13 ottobre 2014 lachiavedisophia

Chiesa Cattolica tra belle parole e esempio concreto

 

“Senza risveglio – disse con molta intelligenza Benigni – non si può sognare”. Viviamo in una società in cui alle nuove generazioni e ai cosiddetti “corpi intermedi” sono stati scippati i sogni, che punta più a mantenere l’esistente che a generare futuro possibile e la Chiesa, nonostante gli sforzi del nuovo Santo Padre, sembra non smentire questo andamento. La vocazione al risveglio è il dono inatteso trasmesso dalla Evangelii Gaudium di Papa Francesco: ci fa credere possibile e vicina in quel caso una Chiesa accogliente e liberante, un linguaggio fresco e vitale, il sogno di una comunità credente benefica e felice.

In un capitolo legato alle tentazioni di coloro che trasmettono il Vangelo, Francesco ci sorprende per due volte con “la rivoluzione della tenerezza, della tenerezza combattiva” (EG 85 e 88). Già nella sua infuocata Lettera a un giovane cattolico, Heinrich Böll lamentava la mancanza, tra i messaggeri del cristianesimo, della tenerezza verbale, emotiva, perfino teologica. “Noi infatti non siamo puro spirito né pura materia, e forse gli angeli ci invidiano proprio la fusione di questi due elementi, corpo e anima, che segnano la gioia e il dramma della condizione umana”. Invece, quanti annunciatori del Vangelo sono dei burocrati delle formule, funzionari delle regole e analfabeti del cuore! La condanna troppo spesso prevale sull’elemento inclusivo del messaggio originale del Cristianesimo.

La Comunità Cattolica è riuscita davvero a realizzare la sua vocazione? Affidiamoci all’osservazione fenomenologica della nostra vita quotidiana e scopriamo che le cose non stanno proprio così, molte persone vengono emarginate e troppo spesso la vocazione cattolica finisce per piegarsi a piccoli interessi personali e si assiste a una sempre maggior chiusura della Comunità Cattolica.

Forse il deficit attuale di vocazioni religiose è dovuto a un deficit di felicità nelle nostre case e nelle nostre relazioni, un deficit dato da una religione che troppo spesso non aiuta a vivere bene. E in fondo, tutto questo è un deficit di tenerezza. Osservate: chi è tenero è contento; chi è rigido è infelice, sta male al mondo perché, come ci ricorda Nietzsche, viviamo in una dimensione instabile dove ogni categoria che abbia la pretesa di porsi come assoluta finisce per tradire l’esistente.

Gesù infatti era rigoroso, ma mai rigido: “Diffida dell’uomo rigido è un traditore”scrive Shakespeare. Tenerezza implica mettere al centro non un sistema di nozioni, ma il volto dell’altro, la sua presenza fisica che interpella, la carne con il suo dolore e con la sua gioia. La Chiesa Cattolica dovrebbe temere molto di più la perdita di tenerezza che la secolarizzazione, essa dovrebbe impegnarsi a dare l’esempio al posto di fornire generiche indicazioni teoriche. All’Italia e al Mondo servirebbe una Chiesa capace di essere vicina alle persone in questi tempi avari di speranza, non c’è miglior formula che quella della prassi per testimoniare – e qui il termine non è a caso – l’autentico messaggio Cristiano.

Dal mio punto di vista assolutamente laico la strada indicata da Papa Francesco è un ottimo inizio, ma se non si tradurrà in pratica continueremo ad assistere a una Chiesa incapace di restituire dignità prima di tutto alle persone accogliendole prima di giudicarle, e per far questo bisognerà fare appello a meno concetti teorici e più a disposizioni dell’animo: tenerezza, misericordia, delicatezza, compassione, dolcezza; tutti gesti e linguaggi che trovano la loro sorgente in Gesù. Gesù incarna anche per un laico la capacità di stare accanto al prossimo, più che di sterili giudizi il suo messaggio è fatto da gesti della tenerezza, quando posa le sue mani sui malati, quando tocca mani, labbra, occhi, orecchi, quando stende un petalo di fango sugli occhi del cieco, saliva e polvere mescolati come una carezza di luce, come una piccola creazione che ricomincia, fango e intimità. Gesù si lascia toccare da bambini e donne. Toccare segna la fine della paura e della distanza.

Da quanto la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha smesso di toccare il prossimo e si è invece arroccata dietro a tante, troppe parole? L’amico ti tocca, disarmato e disarmante, con lui puoi essere te stesso, lasciar cadere ogni maschera ed è anche questo il senso della Confessione, ma come pensiamo che tale Sacramento possa aver valore se non c’è un minimo di comunione tra confessore e confessato? Solo chi tocca nell’intimo è in grado di cambiarti la vita.

Chissà se il poeta Ezra Pound aveva in mente proprio questa rivoluzione della tenerezza quando scriveva “Accetterò la tua verità purché si sposi con la tenerezza” di cui può fare tesoro tanto il credente quanto il non credente e anzi incontrarsi a metà strada su un piano comune.

Se la Chiesa si limiterà a fornire indicazioni formali essa assomiglierà ai cartelli stradali i quali sono i primi a non andare nella direzione che indicano.

Matteo Montagner

[immagini tratte da Google Immagini]

Tagged: , , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *