24 giugno 2014 lachiavedisophia

GUSTAVE COURBET (Ornans, 10 giugno 1819 – La Tour-de-Peilz, 31 dicembre 1877)

Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.

Gustave Courbet è riconosciuto come il massimo esponente del Realismo pittorico. Il pittore francese usò l’arte in funzione polemica nei confronti della società del tempo, occupandosi delle difficili condizioni di vita e lavoro dei contadini e dei poveri.

La sua opera non può essere classificata né come appartenente alla scuola romantica, all’epoca predominante, né a quella neoclassica. Courbet credeva che la missione dell’artista realista fosse la ricerca della verità, che aiuta ad eliminare le contraddizioni e le disuguaglianze sociali.

Per lui il Realismo non ha a che fare con la perfezione del tratto e delle forme, ma richiede un uso del colore spontaneo ed immediato, che suggerisca come l’artista grazie all’osservazione diretta ritragga anche le irregolarità della natura. Ritrae la durezza della vita e, così facendo, sfida il concetto di arte accademico tipico della sua epoca, attirando su di sé la critica di aver deliberatamente adottato una sorta di “culto della bruttezza“.

Per sintetizzare il suo pensiero sull’arte cito l’artista stesso:

Ho studiato l’arte degli antichi e quella dei moderni. Non ho voluto né imitare gli uni, né copiare gli altri. Ho voluto essere capace di rappresentare i costumi, le idee, l’aspetto della mia epoca secondo il mio modo di vedere; fare dell’arte viva, questo è il mio scopo.

Fondamentali, nella formazione culturale di Courbet, furono il poeta Baudelaire e il filosofo anarchico Proudhon. Il primo gli diede gli elementi polemici nei confronti del sentimentalismo romantico; il secondo gli fornì l’ispirazione politica della sua poetica. Ma non meno importanti, nella sua formazione di artista, risultarono gli studi effettuati sui pittori olandesi del Seicento, tra cui Rembrandt.

La sua pittura suscitò notevole scandalo tanto che le sue opere furono sempre rifiutate dai Salon.

L’atelier dell’artista

(1854 – 1855, olio su tela, 359×598 cm, Parigi, al Musée d’Orsay)

L'Atelier du peintre

In questa tela Courbet realizza un’allegoria del suo mestiere di pittore. Nel suo grande studio egli rappresenta innanzitutto se stesso, seduto su una sedia, intento a ultimare un quadro paesaggistico. Intorno a sé sono situate una trentina di figure che non sono personaggi reali, ma presenze allegoriche. In posizione a lui più vicina vi è una donna, a simboleggiare la nuda verità, ed un bambino, simbolo dell’innocenza. A destra, alle spalle del pittore, numerose figure rappresentano il suo pubblico fatto di committenti, di letterati e filosofi di cui lui era amico (tra gli altri vi si riconosce Baudelaire e Proudhon). Sulla sinistra un gruppo più eterogeneo rappresenta quella realtà (fatta di persone povere ed umili) alla quale Courbet di ispira. Il quadro va letto come un manifesto visivo della poetica Realista del pittore. Esso fu realizzato per essere presentato al Salon di Parigi: la giuria, tuttavia, lo rifiutò con la motivazione che il quadro era volgare.

Ai giorni nostri nessuno direbbe mai che questo dipinto è volgare, perché la nostra vita è invasa da immagini ben peggiori di questa, ma all’epoca di Courbet era diverso. Dopo il periodo dei nudi classici, ci volle molto tempo prima che la nudità fosse di nuovo accettata nell’arte: nel Medioevo era considerata blasfemia e addirittura alla fine del ‘400 la Chiesa Cattolica Romana organizzò la cosiddetta campagna della foglia di fico per coprire la nudità nell’arte. Al contrario nella contemporaneità forse alcuni artisti esagerano con la pornografia, spesso solamente come provocazione fine a se stessa. Purtroppo l’essere umano non ha mezze misure!

Ilaria Berto

[Immagini tratte da Google Immagini]

Tagged: , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *