29 luglio 2014 lachiavedisophia

Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 21 dicembre 1882)

Francesco Hayez nacque a Venezia il 10 febbraio 1791 da una povera famiglia. Nel 1797 il futuro pittore fu affidato alle cure di una zia materna, moglie di un restauratore e commerciante d’arte genovese che si occupò del mantenimento e della formazione del giovane Hayez, che aveva subito mostrato una naturale inclinazione al disegno. Desiderosi di farne un buon restauratore capace di continuare un giorno l’attività di famiglia, gli zii lo iscrissero all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove vinse un premio grazie al quale ebbe la possibilità di trasferirsi a Roma, dove il giovane studiò l’arte antica ed apprese le basi Neoclassiche direttamente da Antonio Canova.

Nel 1814 Hayez, a causa di una relazione con una donna sposata, subì un’aggressione e per evitare ulteriori problemi i suoi protettori lo allontanarono da Roma per Napoli di Gioacchino Murat, dove la carriera del pittore continuò fortunata. Tornato a Roma, Hayez conobbe Vincenza Scaccia e si sposò nel 1817.

Nel 1822, Francesco Hayez venne chiamato ad insegnare all’Accademia di Belle Arti di Brera come aiuto di Luigi Sabatelli. Insegnò come aggiunto, fino al 1850, quando, alla morte di Sabatelli, ne assunse la cattedra, che tenne fino al 1879. Il trasferimento a Milano si rivelò determinante per la sua adesione al repertorio contenutistico del Romanticismo: Hayez non perse mai lo stile pittorico neoclassico, il suo romanticismo è infatti una scelta solo tematica. Hayez divenne interprete dell’alta borghesia riformista e liberale e dei circoli patriottici. I suoi dipinti si fecero portavoce dei temi storici e dei nuovi ideali risorgimentali.

Morì il 21 dicembre del 1882, a Milano.

Meditazione sulla storia d’Italia

(1850, olio su tela, 90 x 70 cm, collezione privata)Meditazione sulla storia d'Italia

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!

Purgatorio, VI, 76-78

Così Dante descrisse il nostro Paese. La stessa metafora, cinquecento anni dopo, venne utilizzata da Francisco Hayez, che rappresentò con spirito risorgimentale l’Italia come una donna umiliata. Meditazione sulla storia d’Italia è dunque una composizione allegorica che descrive la situazione politica italiana dopo i moti del 1848. È rappresentata una bellissima giovane donna dai capelli corvini, il seno semiscoperto e il volto nascosto da un velo d’ombra: se lo sguardo è fiero e deciso, le mani, provate dal peso del grosso volume e della croce, denotano rassegnazione. La data 1848 si scorge sulla croce trattenuta dalla giovane, probabile allusione alle Cinque Giornate di Milano, cui Hayez partecipò attivamente. La fanciulla regge un volume su cui si legge chiaramente la scritta Storia d’Italia, a confermare come già dai contemporanei la data del fatidico marzo del 1848 fosse sentita come un momento cruciale per le sorti della penisola contro i governi della Restaurazione e l’Impero Austriaco. Alcuni storici hanno inoltre osservato come il tomo e la croce possano essere un richiamo al vecchio ed al nuovo testamento, per cui la lettura del quadro andrebbe sviluppata come l’apertura di una nuova Era.

La riuscita del dipinto deriva più dalla virtuosistica descrizione degli incarnati della donna e delle stoffe che la rivestono, che dalla retorica piuttosto facile annessa al messaggio politico ad esso intrinseco. Molte sue opere sono “criptate” e hanno un messaggio nascosto, perlopiù politico. Il Regno Lombardo-Veneto era infatti parte dell’Impero Austriaco, ed era perciò vietato rappresentare liberamente scene contemporanee. Fu per questo motivo che Hayez decise di camuffare il significato reale dei suoi i suoi dipinti, trasponendoli in epoche passate.

Ilaria Berto

[immagini tratte da Google immagini]

 

Tagged: , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *