29 dicembre 2015 Alvise Gasparini

Fede nella realtà

Cos’è che ogni mattina ci fa svegliare e alzare dal nostro letto? Cos’è che ci manda avanti, giorno dopo giorno, in questo mondo da noi tanto criticato e tanto malvissuto? Interrompete per un attimo le quotidiane critiche e lamentele nei confronti di quanto v’è offerto e che sta tutto attorno a voi. Vi pongo questo invito per farvi comprendere quanto sia assordante la chiacchiera ininterrotta che si viene a creare con le vostre voci, fatte di ‘perché’ che stanno ovunque. “Perché perché perché perché perché… Ho l’impressione che sulla terra sprechiate troppo tempo a chiedervi troppi perché. D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate. D’estate avete paura che torni l’inverno. Per questo non vi stancate mai di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate.”

I vostri sono gli stessi ‘perché’ che cita Novecento, protagonista del film La leggenda del pianista sull’oceano, ovverosia un continuo ciclo di insoddisfazione, di inadeguatezza che spinge l’uomo a domandare senza tregua, a porsi sia fisicamente sia mentalmente in uno stato di moto. Non v’è l’ombra di alcuna possibile quiete in tutto ciò, come non v’è nemmeno il senso di questo nostro movimento nel caso in cui ci soffermassimo a riflettere su di esso. Infatti, posti in tal modo non riusciremmo a rispondere alle mie domande all’inizio del testo, o meglio, il tutto si risolverebbe in un lungo silenzio imbarazzante, ove una risposta vorrebbe poter essere in grado di uscire dalle nostre bocche. Ci ritroveremmo davanti a qualcosa di immenso ed incomprensibile come sa essere il mondo, la realtà che ci circonda. Si tratta di una realtà che non è affatto promettente, non segue forzatamente una logica o una regola che la bilanci tra bene e male, giusto e sbagliato, consegnandoci ad un’esistenza di giudizio e classificazione. Noi lo vorremmo, forse ne siamo anche convinti, ma è un errore fatale che ci fa attendere quel bene che cerchiamo e al quale tendiamo, ma vediamo le cose da una prospettiva offuscata e inadatta. Ebbene siamo così costantemente in movimento tra le nostre indecisioni e insoddisfazioni, tanto da ricadere in una immobilità verso quello che è il nostro fine, credendo questo nostro attendere la quiete del bene che dobbiamo raggiungere, o che comunque raggiungerà noi. Capovolgendo, dunque, la nostra condizione arriviamo alla risposta data dall’affermazione di Cesare Pavese “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”.

Questa realtà non ci ha difatti promesso nulla, non ci è stato assicurato niente ma noi lo attendiamo lo stesso, rendendoci ciechi di fronte alla vita e alla realtà stessa. Si, alla realtà poiché essa non richiede una fiducia a priori, bensì un atteggiamento di fede che si sviluppi attimo dopo attimo, andando a formare quella che è la nostra via. È il presente che permette la formazione del futuro, un qui ed ora che va a determinare secondo la nostra volontà quello che sarà il nostro avvenire. La meta che scorgeremo non sarà da interpretare come un qualcosa a noi dovuto, qualcosa di predestinato, facente parte di un disegno per noi, bensì il risultato delle nostre azioni, del nostro esserci resi attivi nei confronti della vita. L’attesa, difatti, ci avrebbe consegnato ad un’infinita passività, una speranza teleologica irrealizzabile, proprio perché priva del suo elemento motore, priva di noi come soggetto. È qui che si vede la possibilità che rappresentiamo, il nostro essere soggetti infiniti che danno consequenzialmente l’oggetto e il mondo circostante, un mondo nostro che dobbiamo imparare a vedere e prendercene cura. Un mondo che sarà secondo la nostra visione e in cui dovremo porre la nostra fede, perché vissuto attivamente da noi e solo da noi, rendendolo sempre costantemente la nostra potenza più grande e bella.

Cos’è che mi fa alzare ogni giorno, dunque? Ebbene si tratta della fede che ho nella realtà, ovverosia una realtà che viene vissuta da me e che avrà da offrirmi nient’altro che il risultato di quanto da me fatto o detto. Sarà una realtà mia e di cui mai mi pentirò, anche dopo aver scelto tante vie sbagliate e dolorose, ma che mi porteranno comunque al bene che cerco, e chissà che esso alla fine non risulti essere qualcosa che ho sempre avuto davanti ma che non ho mai voluto veramente vedere.

Alvise Gasparini

[immagine tratta da Google Immagini]

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