24 marzo 2015 Ilaria Berto

Grant Wood (Anamosa, 13 febbraio 1891 – Iowa City, 12 febbraio 1942)

Tutti conoscono Grant Wood per il suo dipinto American Gothic (1930), diventato quasi un’icona del ventesimo secolo. L’enorme fortuna di quest’opera ha però purtroppo messo in ombra la figura stessa di questo grande artista al di fuori degli Stati Uniti d’America. Wood nacque ad Anamosa, Iowa, si diplomò ai corsi serali dell’Istituto d’Arte di Chicago e nel 1920 partì per Parigi, dove frequentò l’Académie Julian, osservando da vicino le più importanti opere impressioniste. Otto anni dopo fece un viaggio in Germania studiando la pittura fiamminga, il Rinascimento tedesco e la Nuova Oggettività, una corrente artistica nata in Germania alla fine della prima guerra mondiale e che terminerà con l’avvento del nazismo; gli esponenti più famosi furono George Grosz e Otto Dix. Questi artisti, disillusi e pieni di cinismo e di rassegnazione nel tragico dopoguerra tedesco, volevano osservare le cose concrete con amara acutezza e con una lucidità descrittiva quasi glaciale, usando l’Arte come un’arma, come un freddo specchio teso alla società malata e corrotta. In quegli anni Wood si allontanò dal suo primo stile, l’Impressionismo, per avvicinarsi al Realismo, nato in Francia negli anni quaranta del XIX secolo e sviluppatosi via via negli anni e in tutto il mondo, sempre con lo stesso obiettivo di mostrare la realtà sociale; si differenzia dalla Nuova Oggettività perché quest’ultima non si limitava a rappresentare ciò che l’artista vedeva ma caricava la realtà con una forte componente emotiva, che portava ad accentuare all’estremo alcuni particolari.

Tornato negli Stati Uniti, Wood iniziò ad insegnare Arte all’Università dell’Iowa. La sua tecnica mutò nuovamente e in modo definitivo: l’artista concentrò i propri interessi sui soggetti di scena americana, ispirandosi al mondo in cui viveva e ai ricordi d’infanzia; ritratti e paesaggi eseguiti con una precisione e una limpidezza unici del Regionalismo americano (un movimento molto simile al Realismo nato in America intorno agli anni ’30 composto da artisti che evitavano le città e il rapido sviluppo tecnologico per vivere e rappresentare nei loro dipinti scene di vita rurala), a volte venato da raffinata ironia.

Wood morì per cancro al pancreas a 51 anni.

American Gothic, 1930, olio, Art Institute, Chicago

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È del 1930 la sua opera più nota, American Gothic, in cui ritrae una coppia di agricoltori dallo sguardo fiero davanti alla propria abitazione. L’intenzione di Grant Wood era quella di raffigurare i ruoli tradizionali dell’uomo e della donna nel Midwest. Mentre l’artista percorreva la città di Eldon nello stato dell’Iowa, osservò una piccola casa in legno, dipinta di bianco, costruita con la consueta architettura “gotica del carpentiere”. Wood decise così di dipingere la casa assieme a «quel tipo di persone che mi sarei potuto immaginare come abitanti di quella casa». Chiese a sua sorella Nan di fargli da modella, facendole indossare un pesante abito coloniale rassomigliante quelli della tradizione americana del XIX secolo, e come modello per il contadino scelse il proprio dentista.

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Quest’opera divenne ben presto un simbolo della vita e degli ideali dei pionieri americani e lo consacrò fra i protagonisti del regionalismo americano. Il dipinto venne esposto all’Istituto d’Arte di Chicago dove vinse un premio di 300 dollari, diventando immediatamente famoso.

Al giorno d’oggi il quadro è spesso parodiato, anche se rimane uno dei maggiori esempi di regionalismo ed arte americana: ad esempio in una delle scene iniziali di The Rocky Horror Picture Show si nota un’inquadratura che si rifà al quadro, nel cartone disneyano Mulan appare brevemente una coppia di spiriti identici ai personaggi ritratti nel quadro.

Ilaria Berto

[Immagini tratte da Google Immagini]


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