7 gennaio 2019 Riccardo Coppola

L’arrivismo in due figure: George Duroy ed Eve Harrington

Spregiudicati: ecco il giudizio che si può dare di George Duroy e di Eve Harrington, il primo protagonista del romanzo di Guy de Maupassant Bel Ami (1885), la seconda personaggio centrale del film diretto da Joseph L. Mankiewicz All About Eve (1950). E spregiudicati, va sottolineato, fino al punto di agire cinicamente pur di ottenere i propri fini: nel caso di Duroy, uno status sociale agiato, per quanto riguarda Eve, invece, la notorietà nel mondo del teatro.

Chi è George Duroy? Maupassant lo descrive come un giovane ex-soldato dai modi rozzi e dai grandi appetiti sensibili, dotato però di quella furbizia che gli permette di indovinare, istantaneamente, “in che direzione soffia il vento” e di giovarsene. E il “vento” spira a suo vantaggio nelle sembianze di Charles Forestier, ex-commilitone ora divenuto giornalista in una testata di Parigi di media fama, il quale gli offre un’occupazione nel giornale in cui lavora. In qualità di redattore del giornale, il protagonista si bagna ben presto nelle acque della società parigina di fine Ottocento, capaci di inghiottire chiunque non intenda subito come restare a galla, nuotando abilmente tra i suoi flutti torbidi.

Nel continuo cercare di migliorare la sua umile condizione socio-economica, nel perenne tentativo di soddisfare i suoi appetiti carnali, Duroy riesce a conquistare il cuore di Clotilde de Marelle, una donna dalle agiate pretese, ma dal carattere volubile e sfacciato. Fino ad arrivare al matrimonio, in una vera e propria scalata sociale, con la stessa moglie di Forestier, Madeleine, una giovane delicata e raffinata, ma possessiva e manipolatrice. E all’avventura una tantum con la moglie del direttore della testata in cui lavora, Virginie Walter, una donna attempata ma savia alla quale il giovane fa “perdere la testa”.

Ma le tre donne diventano, presto, gli angoli di un quadrilatero tracciato dalle azioni di Duroy, quadrilatero entro i cui lati si inscrivono desiderio di ricchezza e di maggior prestigio, ma anche sfacciata sensualità. Sì, perché Clotilde, Madeleine e Virginie si trasformano in meri mezzi per i fini del protagonista: la prima gli permette di soddisfare i suoi istinti carnali; la seconda gli consente di raggiungere un’importante posizione nel giornale; l’ultima, infine, lo mette a conoscenza di un segreto che lo conduce ad un guadagno economico consistente. E, come tutti i mezzi, quando Duroy sente di non poter trarre più alcuna utilità dalle tre donne decide di abbandonarle: nel primo caso terminando l’avventura, nel secondo divorziando, nel terzo riducendo la signora Walter all’impotenza rapendone la figlia – in un ratto consenziente. Perché, in ultima analisi, è per tale ragione che Duroy si disfa delle tre donne: per via della corrosiva infatuazione provata per la giovane figlia di Virginie e per il prestigio e la ricchezza che, al termine del libro, gli provengono dall’averla sedotta e sposata.

Quello di Duroy è anche il medesimo arrivismo di Eve Harrington (Anne Baxter), che sceglie di andare a teatro a tutte le repliche della pièce in cui recita l’attrice che brama di emulare, Margo Channing (Bette Davis), solo per farsi notare. Ciò che, infine, le riesce: la gentile ed empatica Karen Richards (Celeste Holms) la prende a cuore, e decide di farle incontrare in privato la diva, della quale Eve riesce a diventare una sorta di factotum.

Dietro l’atteggiamento compito e solerte nell’adempimento delle mille faccende affidatele da Margo si cela però in Eve quella medesima furbizia di Duroy in grado di cogliere in un istante la direzione in cui soffia il vento, la stessa spregiudicatezza nell’assecondarla. E se per il protagonista di Bel-Ami i mezzi per ottenere i propri scopi sono le quattro donne, per Eve è il critico teatrale Addison DeWitt (George Sanders), con il quale la donna entra in relazione, e che le apre il sipario per quel palcoscenico che aveva sognato di calcare.

In un dialogo chiarificatore tra il critico e la Harrington si rivela infine tutta la freddezza calcolatrice di Eve: per mesi aveva atteso pazientemente di essere notata per essere ammessa nella cerchia più intima di Margo, presentandosi falsamente come una persona dalla vita travagliata era riuscita a far leva su Karen, amica della diva, per diventare tuttofare di quest’ultima. Accuratamente costruita, infine, era la sua personalità compita e solerte, perché in realtà Eve cercava di apprendere come destreggiarsi nel mondo del teatro e come diventare una grande stella del teatro al servizio di Channing, nella speranza infine di essere notata dalle “persone giuste” e di aver l’occasione di salire sul palcoscenico. Sbarazzandosi, poi, tanto di Margo quanto di Karen, che ottenuto lo scopo non erano più utili.

Che cos’è l’arrivismo? ci si potrebbe dunque chiedere dopo aver analizzato le vicende di George Duroy e di Eve Harrington. L’arrivismo è l’uso degli altri come meri mezzi per i propri scopi, ci si può rispondere, è sfregiare il valore delle persone riducendole a “cose”. Ed in questa od in quella circostanza della vita ognuno fa inevitabilmente un uso strumentale del prossimo, ovviamente anche nolens volens. È questa una constatazione tanto amara quanto vera. E proprio perché tale diventa allora ancor più necessario che si tengano ben a mente le vicende di Eve Harrington e di George Duroy: perché, consci degli accadimenti legati a questi due personaggi, si diventi pienamente consapevoli di che cosa significhi veramente sul piano filosofico ed umano reificare il prossimo, e si resista alla tentazione di farlo.

 

Riccardo Coppola

 

[Photo credit Samuel Zeller su Unsplash.com]

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