24 dicembre 2015 Matteo Montagner

Eroi sotto l’albero

Il vero successo degli ultimi anni è stata la proliferazione di film incentrata sugli eroi dei fumetti e il cinema riprende sempre di più trame e ambientazioni dalle pagine patinate dei fumetti, abbiamo assistito a blockbuster sempre più ambiziosi partendo dal singolo eroe fino alle ammucchiate rappresentate dagli Avengers della Marvel e dall’atteso Batman v Superman: Dawn of Justice.

Gli eroi piaccia o meno, sono lo specchio della società. C’è chi preferisce il solido Tex, chi l’inquietante Dylan Dog, chi è rassicurato da Superman e chi si rivede nell’Uomo Ragno. Ogni stagione ha avuto i suoi eroi, e la nostra non differisce di certo. Gli eroi hanno cresciuto intere generazioni e tanti saranno gli eroi che i bambini troveranno sotto l’albero di Natale.

Tuttavia proprio il Natale ci dovrebbe spingerci a interrogarci criticamente circa la figura dell’eroe. Sembra ormai sfumato il confine tra eroe, martire e santo. In parte è da imputare all’arbitrio con cui soggettivamente attribuiamo l’aggettivo “eroico” a chicchessia. In parte dipende poi da un certo modo non sempre corretto di raccontare la vita dei santi e di figurarcela. Gli eroi e i santi si mescolano nell’immaginario generando una sorta di neopaganesimo dove i piani si confondono e le immagini si sovrappongono creando mosaici difficili da decifrare. I santi non sono eroi, ma umili peccatori. La differenza fra gli eroi e i santi è la testimonianza, l’imitazione di Gesù Cristo che mostra sia necessario che al posto della forza cresca in noi la misericordia e che noi veniamo noi. I santi sacrificano loro stessi per gli altri e porgono l’altra guancia al nemico che li schiaffeggia, gli eroi invece per essere tali hanno sempre bisogno di una nemesi da combattere. Bisognerebbe forse chiedersi se il mondo contemporaneo non abbia un disperato bisogno di santi e di meno eroi viste le guerre che continuano a succedersi nel mondo.

Un altro equivoco è messo bene in luce dal filosofo Silvano Petrosino nel confondere “compimento e successo”. Il santo è la persona compiuta, non è la persona di successo. Sono due realtà diverse. L’eroe persegue un ideale eugenetico: è forte, attraente, affascinante incarna il nostro ideale di bellezza estetica e morale. Ma il compimento assume tratti diversi, tratti modesti: è la povertà di San Francesco. Un uomo che fa il padre di famiglia, che vuole bene alla moglie, fa il calzolaio, guarda la luna e vuole bene ai figli, può essere una persona che ha fatto esperienza di un certo compimento, ma dal punto di vista del successo è un fallito.

La santità è un concetto che in molti rifuggono anche sotto Natale, senza comprendere che al di là della valenza religiosa questo concetto è, o dovrebbe essere, nella vita quotidiana di tutti noi che è per antonomasia la meno eroica secondo determinati cliché. Intorno a noi tutti i giorni ci sono santi nascosti. Pensate a chi offre le proprie energie e il proprio tempo per gli altri. Pensiamo a tante mamme e padri che portano avanti con tanta fatica la loro famiglia, l’educazione quotidiana, il lavoro quotidiano, i problemi, ma sempre con la speranza che domani sia un giorno migliore di oggi.

Dietrich Bonhoeffer nell’imminenza della morte per mano nazista scrisse: “ci rimane soltanto lo stretto sentiero (…) di prendere ogni giornata come se fosse l’ultima e di vivere con fede e senso di responsabilità, come se ci attendesse ancora un gran futuro. (…) L’estremo interrogativo di un uomo responsabile non è come ne vengo fuori con eroismo, bensì come deve continuare a vivere una generazione futura”.

Matteo Montagner

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