21 aprile 2014 Valeria Genova

La Filosofia rende cittadini democratici

Un giorno apro il giornale e leggo: ‘La battaglia dei filosofi: Un errore cancellare lo studio del pensiero’ (Corriere della Sera del 16 Febbraio 2014).

In sintesi: vogliono espellere la Filosofia dalle scuole superiori e da alcune facoltà universitarie.

Ancora più in sintesi: millenni di pensiero buttati al vento.

Dopo aver letto l’articolo mi sono posta due domande: come viene vista la Filosofia da chi non fa parte del suo mondo? Cosa ne pensano gli studenti?

La risposta pare scontata: per la maggior parte delle persone la Filosofia è inutile, arcaica e pesante e questo perché vista come disciplina astratta, lontana dalla concretezza (nel senso materialistico del termine) cui siamo abituati oggi.

Un altro motivo la fa allontanare dalla curiosità dei più: si pensa, troppo spesso, che il vero “sapere derivi dalla scienza e che la tecnologia risolva tutti i problemi. Eppure Popper [Karl, 1902-1994, ndr] e gli epistemologi hanno spiegato che la scienza per definizione non può avere idee universali e necessarie, ma coerenti con un paradigma dominante in quel preciso momento. La bellezza della Filosofia è di poter contenere anche sistemi opposti perché le nostre idee non sono definitive”. Giovanni Reale

Io azzarderei che il pensiero scientifico deriva proprio da quello filosofico, così come tutti i tipi di pensiero, perché la Filosofia è la meraviglia, la curiosità, il domandarsi ed è da queste tre basi che scaturiscono tutti i progressi: ci si meraviglia di un evento, ci si incuriosisce di esso e ci si domanda di come possa nascere ed evolversi. Questa è pura Filosofia!

Infatti gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica.

Aristotele, Metafisica, 982b-983a

La Filosofia è riflessione, è “la vita della mente” come affermava Hannah Arendt, ciò che permette a tutti di vivere utilizzando la testa, è il “respiro della mente” secondo Giulio Giorello.

Non bisogna pensare al Filosofo come all’oratore e al pensatore che sta ore in silenzio riflettendo sul chi è, cos’è il mondo e se esiste Dio.

Il Filosofo è colui che applica il pensiero all’azione, è chiunque riesca a ‘possedere se stesso’ senza lasciarsi travolgere dalla routine impostaci dal progresso.

Così mentre in Italia si pensa di abbandonare la disciplina che insegna ad ‘essere’, negli Stati Uniti, uno studente che decide di specializzarsi in informatica deve studiare ugualmente filosofia, storia e letteratura, come ha spiegato Martha Nussbaum, docente dell’Università di Chicago, studiosa di filosofia greca e romana, politica ed etica, durante un’intervista al Corriere della Sera.

Le democrazie hanno bisogno di tecnici per crescere ma se vogliono sopravvivere hanno bisogno anche di Socrate e della danza.

Un buon cittadino non necessita solo di competenze tecniche, ma ha assoluto bisogno di capacità critiche e di dibattito che gli permettano di far parte della società non solo in termini produttivi ma anche in quelli strategici e logistici, diventando così un “cittadino democratico”.

Ridurre l’insegnamento del pensiero mi fa molta paura: sembra quasi un tentativo dittatoriale di appiattimento ed omologazione delle menti.

Valeria Genova

[immagini da Google Immagini]

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