25 luglio 2019 Ospite

La felicità nasce dal profondo di noi stessi

Passiamo la maggior parte della nostra vita a cercare la felicità. Tendiamo spesso ad inseguire qualcosa che ancora non abbiamo e non riusciamo ad accontentarci di ciò che invece già possediamo. Molte volte non ci accorgiamo che potremmo già essere felici, l’unico ostacolo siamo noi, o meglio la nostra mentalità. Tutto dipende dall’ottica che scegliamo di adottare nell’affrontare la vita, ogni giorno che passa. Ma quanto costa la felicità? La felicità è sacrificio, impegno, coronazione dei propri obiettivi. Oscar Wilde afferma in una sua celebre frase: «la felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare ciò che si ha». Ognuno di noi è libero di decidere se essere felice o meno.

In una società come la nostra, in cui gli stimoli provengono da ogni direzione, spesso ci capita di perdere il filo logico che separa la vita individuale, dalla realtà globale. Siamo soggetti all’influenza di modelli ideali e canoni imposti, che non ci corrispondono, ma che spesso finiscono per stravolgere le nostre vite. Realtà che purtroppo riguarda i giovani, i quali si sentono chiamati a rappresentare qualcosa che non sono, limitandosi all’apparire e sentendosi costretti ad imitare ciò che è loro offerto. Sempre più ragazze sono ossessionate dall’immagine offerta del proprio corpo, spesso a discapito della loro stessa salute. Fattore direttamente connesso all’incredibile attualità di situazioni di disagio, quali l’insorgenza di disturbi alimentari. Allo stesso modo, per i ragazzi risulta quasi necessario e scontato mantenere una visione severa di sé stessi, rischiando spesso, per pura necessità di apparire, di soffocare le naturali emozioni che caratterizzano ogni individuo. Tutto ciò per non sembrare vulnerabili e deboli al giudizio collettivo.

Anche per quanto riguarda gli adulti possiamo osservare un accentuarsi delle problematiche dal punto di vista psicologico. Si è sempre meno felici e capita molto più spesso di contrarre quella che viene definita la malattia del secolo: la depressione. Si tende da sempre a giudicare chi ne soffre come una persona da evitare o discriminare, commettendo un grave errore. Possiamo parlare di malattia a tutti gli effetti in quanto anche il cervello è un organo ed anch’esso è soggetto ad ammalarsi. Per troppo tempo si è sottovalutato l’aspetto psicofisico degli individui, specialmente in ambiente lavorativo e sociale, causa primaria dell’insorgenza di esaurimento e depressione. Si parla ora della sindrome da burn out che rappresenta per definizione l’esito patologico di un processo stressogeno, il quale interessa in particolar modo operatori e professionisti impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali; con effetto di molteplici fattori negativi per la persona e la mansione da svolgere.             

Cosa può centrare però tutto questo con la felicità? Semplice, è proprio ciò che ci circonda ed il modo in cui ci mettiamo in gioco, interagendo con l’ambiente circostante ed il relativo tessuto sociale, a determinare se siamo felici o meno. A tal proposito si potrebbe sostenere che la felicità sia riservata ai pochi; che non si possa fare nulla per migliorare la propria situazione in un eventuale disagio se non rassegnarsi. Insomma o la si ha o non la si potrà mai raggiungere, continuando a vivere in modo monotono e ripetitivo, ogni giorno che passa. A partire dall’andare a scuola, ottenere un diploma puntando ad un lavoro, una casa ed una famiglia, fino alla pensione. Rendendosi poi conto di non essere mai stati felici, ed aver vissuto un’intera vita a rimuginare su ciò che si aveva, ma non si è riusciti ad apprezzare nella totalità del suo valore. Dobbiamo ricordarci che siamo noi il protagonista indiscusso della nostra esistenza.

A che cosa corrisponde quindi la vera felicità? La felicità è rappresentata da chi ci vuole bene, da chi ci circonda, la felicità siamo noi. Non dobbiamo cercare di ottenere sempre qualcosa di ulteriore e superfluo a livello materiale, ma necessitiamo di imparare a voler bene a noi stessi, e a volerci bene tra di noi. Il nostro obiettivo deve tendere alla ricerca di una nuova versione della nostra persona, giorno dopo giorno, a partire da chi eravamo ieri per costruire un Io migliore, che verte al domani.

Sono felice quando prendo posto sullo sgabello ed inizio ad intonare la mia melodia preferita, quando colpisco violentemente una pallina da tennis scagliandola nell’altra metà del campo. Sono felice quando mi abbandono tra le braccia della mia ragazza. Anche quando sono triste, in fondo, sono felice. Perché se sono caduto è solo perché ci ho provato. Consapevole di avercela messa tutta. Quando mi guardo allo specchio, sorrido. Ogni volta che si accende un sorriso sul volto delle persone, il cervello rilascia serotonina, l’ormone della felicità. Sorridere è l’aiuto naturale per essere felici. Uno strumento molto potente, utilizzato sempre meno, man mano che invecchiamo. Quando in realtà ne avremmo soltanto più bisogno. Se la felicità porta sorrisi, è rigoroso tenere presente che anche i sorrisi portano la felicità. Quando sono triste risuonano nella mia testa le parole di Roberto Benigni: «La felicità ci è stata data in regalo, ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto». Tocca a noi dunque cercarla se l’abbiamo nascosta così bene da non trovarla più. Dobbiamo mettere a soqquadro la nostra anima, finché finalmente non la ritroviamo. «E anche se lei si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita». So che c’è sempre un modo per essere felice. Anche se tutto poi dovesse andare male, cerco di esserlo ugualmente nei miei problemi. Così rispondo a chi dice che non c’è rimedio o soluzione alcuna, io non gli credo. Tucidide ci ha insegnato che «Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio». Avrò sempre il coraggio per rialzarmi il giorno dopo, ed essere felice.

 

Giovanni Conzon

 

Giovanni frequenterà a settembre il quarto anno al Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Treviso. Questo è l’articolo con cui ha partecipato al nostro concorso di scrittura creativa Alla ricerca della felicità con il quale ha ottenuto un premio di partecipazione e la pubblicazione sul nostro sito. Ecco la sua breve presentazione.

Mi chiamo Giovanni, ho diciassette anni ed abito a Sant’Elena di Silea, un paesino nella provincia di Treviso. Nel tempo libero gioco a tennis, ascolto musica, suono il pianoforte, scrivo testi di canzoni, poesie e non solo. Ho sempre amato leggere ed andare a scuola. Nell’ultimo anno ho accolto diverse idee, interessandomi a nuove attività extrascolastiche, anche tra quelle elencate. Dopo la fine degli studi liceali, ho intenzione di iscrivermi alla facoltà universitaria di medicina. Tuttavia non è l’unico sogno al quale mi sto sin da ora dedicando. Infatti ambisco a poter pubblicare dei miei libri ed un mio album di canzoni. Proprio da qui nasce l’idea di sfruttare, per mettermi alla prova, opportunità di questo genere. Dopo essermi classificato primo nella mia categoria, al concorso letterario “Montagnavventura” edizione 2019, organizzato dal Premio ITAS, sono ancor più orgoglioso dell’apprezzamento ricevuto dal mio articolo La felicità nasce dal profondo di noi stessi. Ringrazio nuovamente la Redazione de La Chiave di Sophia, per le opportunità che mi ha offerto.

[Photo credits Cristian Palmer su unsplash.com]

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