18 novembre 2014 Valentina Colzera

Come una “monade”

J non aveva freddo. Non sentiva più la pelle gelare sotto l’aria fredda dell’ inverno.

Il fatto è che il gelo attorno a lei c’era eccome, ma il suo corpo non lo percepiva più,

Era diventata insensibile agli sbalzi termici, tutto possedeva da sempre e per sempre il medesimo calore, che somigliava molto a quello dl suo corpo. Niente era più in grado di farle venire la pelle d’oca, i brividi, il rossore sulle guance. Una malattia? Pareva di no. Nessun sintomo, nessuna cura possibile.

J era semplicemente fatta così, ma non era sempre stato così; erano passati gli anni in cui il freddo l’aveva fatta ammalare, e lunghi periodi di riposo forzato perché il calore degli altri esseri umani attorno a lei l’aveva scottata. Ciò che la circondava aveva assunto una patina scura, pareva capace unicamente di farle del male, e così J aveva deciso di privarsene.Per paura. Aveva costruito attorno a sè una bolla che circondava il suo corpo, attraverso la quale guardava il mondo e per mezzo della quale il mondo veniva in contatto con lei.

Una monade.

Leibniz era per lei l’unica soluzione possibile dopo aver visto uscire dalla porta di casa l’ennesimo uomo che aveva dovuto chiamare padre. Le monadi non potevano certo provare dolore al rumore delle bottiglie rotte e delle urla feroci che provenivano dalla cucina.

Le monadi non hanno finestre attraverso le quali qualcosa possa entare o uscire

Il mondo Leibniziano è popolato da un’infinità di monadi, di atomi spirituali, di punti di energia, di particelle di puro pensiero. Queste non hanno bisogno della materia per esistere, ma sono sufficienti a sè stesse, sono del tutto chiuse, insomma sono indipendenza e libertà.

J aveva creduto fermamente nella teoria di Leibniz, lei era una monade, un puro pensiero insensibile alla corporeità propria e altrui; e così era forte; e così era al sicuro.

Il mondo esterno avrebbe potuto pure esistere, anzi probabilmente doveva esistere, ma nulla di quel mondo la toccava più, tutto esisteva ma era altrove, lontano. Ciò che esisteva qui e ora era lei, la sua monade.

Valentina Colzera

[Immagini tratte da Google Immagini]

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