16 marzo 2017 Giorgia Favero

Hanno diritti gli animali? Contraddizioni tra etica e diritto

La serata Diritti animali del festival di filosofia “Pensare il presente” del 15 marzo 2017, ha visto come ospiti Luigi Tarca (allora professore ordinario di filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia), Sara De Vido (docente di diritto internazionale presso il medesimo ateneo) e Monica Gazzola, avvocato ed autore del libro Per gli animali è sempre Treblinka edito da Mimesis (2016). La conferenza è stata sul finale arricchita dall’intervento del noto filosofo Peter Singer, in videoconferenza dall’Australia.

Il dialogo tra la filosofia ed il diritto è stato particolarmente importante ed efficace poiché ha sollevato fin da subito una grande contraddizione: la riconosciuta sofferenza animale contestualmente ad un suo continuo sfruttamento da parte dell’uomo per i propri scopi utilitaristici. Per esempio, ciò fa sì che la direttiva europea 2010/63/UE – che riconosce agli animali la «capacità di provare ed esprimere dolore, sofferenza, angoscia e danno prolungato» – ugualmente consenta la vivisezione, limitandosi piuttosto a circoscriverla in modo più deciso solo per quanto riguarda le scimmie antropomorfe. In altre parole, si concentra sulla tutela di ciò che, pur inumano, è il più vicino possibile all’umano.

Lo sguardo dell’uomo nei confronti dell’animale è sempre retroflesso: il fatto che anche l’uomo sia un animale non viene mai veramente preso in considerazione a livello coscienziale. Per molto tempo la filosofia occidentale ha accantonato la questione degli animali in quanto non li considera facenti parte della comunità morale: l’uomo è creatore dell’etica e del sistema dei valori, dunque tutto ciò che non è umano ne è escluso.
A questa teoria antropocentrica del valore, il filosofo americano Tom Regan ha sostituito una teoria antropogenica del valore: pur partendo dal medesimo presupposto per cui l’uomo è genesi dell’etica, si sostiene che proprio in quanto tale egli è in grado di estendere la considerazione morale anche ad altri soggetti. Non ci si chiede più, dunque, se gli animali abbiano una morale: si applica ad essi il principio etico per cui se un essere è senziente ed è dunque in grado di provare sofferenza (come l’uomo), esso ha il diritto di non provare tale sofferenza (come l’uomo). Anche Peter Singer sposa e ribadisce questo concetto: «L’esclusione degli animali dalla sfera morale non è giustificabile razionalmente, è frutto di puro e semplice pregiudizio specista».

Ecco infatti che talvolta si sente parlare di “uccisione” o di “sofferenza inumana” degli animali. Inumana. Il nostro sentire è dunque un metro di giudizio che si applica anche agli animali: qualcosa che noi uomini non potremmo mai sopportare (anche il suo solo pensiero), nemmeno gli animali lo possono fare. Animali mutilati, scuoiati, sventrati, sottoposti a tracheotomie, trapanazioni craniche, iniezioni di sostanze tossiche, e nel frattempo vigili: tutto questo è inumano, e dunque anche “inanimale”.

Ci sono già delle alternative alla sperimentazione animale nel campo della medicina, ma prima di arrivare con la tecnologia ad una soluzione definitiva in tal senso bisogna arrivarci con l’anima. È un cammino che può iniziare dalla base, ovvero dall’alimentazione: non esiste una vera e propria necessità biologica di mangiare carne e più di un miliardo di persone su questa Terra lo dimostrano ogni giorno. Bisogna solo rivalutare l’idea assodata da secoli di tradizioni che gli animali non vivono per l’uomo: hanno una vita propria e il loro scopo di vita è vivere.

Suona davvero così strano che lo scopo di un essere vivente (e per di più senziente) sia semplicemente vivere?

Giorgia Favero

Articolo scritto in occasione dell’incontro Diritti animali svoltosi mercoledì 15 marzo ed organizzato dal festival di filosofia Pensare il presente, a Treviso dal 7 al 30 marzo 2017.

 

[Immagine tratta da Google Immagini]

 

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