30 dicembre 2014 Umberto Mistruzzi

Federico II di Hohenzollern (1712-1786)

 
“Un principe è il primo servitore ed il primo magistrato dello Stato”

Federico II di Prussia è passato alla storia come esempio classico di “monarca illuminato”, in grado di operare efficacemente sia come uomo politico che come intellettuale.
Suo padre era re  Federico Guglielmo I, strenuo sostenitore dell’assolutismo che era riuscito a risanare l’economia e ad affermare la Prussia come potenza militare di prim’ordine abolendo ogni spesa inutile. Per il “re soldato” però anche la vita intellettuale e la cultura erano sterili forme di lusso, ed il giovane Federico, nato nel 1712, non ebbe vita facile con una così ingombrante figura paterna. Nel 1730, a diciotto anni, tentò persino di fuggire in Inghilterra. L’avventura terminò purtroppo in maniera tragica, con l’imprigionamento del principe e l’esecuzione del paggio che lo accompagnava per ordine di re Federico Guglielmo.
Federico divenne re alla morte del padre, nel 1740, e si distinse subito nell’arte che più lo avrebbe reso celebre: la guerra. Negli interminabili conflitti che insanguinarono il secolo XVIII, la piccola Prussia riuscì ad espandere notevolmente il proprio frammentato territorio, perlopiù a spese dell’Austria e degli altri Stati tedeschi.

In vita però re Federico oltre che come soldato fu celebre come economo e come uomo di cultura. In gioventù aveva studiato le opere degli scrittori classici e di filosofi come Cartesio, Locke e Leibniz. Nel 1739 scrisse l’Antimachiavelli, dove prendeva le posizioni della pace e del diritto naturale contro l’opportunismo politico, guadagnando così la stima del celebre illuminista francese Voltaire. Federico seppe conservare lungo tutto il suo regno la stima di filosofi illuministi come D’Alembert, pur non nascondendo la propria antipatia verso i pensatori più radicali, guadagnandosi la fama di sovrano illuminato. Intrattenne un’incessante corrispondenza con i più celebri illuministi e scrisse trattati di storiografia e di arte militare. Si dedicò anche alla musica, componendo e suonando il flauto. Durante una visita a Potsdam del sommo compositore Johann Sebastian Bach, il re propose al musicista d’improvvisare una fuga su un soggetto da lui stesso suggerito, che divenne in seguito l’Offerta Musicale.

La fama di monarca illuminato dell’Hohenzollern si dovette soprattutto però alle sue riforme. Nel 1763 infatti Federico II fu il primo sovrano ad introdurre l’istruzione elementare obbligatoria. In seguito promosse l’Accademia di Berlino fino a renderla uno dei principali e più moderni centri di studio d’Europa, in cui vigeva inoltre una completa libertà di opinione. Egli dimostrò infatti una tolleranza molto rara per l’epoca, ed ospitò volentieri cattolici, anche Gesuiti, ebrei ed atei all’interno del regno.

Notevoli furono anche le riforme giudiziarie, basate sullo Stato di diritto moderno, che introdussero la magistratura di carriera ed abolirono la tortura. Federico promosse anche lo sviluppo demografico del paese, la colonizzazione dei terreni incolti e lo sviluppo delle manifatture, sostenne lo sviluppo minerario e industriale e fu uno dei primi ad incoraggiare il consumo della patata nell’alimentazione umana.

Federico morì serenamente il 17 agosto 1786. La sua figura fu sempre più glorificata nei secoli successivi dal popolo tedesco, anche se più di qualcuno lo definiva un semplice despota. Oggi la fama del “vecchio Fritz” si è risollevata dal contraccolpo che aveva subito con il crollo del nazismo, che ne aveva sfruttato l’immagine a fini propagandistici. Per concludere basta una citazione del grande Thomas Mann, che si era molto interessato alla frattura tra uomo politico ed uomo di pensiero: “Era una vittima. Doveva agire ingiustamente e vivere contrariamente al pensiero; non gli fu concesso di essere un filosofo, ma dovette fare il re, perché un grande popolo compisse la sua missione nel mondo”.

Umberto Mistruzzi

[immagini tratte da Google Immagini]

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