5 giugno 2014 lachiavedisophia

La danza come pensiero

La danza è pensiero.

Non è il pensiero standard che conosciamo tutti, è un pensiero ancora più ampio che va a coinvolgere ogni ambito della vita, perchè la danza permette di riflettere su se stessi, sul mondo e su quel rapporto che si instaura tra i due.

La danza è addirittura la capacità di tendere all’oltre, a ciò che supera la congiunzione tra uomo-mondo.

Grazie ad alcuni coreografi e ballerini rivoluzionari, tra cui Delsarte, Dalcroze, Duncan, Nijinsky, Laban, Graham, Cunningham e Bausch, la danza supera la concezione di pura arte astratta fine a se stessa per diventare una vera e propria riflessione sull’essere umano.

Molti scrittori, nonché filosofi, infatti, cominciano a porre la danza al centro delle loro riflessioni: Nietzsche è un esempio.

Tutte le riflessioni attorno alla danza da parte del filosofo, pongono la danza come una forma di pensiero che oltrepassa l’uomo stesso pur rimanendo ancorato alla concretezza della carne.

Io crederei solo ad un dio che sapesse danzare. E quando vidi il mio diavolo, lo trovai serio, esatto, profondo e solenne. Era lo spirito della gravità, per lui precipitano tutte le cose: non si uccide con l’ira, ma con il sorriso. Su, uccidiamo lo spirito di gravità! Ora sono leggero, ora volo, ora mi vedo sotto di me, ora è un dio che si serve di me per danzare.

Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche

La danza è qualcosa in grado di ricostruire

il reale, fluidifichi le articolazioni della visibilità, giungendo nelle zone mobili dell’essere, lì dove, in filigrana, appaiono sembianze di mondi in cui balena l’invisibile.

e ancora

l’arte della danza ci dà l’occasione di afferrare corpo e movimento secondo una forza d’esserci più che visibile. E questo le consente di superare l’ordinario, di dirigersi verso un’ulteriorità, di far intravvedere, insomma, un altro spazio e un altro tempo.

Pensare il corpo in movimento come tensione etica all’oltre Caterina Di Rienzo

Nella danza vi è un ciclo, attraverso il quale l’inizio e la fine coincidono con il gesto, dunque la corporeità: forma e materia vengono a legarsi indissolubilmente, divenendo nello spazio ma soprattutto nel tempo,  distogliendo lo sguardo da figure statiche.

Il tempo della danza permette al gesto di divenire, senza passare, perché il movimento disegna nell’aria e nell’immaginazione figure senza tempo, in grado di durare in eterno.

Valeria Genova

[Immagini tratte da Google Immagini]

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