11 dicembre 2015 Nicole Della Pietà

Ciò che era (cosa sarà?)

Non esiste un libretto di istruzioni, ho provato a cercarlo, ho controllato ovunque ma non vi è traccia di nessun manuale che ti spieghi come gestire il dopo.
Mi è sempre piaciuto studiare, leggere, imparare, interiorizzare, fare propria la scienza di altri, trasformarla, renderla strumento di vita ma io lo strumento per questa vita, per questa nuova esistenza, non so dove poterlo trovare.

 
È un vortice inarrestabile di pensieri, di sorrisi interrotti da pianti isterici, di gioia e solitudine mista a malinconia; non capisco più chi sono e dove sto andando, non vedo più il sentiero, quasi la foschia autunnale si facesse sempre più fitta, ostruendo la visuale, perché, mio malgrado, tutto quello da cui sono scappata, è parte della persona che sono. Quel dolore, quello squallore emotivo sono ciò da cui io sono nata, come potrei non portarne traccia dentro me? come posso convivere con la consapevolezza che nonostante ciò che potrò fare, nulla cambierà una realtà che mi ha terrorizzata così a lungo da non farmi dormire di notte?
Non è facile da scrivere, perché le parole scritte su un foglio restano, indelebili; ammettere che, per quanto io abbia sempre lottato strenuamente per essere il più diversa possibile da loro, mi porterò sempre dentro tutti quegli accadimenti, fa male.

 
Fa male rendersi conto che non passerà mai, che, senza chiedere permesso, i ricordi riaffioreranno all’improvviso, per trascinarti per l’ennesima volta verso la voragine e le unghie sono sporche di terra, sto provando ad aggrapparmi a quell’ultimo ramo spoglio e temo che la mia mano possa non sopportare il mio peso.
Sono sempre fuggita da una realtà che aggrediva la mia interiorità, ma adesso? Ora che la corsa è finita tutto ciò che è stato cos’è destinato a diventare? Quel pesantissimo “bagaglio emotivo” di cui in tanti parlano lo dovrò portare con me per sempre?
Perché di questo si tratta: di riuscire a prendere il peggio della vita, della propria esistenza, della propria persona, farlo evolvere in uno strumento in grado di sintetizzare tutto ciò che nella sua interezza ferisce e logora.
Non è facile riniziare, il lavoro interiore che un individuo deve compiere con estrema meticolosità è lungo e restare in piedi, senza farsi travolgere è ancora più complicato.

 
Perché nessuno spiega come potersi lasciare alle spalle la sofferenza e guardare al domani col sorriso, nessuno sarà mai in grado di fornire delle spiegazioni alla moltitudine di emozioni che travolgono, togliendo il respiro.
Ho sempre saputo chi non volevo essere, dove non avrei mai voluto stare, a chi non avrei voluto somigliare, lotto contro me stessa per ricacciare quei tratti delle loro personalità che sono insiti in me, e non potrebbe essere altrimenti, anche se tutti vogliono far credere il contrario, purtroppo essere figli implica inevitabilmente l’accettazione di dover convivere con quella somiglianza e forse è questo il punto cruciale.
Lotto per non essere, fermarmi un secondo a riflettere su chi sono davvero, quale sia la mia reale natura.

“Il fiore che sboccia nelle avversità è il più bello e il più raro di tutti.”
​​​​​​Mulan

Solo che adesso le domande affollano la mente e forse devo solo lasciarle crescere, sperando che possano tramutarsi in un qualcosa che possa darmi la serenità, un qualcosa che mi dia il coraggio di pazientare l’arrivo del mattino e il diradarsi della nebbia, per poter finalmente lasciarmi incantare dalla vista di quell’unico fiore in mezzo al campo arido, quel fiore che è stato in grado di vivere laddove vita pura non ve ne è mai stata.

Nicole Della Pietà

[Immagine tratta da Google immagini]

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