13 ottobre 2019 lachiavedisophia

Francesco Guccini: il cantante dell’esistenza

«Non ho fatto politica ma brani esistenzialisti»1, così esordisce Francesco Guccini in un’intervista rilasciata a Il Giornale nell’ottobre del 2017. È lui infatti il cantante del disamore, dell’incertezza, della caduta dei valori tradizionali, il cantante delle rivoluzioni, della malinconia e del disequilibrio. Guccini è un vecchio che rimpiange o ammette con sconsolata pazienza che nulla esiste, tranne il dubbio. Ma allo stesso tempo non c’è in lui ansia di risolvere e di capire; perché non ce n’è da risolvere, n’è da capire. C’è da osservare e prendere atto2.

Tempo, morte e dubbio così non sono solo i punti cardini che riecheggiano tra i manifesti dell’esistenzialismo come Essere e tempo o l’Essere il nulla, ma sono anche i temi più trattati nelle canzoni del Maestrone di Pàvana. Il “rovaio d’un dubbio eterno” è una costante tra i testi del “Guccio”, il non accontentarsi di risposte preconfezionate, dell’apparenza, della superficie delle cose, la verità è infatti qualcosa che va ricercata con cura, che va svelata, o come meglio direbbe Nietzsche “ruminata”. Nella Canzone della bambina portoghese, per esempio, ci s’imbatte in “verità fatte di formule vuote”, in gente che è già sicura di “conoscere ogni legge delle cose”, ma che proprio per questo motivo è sottoposta più di altri al margine d’errore in quanto esclude la contemplazione di una seconda possibile strada.

Il contesto in cui meglio la pratica del dubbio prende vita è la consapevolezza dello scorrere del tempo, un tempo incessante, troppo veloce, o meglio come canta in Lettera: un tempo che “stringe la borsa”. In “questo ingorgo di vita e morte” infatti dobbiamo essere consapevoli che il tempo a nostra disposizione è un tempo limitato, e proprio per questo va vissuto a pieno; l’oggi è per Guccini qualcosa di veloce, “un formicaio di cose andate”, inafferrabile e impossibile da rivivere una seconda volta. Facilmente, per questo motivo, traspare nelle canzoni del cantautore emiliano, una sorta di bilancio esistenziale, che viene proiettato in personaggi come la signora Bovary, una donna che sembra schiacciare il tasto rewind e chiedersi se si può ritenere soddisfatta o meno della propria vita. È proprio questo che rende Guccini anche un grande scrittore: «Il tentativo di mettere a fuoco le grandi questioni della vita attraverso la narrazione precisa e accurata di situazioni tratte dall’ordinario che si sviluppano drammaticamente fino al punto estremo di domanda, punto che riguarda la vita dei suoi personaggi e di chi legge i suoi versi»3.

Sulla scia di questo pensiero si può riconoscere una grande affinità con la filosofia di Heidegger e Bergson, e consapevole di ciò Guccini commenta: «Esistono due tempi: quello quotidiano, scandito dagli orari, vissuto non sempre bene da chi, come me, guarda sempre l’orologio; e quello lato, che passa e non ritorna e ci macina tutti, senza troppo rispetto. Si va avanti, si cammina, s’invecchia e ci si guarda alle spalle per vedere che cosa è stato e che cosa sarebbe potuto essere; più difficile guardare avanti e interrogarsi su cosa sarà»4.

La consapevolezza dello scorrere del tempo si mescola così con il sentimento di malinconia, la malinconia della giovinezza, della spensieratezza, delle cose andate. E così come Leopardi vede nella morte di Silvia la fine della propria giovinezza, in Un altro giorno è andato, Guccini fa trasparire il suo addio alle mille speranze giovanili, vedendo trasformare il “riso dei minuti in pianto”. Quelle di Guccini non sono così da considerarsi semplici canzonette, ma testi impregnati di valenza filosofica, storica e culturale, come ha infatti commentato Umberto Eco: «La sua è poesia dotta, intarsio di riferimenti»5, la sensazione che si prova nell’ascoltare le canzoni di Guccini è infatti quella di dover letteralmente “rincorrere il significato”, inciampando però in mille tranelli. Guccini stesso non si considera né un filosofo né un poeta. Comunque lo si voglia etichettare, il cantautore emiliano ha la capacità di trascinare l’ascoltatore dentro il suo mondo, spingendolo a riascoltare le sue pene d’amore o dubbi ideologici con uguale partecipazione e, spesso, completa identificazione. In questo si racchiude, forse, il vero aspetto filosofico – esistenziale di un grande cantautore come Francesco Guccini.

 

Alice Pastorino

 

NOTE
1. Leggi l’articolo qui.
2. P. Jacia, Francesco Guccini 40 anni di storie romanzi e canzoni, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 11.
3. B. Salvarani – O. Semellini, Di questa cosa che chiami vita, Il Margine, Trento 2008 p. 123.
4. B. Salvarani – O. Semellini, Guccini in classe, Emi, Bologna 2013, p. 171.
5. P. Jacia, Francesco Guccini 40 anni di storie romanzi e canzoni, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 15.

Alice Pastorino classe 1995, vive a Masone, un piccolo paese ligure in provincia di Genova. Dopo il liceo si iscrive e si laurea in Filosofia con una tesi sull’esistenzialismo nelle canzoni di Francesco Guccini. Grazie a questo progetto ha avuto la possibilità di visitare le location bolognesi teatro di tante canzoni di Guccini, fino ad essere accolta in casa del maestro stesso il 19 Aprile 2019. Ad oggi è iscritta al corso di laurea magistrale in Metodologie filosofiche presso l’università di Genova, con la prospettiva di potersi specializzare nell’insegnamento della filosofia nella scuola secondaria di secondo grado.

Tagged: , , , , , ,