimana enigmistica, tu che la mollica del pane la riducevi in piccole palline per gli uccellini…le tue polo e i tuoi pantaloncini…il tuo guardarci quando il pomeriggio correvamo in bici per tutto il cortile…

Dopo la tua scomparsa, ho ritrovato per mesi le barrette di cioccolato che, di nascosto da mamma e papà, mi regalavi…però, è strano sai, non le ho mangiate…

Ho talmente tante storie da raccontare di te, di quanto eri rompiscatole, amorevolmente rompiscatole..

Ma come si può raccontare la straordinaria anima di un uomo in poche righe? Come si può descrivere il tuo essere padre per noi, in uno spazio così ridotto?

Ho deciso di non raccontare ieri, ma oggi…oggi, dopo 10 anni, non avrei immaginato potessi mancarmi più di ieri.

Dopo dieci anni, vorrei averti qui, per riuscire a renderti fiero di me, per dimostrarti che quell’amore non è andato sprecato, che tutto quello che i tuoi immensi occhi mi hanno insegnato, giorno dopo giorno, è rimasto con me…perché tu sei il buono che mi porto dentro.

Per mesi, anni, dopo la tua morte, ho aspettato che tu tornassi, che aprissi la porta di casa, ti ho sognato e pianto così tanto da logorarmi dentro, da non poter credere di riuscire a sopravvivere senza di te.

Per quanto cerchi di negarlo a me stessa, ti vedo. Apro la porta e sei ancora seduto al tuo posto, con le gambe accavallate, ti volti e mi chiedi se tutto è andato bene oggi.

La parte più dura dell’andarmene è stata la consapevolezza che non ti avrei più visto…e ho paura sai? Di non riuscire più a ricordare le tue mani, quel sorriso che se chiudo gli occhi brilla nella mente, quel tuo accavallare le gambe a letto…le notti passate abbracciata a te…il tuo ultimo sguardo..il tuo odore…e allora corro e spezzo il filo, corro da te, per vivere ancora noi…

Marzo non è la primavera, marzo è il buco nero che ti ha portato via.

Sono stata per molti versi sfortunata, ma se rifletto un istante in più, mi rendo conto che nulla importa, io ho avuto te come padre per i primi 14 anni della mia vita, tutto il resto scivola via, incapace di intattare il ricordo di te.

Quando la notte ho paura, guardo la tua foto sul mio comodino.

Mi interrogo su quanto l’amore possa far male…quanto distaccarsi permanentemente da chi ami possa essere in grado di sgretolare l’animo a tal punto da non poterlo ricomporre.

Nel corso del tempo, ho compreso che ci sono diversi modi di soffrire…perché si è vittime di abusi, perché l’indipendenza ha un prezzo molto diverso da quello stabilito dall’economia, perché la forza costa caro, anche se nessuno lo dirà mai…

La sofferenza più grande, tuttavia, é quella a cui non si può porre rimedio…che bisogna inevitabilmente accettare.

Tutto ha un tempo e un modo…io allo step dell’accettazione devo ancora arrivare, vagante nei meandri della mente che custodiscono te…

È questo è l’unico modo che ho trovato consono per sopravviverti ogni giorno.

Sembra strano, perché ancora ora, dopo 10 anni, inconsciamente mi ritrovo davanti alla camera d’ospedale in cui eri ricoverato, prima di ricordarmi che non ci sei più.

Al cimitero non riesco a realizzare che l’uomo che mi ha cresciuta non sia più con me.

Uno dei motivi per cui le persone ci mancano è perché abbiamo dei rimpianti…beh, tu sei l’unica parte della mia vita, del mio IO, che non porta con sè rimpianti o rimorsi.

Mi hai insegnato ad amare davvero, vivendo qui ed ora, assaporando ogni attimo che ci viene regalato, senza riserve, senza paure.

Le lacrime continueranno a scorrere, non lo posso negare, ma il più delle volte il ricordo di te dà vita al sorriso più puro che mai potrò avere…il sorriso con il quale mi hai lasciata, il sorriso con il quale mi alzo la mattina, un sorriso che mi fa amare la vita, malgrado le difficoltà…quel sorriso che mi ha fatto amare te ieri, che mi fa amare te oggi, che mi farà amare te per il resto della mia vita.”

Al miglior uomo, padre e nonno che potessi avere, all’unico amore che mi fa sentire al sicuro in ogni istante, all’unico uomo al quale apparterò per sempre, nel quale mi riconoscerò, il quale sarà il mio porto sicuro, malgrado gli occhi non lo possano più scorgere tra la folla.

Lui sarà accanto a me, passo dopo passo.

Nicole Della Pietà 

 

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