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In lapsus veritas

La scuola freudiana, e la psicanalisi in generale, con i lapsus va a nozze. Un bambino che chiama la maestra “Mamma”, suscitando le risate dei ben poco compassionevoli compagni di classe, tradisce un’identificazione delle due figure femminili autorevoli della sua vita. Un uomo che sbaglia il nome della compagna con quello di un’amica o di una ex avrà modo, se sopravvive all’errore, di pensare a quali siano effettivamente i suoi sentimenti nei confronti della seconda. Il lapsus linguae, in sintesi, sarebbe un barlume di schiettezza e verità sfuggito al controllo rigoroso del Super-Io, un errore che tradisce il vero pensiero, sentimento, umore di chi parla, rivelandolo contro quanto imposto dalle norme sociali, dalla buona educazione o, come nel caso del nome della ex, dalla pura e semplice autoconservazione.

Andrebbe quindi dato il giusto peso anche a lapsus più illustri, come quello dell’ex Presidente USA George W. Bush che, in occasione di una conferenza stampa dello scorso 18 maggio, si è lasciato sfuggire una gaffe non da poco. Parlando del conflitto in corso in Ucraina, Bush ha rimarcato con convinzione: «Condanneremo sempre e senza mezzi termini la brutale e totalmente ingiustificata invasione dell’Iraq!» – momento di imbarazzato silenzio degli astanti, attimo di realizzazione, correzione – «Volevo dire, dell’Ucraina».

«Scusatemi, ho 75 anni», si è giustificato l’ex Presidente, ma Freud e i suoi allievi non si berrebbero una simile giustificazione. A distanza di vent’anni dal conflitto che ha definitivamente destabilizzato buona parte dell’area mediorientale, con il pretesto delle armi di distruzione di massa nascoste dal dittatore Saddam Hussein definitivamente rivelato come una spudorata menzogna, con tutti i documenti desecretati durante lo scandalo WikiLeaks, i parallelismi tra l’invasione dell’Iraq da parte degli USA e quella dell’Ucraina da parte della Russia sono lampanti, e il subconscio di Bush dev’esserci arrivato prima del suo Ego cosciente.

In entrambi i casi, assistiamo alla soverchiante prepotenza di un super-stato troppo forte per poter essere fermato, che si beffa perciò del diritto internazionale, che accampa scuse insostenibili alla prova dei fatti per la propria condotta, che schiaccia beatamente sotto i cingoli dei propri tank civili non combattenti in nome di sicurezza, giustizia, democrazia. In entrambi i casi, i movimenti pacifisti sono stati messi a tacere, l’opinione pubblica è stata ignorata, gli interessi nazionali sono diventati l’unica norma da seguire in spregio a qualsiasi mediazione, le responsabilità delle conseguenze dell’attacco neanche troppo velatamente scansate.

Un lapsus del genere non dovrebbe essere ignorato, anche perché rivela qualcosa che buona parte del resto del mondo già sa da tempo. Non è un caso che siano pochissimi gli stati che hanno accettato di imporre sanzioni alla Russia, con un grandissimo numero di rifiuti soprattutto tra i paesi del cosiddetto terzo mondo. Prima ancora che motivazioni ideologiche, quel che spinge i neutrali o addirittura i filorussi a rifiutare il supporto all’Ucraina è l’ipocrisia delle potenze occidentali, che adoprano due pesi e due misure per giudicare condotte assolutamente analoghe a seconda di chi le fa proprie, che divinizzano democrazia e volontà popolare solo quando non sono i loro interessi ad essere in ballo, che ignorano il diritto internazionale ogni qualvolta si prospettano profitti, salvo poi ribadire di appartenere al “blocco delle regole” se a fare lo stesso sono paesi al di fuori della propria cerchia ristretta.

Chi ci rimette, in questo gioco di verità taciute e rivelate, è al solito la vittima designata, il cui fato interessa poco agli attaccanti quanto ai difensori. La popolazione ucraina soffre e muore sotto le bombe, i civili vengono violentati, torturati e uccisi, i campi devastati, le città distrutte, le strade minate. Il supporto manca (anche) perché buona parte del mondo si è stancata dei soprusi, dei giochini neocoloniali e delle imposizioni di USA ed Europa. Si è stancata di un’ipocrisia che ha vissuto sulla propria pelle e che è chiara da anni. Da ben prima che a George W. Bush “scivolasse la lingua”.

 

 

[Photo credit Levi Meir Clancy via Unsplash]

Giacomo Mininni

inquieto, contemplativo, curioso

Vivo da sempre a Firenze, non solo una città, ma un modo di essere. Sono filosofo morale, ma successivamente mi sono specializzato in filosofia delle religioni, e ho lavorato anni nell’ambito del dialogo interreligioso e dei progetti di collaborazione tra fedi e confessioni diverse. Sono felice padre di una bellissima bambina, che pur avendo poco […]

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