11 maggio 2014 lachiavedisophia

“Da grande voglio fare l’astronauta”: Luca Parmitano

Pensate al sogno più bello e distante da voi che vi è capitato di fare. Sicuramente era nello spazio, tra mille stelle e pianeti che nella realtà di tutti i giorni vedete soltanto in lontananza.

Pensate di avvicinarvi ad una realtà sconosciuta, pensate di sentirla raccontare da chi l’ha vissuta davvero. Perché chi vive realtà diverse da noi, ha moltissime emozioni da trasmettere, moltissime sensazioni da farci captare, moltissime cose nuove da insegnarci.

L’intervista di oggi vede protagonista un grande tra i grandi, il Maggiore dell’Aeronautica Luca Parmitano, Astronauta ESA. Ha vissuto centosessantasette giorni in orbita con la missione “Volare” dell’ASI;  eppure, nella meraviglia delle sue esperienze e nella sua carriera strabiliante, è rimasto capace di raccontare con semplicità e stupore tutto ciò che ha vissuto.

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Senza troppe convenzioni ed alcuno schema, ci racconta come la sua esperienza sia stata per lui “senza limiti” e al tempo stesso gli appartenesse così tanto da non risultargli mai estranea. 

– Maggiore Parmitano, chi è Luca?

Se potessi davvero rispondere a questa domanda sarei l’uomo più saggio del mondo, e se lo facessi sarei forse il più stolto fra gli uomini.

Come per qualsiasi essere umano, i miei genitori potrebbero rispondere alla domanda “chi è Luca – il figlio”, mia moglie potrebbe descrivere Luca – il marito, e così via i miei amici, colleghi, istruttori. Persino chi mi ha seguito sui social media conosce qualcosa di me. E come un puzzle pirandelliano, tutti coglierebbero una parte di me, come tessere che si sovrappongono, fino a dare un’immagine, imperfetta, sfumata e incompleta. Com’è la natura dell’uomo.

– Cosa l’ha spinta a scegliere il ‘cielo’ come sua seconda casa, dapprima da pilota e ora come astronauta?

Quando ero in Accademia Aeronautica lessi un articolo che parlava del “gene di Ulisse”: un codice che l’umanità porta scritto nel DNA che ci spinge a osservare un orizzonte e a chiederci cosa ci sia oltre. Quindi, ancora una volta, parte della natura stessa dell’uomo. Il desiderio di superare confini e orizzonti, reali o immaginari, è per me una spinta fortissima. E come ho spesso detto, non riesco a immaginare un orizzonte più affascinante di quello, infinito e incomprensibile, dello spazio.

– Tanti bambini sognano di fare l’astronauta da grandi, lei ce l’ha fatta. Perché?

Come in tutte le selezioni, ci sono tre elementi che devono coincidere: bisogna essere l’uomo giusto, al momento giusto, nel posto giusto. Naturalmente queste tre condizioni non hanno lo stesso peso; nel senso che un individuo può solo fare del suo meglio per influenzare la prima. Ho inseguito per buona parte della mia vita adulta il sogno di diventare un astronauta, e ho studiato e lavorato cercando di avere i requisiti per poter essere “l’uomo giusto”. Sono stato doppiamente fortunato: nell’inseguire un sogno ho realizzato molti progetti che mi hanno dato immense soddisfazioni – come diventare un pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare. Dicevo doppiamente fortunato, perché mi sono ritrovato ad avere il curriculum vitae adatto per partecipare alla selezione dell’ESA all’età giusta, in un ambiente lavorativo che mi ha lasciato libero di partecipare con serenità.

– È stato sei mesi nello spazio e più volte ha dichiarato di non trovare parole per esprimere la bellezza dell’Universo: io gliene chiedo solo una…

Me ne concedo due: senza limiti.

– Guardando il mondo da lassù, quale convinzione nasce dentro di sé sull’esistenza e la sussistenza di tale spettacolo e perfezione? 

Mi piace la parola perfezione, perché ne siamo circondati e facciamo fatica ad accorgercene. Una delle primissime foto che scattai dall’orbita fu di un cielo annuvolato, mentre sorvolavamo il Pacifico del sud: formazioni di nubi talmente regolari da catturare l’attenzione di questo improbabile fotografo. La intitolai “un cielo perfetto”. E commisi un errore di grossolana ingenuità: il cielo è sempre perfetto. Il mare è sempre perfetto. Gli occhi delle mie figlie sono perfetti. E tutti sempre diversi, in continua, mutevole evoluzione. Questa sensazione è rimasta con me: lasciarsi cogliere di sorpresa dalla perfezione che ci circonda.

– Cosa prova, ora, nello stare con i piedi per terra, alzare gli occhi al cielo e sapere finalmente cosa c’è lassù?

Non sapremo mai completamente cosa c’è lassù. Non posso definirmi sazio di questa conoscenza: non oso pensare che lo sarò mai.

– Aristotele affermava che “Il cielo è uno ed eterno, non ha principio né fine in tutta l’eternità della sua durata, e anzi contiene e abbraccia in sé l’infinito del tempo”, dunque il cielo è infinito e come tale include il tempo che è a sua volta eterno. Lei può confermare questa affermazione? 

Non pretendo di avere le competenze di un fisico teorico, che ha degli strumenti di pensiero molto più potenti dei miei: ma questa, immagino, non è una domanda di fisica. Per quanto mi riguarda, le nostre dimensioni umane, così come le nostre capacità di pensiero, sono talmente piccole rispetto a quanto ci circonda, che possiamo definire senz’altro infiniti gli spazi siderali. E la dimensione temporale dello spazio è certamente incommensurabile rispetto a quella umana.

– Le sue giornate nello spazio erano scandite dal tempo o esso era, appunto, eterno, dilatato?

Suppongo che, come astronauti, non possiamo fare a meno di strumenti che regolino l’impiego del nostro tempo. La mia decisione è stata, sin dall’inizio, che il tempo che avrei trascorso sull’ISS non mi apparteneva: ho provato a dedicarlo tutto a chi mi ha permesso di vivere uno straordinario privilegio, condividendolo. In quel senso, il tempo era dilatato. Ma la nostra comprensione dei fenomeni temporali è limitata dalla stessa natura che ce li ha fatti pensare.

– Giordano Bruno diceva ‘Possiamo affermare con certezza che l’universo è tutto esso centro, o che il centro dell’universo sia dappertutto e la sua circonferenza in nessun luogo”. Limiti, confini, delimitazioni esistono lassù? 

Parte di quell’indescrivibile bellezza consiste proprio nell’assenza di limiti e confini. Tutti coloro che hanno goduto della vista del nostro pianeta dallo spazio hanno notato questa meravigliosa assenza. Le terre degli uomini non hanno confini: siamo noi ad averli, dentro noi. Li abbiamo esternati, concretizzati, dividendoci artificiosamente. Ero certamente in grado di individuare l’Italia, adagiata fra i suoi mari, ma seguendo con lo sguardo le pianure del centro Europa, potevo osservare come la Francia si trasformava in Germania, in Belgio, in Olanda e poi oltre. Senza confini. 

– La finitezza dell’uomo messo di fronte all’infinità dell’universo è accentuata lassù? E una volta ritornato alla propria dimensione, la sensazione di ‘piccolezza’ permane o svanisce come se tutto fosse stato un meraviglioso sogno?

Alla prima domanda rispondo certamente di si. La seconda domanda è più complessa: la sensazione di aver vissuto un’esperienza straordinariamente unica si stempera in una melanconia della stessa consistenza del sogno. L’umiltà, è indispensabile che resti, che si evolva. Insieme alla consapevolezza che l’uomo, pieno di difetti com’è, ha la capacità di sollevarsi al disopra della sua bassezza.

– Ultima domanda, per i nostri lettori: cosa pensa della Filosofia in generale? Le piaceva a scuola?

Parlavo prima di strumenti del pensiero: mi piace pensare che la filosofia sia il più raffinato di questi strumenti, che offre la capacità di guidare l’immaginazione, senza imbrigliarla ma al contrario liberandola. Ho avuto la fortuna di studiarla, e amarla, durante gli anni di scuola, al Liceo Scientifico. 

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Forse, se Platone fosse ancora in vita, penserebbe che il Maggiore Parmitano abbia visitato quella dimensione aspaziale, atemporale e metafisica, oltre la volta celeste in cui vi sono le idee immutabili e perfette, raggiungibile solo dall’intelletto, non tangibile dagli esseri terreni, che chiamava Iperuranio.

Parmitano è tornato là dove tutto nacque, dove l’animo umano, contemplando le Idee, dunque la Verità, era al di sopra della caducità terrena.

Ha vissuto sei mesi nella pianura della verità, nella contemplazione di ciò che rende le cose ciò che sono nella vita terrena e questo gli permetterà, come affermava Platone nel Fedro, di avere maggiore dignità etica:

L’anima che ha visto il maggior numero di esseri è legge che si trapianti in un seme di uomo che dovrà diventare amico del sapere e amico del bello, o amico delle Muse, o desideroso d’amore. Quella che viene seconda, è legge che si trapianti in un re che rispetti la legge o in uomo abile in guerra e adatto al comando. La terza in un uomo politico o in un economista o in un finanziere. La quarta in un uomo che ama le fatiche, o in uno che pratichi la ginnastica o che si dedichi alla guarigione dei corpi. La quinta è destinata ad avere la vita di un indovino o di un iniziatore ai misteri. Alla sesta converrà la vita di un poeta o di qualcun altro di coloro che si occupano dell’imitazione. Alla settima la vita di un artigiano o di un agricoltore. All’ottava la vita di un sofista o di un corteggiatore di popolo. Alla nona la vita di un tiranno

Platone, Fedro

Noi possiamo solo immaginare l’esperienza quasi catartica affrontata dal Maggiore Parmitano: noi siamo abituati ad osservare i fenomeni, ciò che Kant considera di intuizione sensibile e a cui limita ogni possibile conoscenza valida. Lo spazio come qualcosa che si solleva dalla mera conoscenza empirica diventa semplicemente e solamente pensabile, qualcosa che è solo in sé 

qualche cosa di cui ammettiamo che non è oggetto di esperienza possibile

Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza (1783) 

eppure sarebbe assurdo

non ammettere affatto delle cose in sé, o il voler spacciare la nostra esperienza per l’unico modo possibile di conoscere le cose.

Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza (1783)

Parmitano, dunque, in questa intervista ci ha dimostrato che qualunque sia la concezione l’uomo possa avere dell’universo, qualunque idea o pensiero possa aver formulato, lassù esiste un ‘mondo’ tangibile, visibile e reale che però non ha limiti…di bellezza.

Il resto rimane ancora un mistero.

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Grazie Maggiore Parmitano per aver condiviso con noi la sua storia che altro non è se un pezzo di storia per l’umanità.

Per essere sempre aggiornati seguitelo sui Social:
FB: Luca Parmitano
TW: astro_luca

[Immagini concesse dal Magg. Luca Parmitano tratte dalla sua pagina Flickr Volare Mission]

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Comments (5)

  1. Salvatore Lo Giudice

    Quando eri sulla ISS e hai detto che da lassù la terra era bella e non esistevano confini mi hai fatto avere un’altra visone del mondo a cui non avevo mai pensato,grazie per questo e per tutte le altre cose che nel tuo blog scrivi.Grazie Maggiore Luca.ciao ,Salvo

  2. Maria Rosaria Balzano

    Lei,Luca, è il portatore di una profonda vita emotiva, capace e abile a gestire/distribuire le emozioni. Il lavoro emotico è lo sforzo regolato da ciascun individuo per gestire la dissonanza tra i sentimenti più autentici e le emozioni consentiti nei vari contesti storici e culturali. La variabile dipendete è ” la relzione” come base, anche se variamente dominante, che costituisce non solo una base unitaria, ma ne rappresenta la pulsione vitale _Eros_che spinge cisuna persona ad “agiti straornari e, ultraterreni”. Ad maiora……..grazie per il regalo portato dal cielo….

  3. Valeria

    Che lui è meraviglioso lo sapevamo…. bravissimi però pure gli autori, o le autrici di questa intervista, per aver aiutato la nostra anima ad innalzarsi un po’ più su… più vicina all’arcobaleno.
    Grazie 🙂

  4. Alfredo IK1Coa

    Ciao Luca
    Ti ho seguito in APRS per tutti i sei mesi di VOLARE
    Ricordo sempre con molto piacere i tre collegamenti Ham Radio
    Grazie Luca

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