9 luglio 2014 lachiavedisophia

GUSTAV KLIMT (Vienna, 14 luglio 1862 – Neubau, 6 febbraio 1918)

La vicenda artistica di Gustav Klimt, coincide quasi per intero con la storia della Secessione viennese. Con questo termine si intendono i movimenti artistici nati a fine ’800 tra Germania ed Austria, che avevano come obiettivo la creazione di uno stile che si distaccasse da quello accademico. Di fatto, le Secessioni introdussero in Austria e in Germania le novità stilistiche dell’Art Nouveau che in quel momento dilagavano per tutta Europa. Klimt rimane l’artista più vitale ed emblematico di questo movimento.

Gustav Klimt nacque a Vienna e in questa città frequentò la Scuola di arti e mestieri. Giovanissimo, insieme al fratello, diede vita alla prima società artistica, procurandosi commissioni per decorare edifici pubblici. Nel 1897 fu tra i fondatori e primo presidente della Secessione, partecipando sempre attivamente alle attività del gruppo da cui si distaccò in polemica nel 1906 per fondare una nuova formazione: la Kunstschau.

Klimt nei suoi primi lavori mostra una precisione di disegno e di esecuzione assolutamente straordinarie, ponendosi però in un filone di eclettismo storicistico tipico di una certa cultura del suo tempo in cui gli elementi della tradizione, in particolare rinascimentale, vengono ampiamente rivisitati e riutilizzati. La sua personalità comincia ad acquisire un’importante caratteristica intorno al 1890 quando la sua pittura partecipa sempre più attivamente al clima simbolista europeo. Ma la svolta che portò Klimt al suo inconfondibile stile avvenne dieci anni dopo con il quadro Giuditta (I) del 1901. Da questo momento il suo stile si fa decisamente bidimensionale, con l’accentuazione del linearismo e delle campiture vivacemente decorate. Da quel momento l’oro, già presente in alcune opere precedenti, acquista una valenza espressiva maggiore, fornendo la trama coloristica principale dei suoi quadri.

Il periodo aureo di Klimt si concluse nel 1909, seguito da un periodo di crisi esistenziale ed artistica dal quale uscì dopo qualche anno. Il suo stile conobbe una nuova fase: scomparsi gli ori e le eleganti linee Liberty, nei suoi quadri diviene protagonista il colore acceso e vivace. Questo periodo viene di certo influenzato dalla pittura espressionista che già da qualche anno si era manifestata in area tedesca. La sua attività si interruppe nel 1918, quando a cinquantasei anni morì a seguito di un ictus cerebrale.

Un’importante notizia sulla vita dell’artista è che ha sempre voluto esprimere una visione del mondo che condivide con Schopenhauer: Il mondo come volontà, come forza cieca in un ciclo senza fine di nascita, amore e morte. In due quadri in particolare, Klimt esprime la sua visione del mondo e la propria ricerca di una forma stilistica individuale: Filosofia e Medicina, dipinti tra il 1900 e il 1907. Nella Filosofia, gli esseri umani, come in trance vengono trascinati senza alcun controllo su se stessi, Klimt contraddice così la concezione scientifica dominante e insieme anche l’istituzione universitaria che gli aveva commissionato questa decorazione. Nella Medicina, invece, emerge chiaramente la convinzione dell’artista sull’impotenza di questa materia nei confronti delle forze del destino, cosa che produce un profondo sconcerto negli spettatori. Purtroppo questi dipinti nel corso della Seconda Guerra Mondiale, furono depositati per sicurezza nel Castello di Immendorf, nella bassa Austria, e andarono a fuoco in un incendio appiccato dalle truppe SS.

DANAE

(1907-’08, olio su tela, 77 cm× 83 cm, collezione privata, Vienna)

Danae

A Danae, figlia di Acrisio e Aganippe, era stato predetto che il figlio da lei partorito avrebbe ucciso Acrisio; allora il padre, temendo che la profezia si avverasse, la rinchiuse in una prigione dai muri di pietra. Ma Giove, mutatosi in una pioggia d’oro, giacque con Danae; da quell’amplesso nacque Perseo.

Igino Astronomo Fabulae 63

Il quadro è uno dei più noti di Klimt ed appartiene alla sua fase creativa più feconda. Il tema che egli tratta è, come in molti altri suoi dipinti, l’erotismo femminile rappresentato nella rivisitazione del mito di Danae; quest’ultima è un personaggio dell’antica mitologia greca, che, secondo la leggenda, fu fecondata nel sonno da Giove, trasformatosi in pioggia d’oro. L’artista rinuncia alla consueta struttura verticale a favore di uno sviluppo ellittico: infatti la donna è rappresentata rannicchiata, ripiegata su sé stessa, avvolta in una forma circolare, che rimanda alla maternità e alla fertilità universale. Il corpo completamente abbandonato di Danae è circondato e ricoperto dai capelli, da un velo orientaleggiante e sulla sinistra da una pioggia d’oro (Giove) che riecheggia di preziosismi bizantini. L’espressione di estatico abbandono della donna rimanda ad una dimensione onirica dell’eros, molto frequente nelle immagini di Klimt, fatta soprattutto di percezioni interiori che non di appagamento dei sensi.

Klimt non si rivela mai crudo o volgare, per quanto sia stato spesso accusato di pornografia, i suoi erano i disegni di un amante premuroso che sfiorava teneramente il corpo dell’amata. Il suo, quindi, era un modo per celebrare la bellezza e la sinuosità della donna con tutto il rispetto che bisognerebbe portarvi, sentimento che troppo spesso gli uomini non provano verso la propria compagna.

Ilaria Berto

[Immagini tratte da Google Immagini]

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