24 novembre 2014 Ilaria Berto

Incontro con Wu Ming II

In occasione della manifestazione ‘Mestre in Centro’ ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro L’armata dei sonnambuli di Wu Ming, a cui era presente Wu Ming 2.

Un breve appunto sulla storia del gruppo. Luther Blissett, nato nel 1994, era un progetto collettivo, un’identità fittizia cui corrispondeva chiunque volesse aderire al progetto: ognuno poteva firmare a nome di Blissett qualsiasi cosa, da un volantino ad un’opera teatrale. Questo progetto è durato cinque anni fino a quando un gruppo di Luther Blissett ha deciso di cimentarsi in un romanzo a più mani, per capire se era possibile scrivere un libro in cinque. Ne è uscito Q, pubblicato nel 1999, un successo di pubblico e di critica, che ha reso molto noto lo pseudonimo. Il romanzo fu considerato dai suoi autori il punto di arrivo del progetto Luther Blissett, che quindi si concluse. I cinque scrittori di Q decisero di assumere una nuova identità collettiva, questa volta non più aperta a tutti, sotto la firma di Wu Ming, che in cinese significa sia Senza Nome che Cinque Nomi. La loro idea è quella di non voler sovrapporre un nome ad un volto né la loro vita privata alle loro opere. I loro nomi ed i loro volti non sono tenuti segreti: essi rifiutano di farsi vedere attraverso i media ma sono sempre aperti ad incontrare di persona il proprio pubblico. É ammirevole che delle persone non vogliano farsi conoscere attraverso i media, soprattutto oggi che bisogna “mostrarsi” per essere qualcuno e la visibilità è considerata qualcosa di essenziale. La loro idea é sicuramente eccellente e secondo me voler mantenere questa sorta di anonimato per i giornali e la televisione, non può essere considerata anch’essa pubblicità, come invece la considerano molti giornalisti. Nel mondo contemporaneo l’immagine é tutto e i lettori hanno quasi necessità di vedere il volto di chi ha un scritto un libro ma nel caso dei Wu Ming non trovano riscontro: questo non può far aumentare la curiosità del pubblico ma anche l’indifferenza. Troppo spesso il lettore teme di dover interpretare un testo e si approccia ad un’opera solo in base a ciò che sa dell’autore. Inoltre i Wu Ming, i cui volti e nomi non sono affatto tenuti segreti, sono continuamente impegnati in incontri e conferenze faccia a faccia con il proprio pubblico. Eventi gratuiti, in cui si trovano in vendita soltanto i loro libri, disponibili in ogni libreria o scaricabili gratuitamente on line. Penso che chi considera questa “strategia” dell’anonimato una forma di codardia o un banale modo di farsi pubblicità, non sappia davvero di cosa stia parlando.

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Attualmente il collettivo Wu Ming conta quattro membri, i quali scrivono sia insieme che singolarmente. Wu Ming 2 è stato ospite di Mestre in Centro per presentare l’ultimo romanzo pubblicato da lui e i suoi colleghi, L’armata dei sonnambuli e in tale occasione è stato intervistato da alcuni ragazzi. Come prima domanda gli hanno chiesto se sia difficile o meno scrivere in più persone uno stesso libro. Wu Ming 2 racconta come, dopo le prime difficoltà iniziali, scrivere in gruppo sia stato più facile del previsto. «È naturale raccontare storie insieme», spiega l’autore. Ragionano sulla scaletta da seguire e si dividono i capitoli, individualmente scrivono la prima stesura e se la inviano; a questo punto, dopo che tutti hanno letto i pezzi degli altri, si incontrano e si scambiano osservazioni. Il più delle volte il capitolo viene riscritto e questo compito solitamente va dato al membro che ha alzato più critiche. Nel riscriverlo, però, non deve tener conto solo delle sue idee ma di tutta la discussione. «Cerchiamo di fare in quattro quello che non riusciremo a fare da soli». I Wu Ming si danno la forza di andare avanti con la carriera che hanno scelto di intraprendere, aiutandosi e criticandosi cercando sempre di migliorarsi. Si dice che in due si è meglio che uno, figuriamoci in quattro.

L’armata dei sonnambuli è il secondo capitolo della Trilogia Atlantica, iniziata con Manituana, che consiste in tre libri, tutti ambientati negli ultimi trent’anni del XVIII secolo, su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico. I libri sono collegati soltanto tematicamente cioè parlano di storie diverse tutte ambientate in un periodo di rivolgimento. Wu Ming : L’armata dei sonnambuli è risultato essere un libro molto più complesso di quanto i quattro volessero inizialmente, «vale per due», per usare le parole di Wu Ming 2. Il libro è considerato dai suoi autori come un nuovo un punto di arrivo e temono che, ambientando un nuovo romanzo nello stesso periodo, potrebbero solo scrivere qualcosa di peggio o, al limite, ripetersi.

L’opera vede fra i personaggi principali il Dottor D’Amblanc, medico mesmerista che vede questa sorta d’ipnosi come una medicina universale che chiunque può imparare, anche il più povero ed ignorante. D’Amblanc viene inviato in Alvernia per indagare su una serie di misteriosi eventi collegati al mesmerismo che vedono protagonista un altro medico, il misterioso Cavaliere d’Ivers. Quest’ultimo, monarchico e reazionario convinto, dopo un fallito tentativo di liberare Luigi XVI il giorno della morte, si fece volontariamente internare nel manicomio di Bicêtre sotto il falso nome di Auguste Laplace, continuando a compiere i propri esperimenti di sonnambulismo. Dopo la morte di Robespierre, il Dottor Laplace decide di tornare a Parigi, guidando un’armata di sonnambuli rivoluzionari e immuni al dolore con lo scopo di liberare Luigi Carlo, figlio di Luigi XVI, e Maria Antonietta. Ma chi sono questi sonnambuli? Ovviamente è un’allegoria, ma gli scrittori vogliono che questa rimanga molto aperta. Nel romanzo i sonnambuli sono degli individui volontari che, schiacciati dal potere fino a quel momento, decidono di mettersi a disposizione del mesmerista, il quale promette loro di farli diventare invincibili.

Ne L’armata dei sonnambuli è stato dato molto spazio anche alle donne, perché anche nella realtà queste ebbero un ruolo importante sebbene il fatto venga troppo spesso omesso nei libri di storia. Durante la Rivoluzione vennero fatte delle leggi che tutelavano le donne, ma i problemi si ebbero quando le donne dei sobborghi iniziarono ad affermare che il prezzo del pane doveva essere accessibile a tutti, altrimenti dove stava l’égalité? Lo stesso Robespierre rispose loro che questa era la liberté. Le più ricche, invece, volevano avere le armi per sconfiggere il nemico interno e per protesta si vestivano da amazzoni o addirittura da uomini. Tutte le donne, quindi, avevano interessi in comune e si unirono in dei veri e propri club femminili per fare politica. Robespierre invece decise di chiudere e vietare questi club perché non potevano fare politica in quanto donne.

Per i Wu Ming il romanzo storico deve criticare la storia che ci viene raccontata a scuola mettendo in crisi la vulgata, che ai loro occhi è come un monumento: sempre uguale, fatto di marmo al contrario della storia che è formata da vite. Il romanzo storico, quindi, è un tentativo di cambiare questa prospettiva. Sono d’accordo sul fatto che i manuali di storia diano sempre le stesse informazioni e ciò non dovrebbe essere giusto perché molti avvenimenti vengono omessi, però per quanto riguarda il Romanzo Storico per il solo fatto che di “romanzo” si tratta, lascia sempre il dubbio che i fatti narrati siano reali o di invenzione dell’autore. Nulla togliere alla ciclopica preparazione dei Wu Ming ma temo che spesso i lettori prendano in mano un loro libro convinti che ciò che raccontano sia fittizio perché quello che leggono non l’hanno mai trovato nei manuali scolastici. Forse dovrebbe esserci un intermezzo fra manuale e romanzo storico. In quest’ultima pubblicazione addirittura la Rivoluzione Francese, argomento di cui tratta L’armata dei sonnambuli, è vista da un periodo storico differente: la narrazione inizia il 23 gennaio 1793, giorno della decapitazione dell’ex sovrano Luigi XVI, quindi il momento peggiore. La letteratura cerca di dire la verità da un punto di vista diverso, «forse la rivoluzione francese non è ancora finita» conclude Wu Ming 2. Magari la Rivoluzione Francese é conclusa, ma nel mondo ci sono ancora molti conflitti, sarà stato forse questo a cui sottilmente si riferiva Wu Ming 2 con quell’affermazione?

Ilaria Berto


[immagini tratte da Google Immagini ]

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